Sanità nel Cilento, Pierro (FnV): “L’entroterra viene penalizzato. Il Punto Nascita di Sapri non deve chiudere”
SAPRI — Il Punto Nascita dell’ospedale dell’Immacolata di Sapri rischia di chiudere i battenti il prossimo 16 novembre. A lanciare l’allarme è Attilio Pierro, deputato di Futuro Nazionale con Vannacci e responsabile regionale del partito in Campania per gli Enti locali, che contesta fermamente i criteri che stanno guidando i provvedimenti sulla rete ospedaliera del Cilento.
Il nodo del Decreto Balduzzi
Al centro della mobilitazione c’è l’applicazione dei parametri previsti dal Decreto-Legge n. 158/2012 (il cosiddetto Decreto Balduzzi), che stabilisce delle soglie numeriche minime di parti all’anno per il mantenimento dei reparti di ostetricia. Secondo Pierro, si tratterebbe di un’applicazione eccessivamente rigida che non tiene conto delle specificità geografiche: «Il territorio è riconosciuto come zona disagiata — spiega il deputato — e c’è un’efficienza dimostrata da tre soli medici che riescono a gestire ben 181 parti l’anno».
Pierro richiama la Campania alle proprie responsabilità, ricordando che la Regione, essendo uscita dal Piano di Rientro dal settore sanitario, ha ora la piena potestà amministrativa per intervenire: «Deve sospendere la chiusura in autotutela e attivare la procedura di deroga. In altre regioni come la Toscana e il Friuli-Venezia Giulia i reparti restano aperti anche sotto soglia quando le condizioni del territorio lo richiedono».
I disagi per le famiglie e la mobilità passiva
Le conseguenze di una eventuale chiusura ricadrebbero direttamente sulla popolazione locale. Senza il presidio di Sapri, le donne del Distretto 71 sarebbero costrette a spostarsi nelle strutture della vicina Basilicata per partorire. Uno scenario che, oltre a causare pesanti disagi logistici alle famiglie del Cilento, comporterebbe per la Regione Campania un ulteriore aggravio economico legato ai costi della mobilità sanitaria passiva (ovvero i rimborsi dovuti alle altre regioni per le cure prestate ai cittadini campani).
Il caso Agropoli e l’isolamento dell’entroterra
L’affondo di Pierro si estende poi alla situazione di Agropoli e delle aree interne meridionali, denunciando quello che definisce un disequilibrio legato a logiche politiche anziché ai reali bisogni assistenziali: «Ad Agropoli continua la stagione degli annunci. Da anni la politica regionale e locale di centrosinistra promette il Pronto Soccorso, ma i cittadini aspettano ancora un servizio pienamente operativo. Inserirlo negli atti non significa riaprirlo».
Mentre il dibattito si concentra sui centri principali, l’entroterra cilentano vive una condizione di isolamento cronico. Comuni come Casaletto Spartano, Morigerati, Tortorella, Caselle in Pittari, Rofrano e Alfano si trovano privati di presidi ospedalieri e di Case di Comunità, a fronte di una popolazione prevalentemente anziana e di collegamenti stradali complessi.
«Futuro Nazionale sta con le comunità e con il Comitato di Lotta», conclude Pierro, ribadendo che «il diritto a nascere e a curarsi nel proprio territorio non si negozia».