Sanità, svolta in Consiglio Regionale: via libera alla mozione Picarone (PD) per i Punti Nascita di Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese
Il diritto alla salute non si misura solo con i numeri. Con questo spirito, il Consiglio Regionale della Campania ha approvato — con l’astensione dei gruppi di opposizione — la mozione presentata dal gruppo del Partito Democratico (a prima firma del consigliere Francesco Picarone) che traccia una rotta netta sul futuro dei presidi ospedalieri delle aree periferiche e disagiate. L’atto punta a blindare i reparti di ostetricia e ginecologia dell’ospedale “Immacolata” di Sapri, del presidio di Sessa Aurunca e di quello di Piedimonte Matese, rispondendo alle forti preoccupazioni sollevate dai territori e dalle amministrazioni locali.
Oltre la logica dei numeri: la geografia come parametro clinico
Il cuore del provvedimento impegna la Giunta regionale a cambiare paradigma nella riorganizzazione della rete materno-infantile. Fino ad ora, l’ombra della chiusura è pesata come una spada di Damocle a causa del mancato raggiungimento della soglia standard nazionale dei 500 parti annui. La mozione ribalta questo rigore burocratico stabilendo che il riordino debba recepire pienamente i criteri stabiliti dalla Legge Regionale 11/2025.
Ciò significa che non conterà soltanto il volume statistico dei nati, ma peseranno in modo determinante le variabili oro-geografiche, l’isolamento viario e, soprattutto, i reali tempi di percorrenza che una gestante in travaglio deve affrontare per raggiungere il primo ospedale utile. Nelle aree interne dell’Alto Casertano o nel Basso Cilento, percorrere decine di chilometri su strade spesso disagevoli rappresenta un fattore di rischio inaccettabile per la sicurezza di madri e neonati.
Un modello in rete per la sicurezza e la governance
Il piano tracciato dall’aula consiliare non immagina reparti isolati, ma delinea un’organizzazione basata sul lavoro in rete tra i presidi ospedalieri. L’obiettivo primario resta l’incolumità della gestante e del nascituro, per cui si impone l’adozione di standard clinici uniformi e una governance clinica condivisa e coordinata tra le strutture centrali e periferiche coinvolte. Un’azione che sfrutta anche l’uscita della Regione Campania dal Piano di Rientro sanitario, la quale restituisce all’amministrazione regionale margini di autonomia e manovra amministrativa per difendere i servizi essenziali nei presidi di frontiera.
La mobilitazione dei sindaci e il fronte istituzionale
Il voto dell’assemblea regionale dà fiato e sponda istituzionale alla mobilitazione incessante dei sindaci del territorio, in prima linea al fianco dei cittadini e dei comitati locali per scongiurare la soppressione dei reparti. La partita resta complessa, ma la politica regionale sceglie di mettersi al fianco dei sindaci. Come evidenziato dai consiglieri firmatari, la battaglia per mantenere vivi questi ospedali è la cartina di tornasole della volontà di impedire lo spopolamento e garantire pari dignità di vita a chi abita fuori dai grandi centri urbani.