Decreto imballaggi, Pierro (FnV) attacca il governo: “Non è un atto politico, è pura obbedienza a Bruxelles”

Il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci contesta il metodo e il merito del provvedimento: "Regole incerte che penalizzano le imprese. Abbiamo votato contro".

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Decreto imballaggi, Pierro (FnV) attacca il governo: “Non è un atto politico, è pura obbedienza a Bruxelles”

ROMA – Non si placano le polemiche attorno al decreto legge sugli imballaggi, convertito in Aula alla Camera in un clima di forte tensione politica. Tra le voci più critiche si leva quella di Attilio Pierro, deputato di Futuro Nazionale con Vannacci, che ha espresso il fermo voto contrario della sua componente, definendo il provvedimento un pasticcio normativo guidato da dinamiche esterne piuttosto che da una reale visione strategica per il Paese.

L’accusa sul metodo: “Insulto alla Costituzione”

Nel mirino di Pierro c’è innanzitutto la gestione dei tempi da parte dell’esecutivo. Secondo il parlamentare, la scadenza per mettere in sicurezza la filiera delle bioplastiche era nota da mesi, fissata ben prima del 12 agosto 2026.
“Questo decreto non è stato un atto di governo, è stato un atto di obbedienza”, ha dichiarato duramente Pierro, sottolineando come si sia atteso il richiamo formale della Commissione Europea per poi chiudere la partita con un decreto d’agosto firmato a soli quattro giorni dal termine ultimo. “Chiamarla straordinaria necessità e urgenza è stato un insulto all’articolo 77 della Costituzione. Alla Camera non è stato chiesto di legiferare, ma solo di firmare una decisione già presa”.

Il nodo delle bioplastiche e il rinvio al 2030

Le critiche di Futuro Nazionale non si fermano alla forma, ma entrano nel merito delle tutele per il settore industriale italiano. Secondo Pierro, l’esecutivo ha proclamato a parole la difesa delle bioplastiche, lasciando però nei fatti inalterato il divieto sui piatti monouso, senza fare distinzioni tra la plastica altamente inquinante e quella compostabile.
L’atto d’accusa si concentra poi sull’efficacia stessa delle nuove scadenze. Il rinvio dell’obbligo al 2030, accompagnato da sanzioni che possono raggiungere i 25 mila euro (e in specifici casi persino quadruplicare), viene giudicato una mossa contraddittoria: “Un obbligo che per quattro anni nessuno è tenuto a rispettare non è un obbligo”, incalza il deputato.

Imprese nel limbo

Il rischio concreto, secondo la linea espressa da Pierro, è quello di lasciare il tessuto produttivo italiano in una condizione di perenne instabilità giuridica ed economica, legando le aziende a deroghe ed esenzioni (come quelle per il comparto ortofrutticolo) che restano subordinate al via libera e alle successive decisioni di Bruxelles.
“Chi produce ha bisogno di regole certe, non di una rincorsa all’ultimo minuto”, ha concluso l’esponente di FnV per motivare il voto contrario del movimento in Parlamento.

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