Sanità in Cilento, doccia fredda a Sapri: il TAR conferma la chiusura del Punto Nascita

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Sanità in Cilento, doccia fredda a Sapri: il TAR conferma la chiusura del Punto Nascita

SAPRI – Arriva la parola fine, almeno per la giustizia amministrativa di primo grado, sulla lunga battaglia legale per la tutela del reparto maternità nel Golfo di Policastro. La Prima Sezione del TAR della Campania ha depositato la sentenza che respinge tutti i ricorsi presentati dai Comuni del territorio, confermando la legittimità della delibera di Giunta Regionale n. 418/2025 che dispone la cessazione delle attività per i punti nascita sotto la soglia minima di sicurezza.

I giudici amministrativi hanno riunito in un unico pronunciamento le quattro azioni legali intentate dai Comuni di Sapri, San Giovanni a Piro e Vibonati, a cui si era aggiunto il ricorso collettivo di altri dodici enti locali del Distretto Sanitario 71, oltre al sostegno di comitati civici e associazioni locali. Al centro dello scontro, il rispetto del parametro fissato dagli accordi Stato-Regioni e dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che prevede un minimo di 500 parti annui per mantenere in funzione un reparto di ostetricia e ginecologia. Un obiettivo lontano per il presidio dell’ospedale “Immacolata”, che nel triennio di riferimento ha registrato appena 188 nascite complessive.

La priorità è la sicurezza, non la distanza

Nel respingere le contestazioni dei sindaci – che avevano sollevato forti preoccupazioni legate al pesante disagio geografico delle aree interne del Cilento, al rischio per il diritto alla salute e a una presunta disparità di trattamento rispetto ad altri ospedali – il TAR ha messo al primo posto la sicurezza clinica. Secondo i magistrati, la serenità e la tutela di madri e neonati non dipendono dai chilometri di distanza da percorrere, bensì dagli elevati standard delle prestazioni sanitarie. Volumi di attività troppo bassi non permetterebbero agli operatori di mantenere la necessaria esperienza e prontezza d’intervento di fronte a complicanze ed emergenze in sala parto.

Cosa succede adesso

L’attuazione del piano passerà ora nelle mani dell’ASL Salerno, che dovrà definire le modalità e i tempi tecnici per lo stop definitivo dei ricoveri ordinari nel reparto. Per attutire l’impatto sul territorio e gestire le emergenze indifferibili, la delibera regionale prevede comunque una misura di salvaguardia: all’ospedale di Sapri rimarrà attiva una guardia medica h24, composta da un ginecologo e un’ostetrica. In caso di parti imminenti a rischio o necessità specifiche, scatterà il trasferimento assistito tramite il Servizio di Trasporto Assistito Materno (STAM) verso il presidio di Vallo della Lucania o altri centri dotati di Terapia Intensiva Neonatale (TIN).

La reazione dei sindaci e la mobilitazione popolare

La decisione del tribunale rappresenta un duro colpo per la comunità cilentana, che per mesi ha sperato in un dietrofront della politica regionale. I primi cittadini del territorio non intendono arrendersi e stanno già esaminando le carte insieme ai propri legali per valutare il ricorso in appello davanti al Consiglio di Stato. Nel frattempo, per chiamare a raccolta la cittadinanza e decidere le prossime mosse della mobilitazione, è stata convocata un’assemblea pubblica straordinaria per mercoledì, dove si preannuncia un dibattito acceso sul futuro dei servizi sanitari di prossimità nel Mezzogiorno.

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