Ecomafia 2026: la Campania resta la “regina” degli ecoreati. Napoli e Salerno maglie nere d’Italia
NAPOLI – I numeri, purtroppo, non mentono e disegnano la mappa di un’emergenza che non accenna a placarsi. La Campania si conferma la regina incontrastata dell’illegalità ambientale in Italia. A certificarlo è il nuovo report di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”, presentato a Roma, che analizza i reati accertati dalle Forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto.
Con 5.636 reati penali registrati (il 15,8% del totale nazionale) e una media drammatica di oltre 15 illeciti al giorno, la regione guida una classifica in cui a spartirsi la torta della criminalità ambientale sono ben 235 clan attivi, muovendosi in un sistema ibrido che intreccia mafie, imprenditori e pezzi della pubblica amministrazione collusa.
Il monopolio di Napoli e l’arrembaggio di Salerno
La geografia del crimine ambientale vede la provincia di Napoli saldamente in testa alla classifica nazionale con 2.512 reati (+8,6% rispetto all’anno precedente) e il primato assoluto per gli illeciti amministrativi (4.109). Subito dietro, al secondo posto nazionale, si posiziona Salerno, che fa registrare una crescita preoccupante dell’11,4% con 1.472 illeciti penali, 1.180 persone denunciate e 214 sequestri.
Rifiuti e cemento: i due pilastri del business
Il settore dei rifiuti si conferma il terreno ideale per il salto di qualità delle organizzazioni criminali. In Campania sono stati accertati 2.034 reati (il 18,6% del totale nazionale), con 1.803 denunce e 33 arresti. Napoli è prima in Italia con 818 reati (+35%), mentre Salerno si colloca al quarto posto con 310 reati (+22,5%). A questo si aggiunge la piaga dei roghi negli impianti di stoccaggio: la Campania è terza in Italia con 192 episodi tossici che minacciano direttamente la salute dei cittadini.
Se i rifiuti viaggiano su percentuali record, il ciclo del cemento (abusivismo, appalti pilotati, cave illegali e caporalato) non è da meno. La Campania detiene il primato nazionale con il 18,3% degli illeciti. In questo specifico settore, è la provincia di Salerno a conquistare la maglia nera assoluta in Italia con ben 615 reati (+1,4%) e 673 persone denunciate.
L’allarme incendi e la svolta dei “colletti bianchi”
Il report accende i riflettori anche sulla devastazione del patrimonio boschivo, con la costiera amalfitana pesantemente colpita: la provincia di Salerno è la terza più colpita del Paese con 242 reati legati agli incendi. Dietro le fiamme, avvertono gli esperti, c’è la mano esperta di criminali che pianificano i roghi sfruttando vento e temperature elevate per massimizzare il danno.
Ma a preoccupare maggiormente è l’evoluzione del fenomeno. “Assistiamo a un salto di livello degli ecomafiosi”, ha commentato Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania. “Dall’ecomafia dei trasporti e dei sotterramenti siamo passati all’ecomafia della gestione degli impianti, del riciclaggio di capitali sporchi tramite false fatturazioni e delle mani nell’economia circolare in nero. Un sistema criminale ibrido in cui imprese e mafie si confondono”.
Le risposte: la legge 68 e le proposte per il futuro
Non mancano i segnali di contrasto: l’applicazione della legge 68 sui delitti ambientali nel Codice penale ha portato in Campania a 72 reati accertati e al sequestro di beni per un valore di oltre 4,6 milioni di euro.
Per sconfiggere la piaga, Legambiente ha presentato a Roma un pacchetto di 10 proposte, chiedendo con forza il recepimento della direttiva UE sulla tutela penale dell’ambiente e un Piano nazionale contro l’abusivismo. Sul fronte locale, la strada indicata è chiara: completare la rete degli impianti di riciclo (a partire dai biodigestori anaerobici) per sottrarre definitivamente la frazione organica dei rifiuti dalle mani delle ecomafie e trasformarla in risorsa pulita.