Sanità, Salerno celebra Bruno Ravera: la Torre Cardiologica del Ruggi porterà il suo nome
SALERNO — Un riconoscimento doveroso a chi ha speso un’intera vita per la sanità salernitana, posando la prima pietra di quello che oggi è un polo di eccellenza. La Torre Cardiologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” porterà il nome di Bruno Ravera.
La decisione, fortemente voluta dal Direttore Generale Nicola Cantone, ha raccolto il plauso unanime del mondo medico locale. In prima fila nell’esprimere profonda gratitudine c’è l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri (OMCeO) della provincia di Salerno, guidato dal presidente Giovanni D’Angelo.
«La scelta di intitolare la Torre Cardiologica a Bruno Ravera è il giusto riconoscimento del fondamentale contributo che diede per la realizzazione della stessa», ha dichiarato D’Angelo, visibilmente commosso per il tributo a una figura che ha segnato la storia della professione medica sul territorio.
Il legame tra Ravera e la cardiologia salernitana affonda le radici negli anni Settanta. Fu proprio lui, nel 1976, a guidare l’apertura del primo reparto specializzato presso l’ospedale “Giovanni da Procida”. Quindici anni più tardi, nel 1991, avvenne lo storico trasferimento della divisione al “Ruggi d’Aragona”, un passaggio cruciale che ha posto le basi per lo sviluppo della moderna Torre Cardiologica.
Il nome di Bruno Ravera restera impresso non solo sulle mura dell’ospedale, ma anche nella memoria dell’istituzione che ha guidato con fermezza e dedizione per ben 35 anni in qualità di presidente.
«Condividiamo in pieno la scelta del Direttore Generale Cantone – ha aggiunto il presidente D’Angelo – e gli siamo grati non solo per la decisione, ma anche per la sensibilità dimostrata nel coinvolgere e interpellare direttamente l’Ordine. Sapere che la Torre porterà il nome di Bruno Ravera è per tutti noi un motivo di immensa gioia e di profondo orgoglio».
Con questa intitolazione, la città di Salerno e la sua comunità scientifica non si limitano a omaggiare la memoria di un professionista stimato, ma scelgono di consegnare alle future generazioni di medici il ricordo di un uomo che ha fatto della cura del cuore la propria missione di vita.


