Appalti a Capaccio Paestum, la Procura stringe il cerchio: chiesti 7 anni per Alfieri

Il pm Francesco Rotondo ha depositato una memoria di 250 pagine al termine di una durissima requisitoria. Chiesto il carcere per cinque imputati e l'assoluzione per Elvira Alfieri. Sentenza attesa per il 19 novembre.

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Appalti a Capaccio Paestum, la Procura stringe il cerchio: chiesti 7 anni per Alfieri

VALLO DELLA LUCANIA. Si avvia verso le battute finali il processo di primo grado sui presunti appalti pilotati per la pubblica illuminazione nel comune di Capaccio Paestum. Al termine di una durissima requisitoria durata quasi due ore, il procuratore capo di Vallo della Lucania, Francesco Rotondo, ha formalizzato le richieste di condanna per gli imputati, delineando un quadro accusatorio solido e supportato da una memoria di ben 250 pagine depositata agli atti.
La richiesta più pesante è stata avanzata nei confronti dell’ex sindaco ed ex presidente della Provincia di Salerno, Franco Alfieri, per il quale la pubblica accusa ha invocato una condanna a 7 anni di carcere e 500 euro di multa (composta da una pena base di 6 anni e 6 mesi, più 6 mesi per l’aggravante della continuazione). 

Le altre richieste della Procura

Il pubblico ministero ha chiesto pene severe anche per le altre figure chiave coinvolte nell’indagine legata alle commesse pubbliche con l’azienda Dervit: 
    • Vittorio De Rosa (proprietario della Dervit): chiesti 6 anni e 9 mesi di reclusione oltre a 300 euro di multa.
    • Carmine Greco (ex ingegnere comunale e RUP della procedura): chiesti 4 anni e 2 mesi di reclusione e 2.500 euro di multa.
    • Andrea Campanile (ex capo dello staff del sindaco) e Alfonso D’Auria (procuratore speciale della Dervit): chiesti 2 anni e 6 mesi di reclusione e 1.000 euro di multa per ciascuno. 

Per tutti gli imputati sopra menzionati, il pm ha calcolato l’aumento della pena per l’aggravante della continuazione dei reati, concedendo comunque le attenuanti generiche. 

Unica richiesta di assoluzione

Posizione diametralmente opposta, invece, per Elvira Alfieri, legale rappresentante della società Alfieri Impianti e sorella dell’ex primo cittadino. Per lei lo stesso procuratore Rotondo ha formulato una richiesta di assoluzione con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. 

Il calendario verso la sentenza

L’udienza chiave si è aperta presso il Tribunale cilentano davanti al Collegio giudicante presieduto dal magistrato Vincenzo Pellegrino. I tempi della giustizia stringono: il cronoprogramma del processo prevede che la prossima settimana la parola passi interamente ai collegi difensivi per le arringhe degli avvocati. 
Salvo imprevisti o rinvii dell’ultimo minuto, il verdetto dei giudici e la conseguente sentenza di primo grado sono attesi per il prossimo 19 novembre, giorno in cui si conoscerà la prima verità processuale su uno dei casi giudiziari che più ha scosso la politica locale negli ultimi anni.

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