Il partito del “non-voto” conquista Camerota: in dieci anni l’astensionismo vola al 50%
CAMEROTA — C’è un dato silenzioso, ma politicamente dirompente, che emerge dall’analisi storica delle ultime tornate elettorali a Camerota. Mentre le forze civiche e le segreterie dei partiti nazionali scaldano i motori in vista della scadenza amministrativa della primavera del 2027, i fari della politica locale si accendono su quello che a tutti gli effetti è diventato il primo schieramento del paese: il partito degli astenuti.
I dati ufficiali del Ministero dell’Interno tracciano una parabola inequivocabile nell’arco dell’ultimo decennio (2012-2022). A Camerota il distacco dalle urne non è più una tendenza passeggera, ma un fenomeno strutturale in costante crescita che rischia di pesare enormemente sulla scelta del prossimo sindaco e del consiglio comunale.
I numeri della crisi: la storica emorragia di votanti
Guardando le cifre nude e crude, il trend evidenzia un progressivo e inesorabile calo della partecipazione attiva:
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- Nel 2012, su 8.277 cittadini iscritti nelle liste elettorali, si recò alle urne il 56,72% degli aventi diritto. L’astensione si attestò al 43,28%, con 3.582 cittadini rimasti a casa.
- Nel 2017, la percentuale di chi scelse di non votare salì al 45,82% (4.028 non votanti su 8.791 iscritti), portando l’affluenza complessiva al 54,18%.
- Nel 2022, si è registrato il picco storico del fenomeno. A fronte di un aumento teorico del corpo elettorale, salito a 9.192 iscritti, i votanti reali sono scesi a 4.625. L’astensionismo ha toccato la quota record del 49,68%: ben 4.567 persone hanno rinunciato al proprio diritto di scelta.
In dieci anni, Camerota ha registrato un balzo dell’astensione di quasi sette punti percentuali (+6,4%), arrivando nell’ultima tornata a una spaccatura perfettamente simmetrica: una metà esatta del paese ha deciso la composizione di Palazzo di Città, l’altra metà è rimasta a guardare.
Le cause del fenomeno: tra distacco politico e l’effetto AIRE
Per interpretare correttamente questa dinamica nel perimetro di Camerota, gli analisti politici locali evidenziano due fattori cruciali.
Il primo è di natura puramente tecnica e demografica ed è legato all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). Come molti comuni del Cilento costiero e interno, Camerota possiede un numero elevato di iscritti alle liste elettorali che vivono stabilmente all’estero (soprattutto in Sudamerica e in altri paesi europei). Si tratta di cittadini che mantengono il diritto di voto ma che difficilmente riescono a rientrare in paese per le elezioni comunali, gonfiando così in modo artificiale le percentuali di astensione rispetto ai residenti effettivi.
Il secondo fattore, tuttavia, è prettamente politico. Anche al netto del voto estero, il calo dei votanti reali segnala un progressivo disincanto. Nei piccoli centri la politica locale è storicamente vissuta con forte passionalità e legami diretti, ma la tendenza nazionale alla sfiducia verso le istituzioni sembra aver intaccato anche i canali del civismo cittadino.
La vera sfida del 2027
Chiunque ambisca a governare Camerota dal 2027 in poi non potrà limitarsi a consolidare i propri bacini di preferenze tradizionali. La vera vittoria si giocherà nei prossimi mesi di campagna elettorale e dipenderà da una sola, decisiva capacità: trovare argomenti forti per convincere quella metà di paese silenziosa a riprendersi le chiavi della democrazia cittadina.



