Sanità lumaca a Salerno: incinta al sesto mese, l’Asl le fissa l’ecografia nel 2027

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Sanità lumaca a Salerno: incinta al sesto mese, l’Asl le fissa l’ecografia nel 2027

SALERNO – Un paradosso burocratico che si trasforma in un disservizio inaccettabile. Una docente di 33 anni, alla sua prima gravidanza e attualmente al sesto mese di gestazione, si è vista assegnare dal Centro Unico di Prenotazione (CUP) dell’Asl di Salerno un appuntamento per un’ecografia morfologica a gennaio 2027. Una data in cui, per ovvie ragioni biologiche, la donna avrà già partorito da oltre un anno.
L’ecografia morfologica è uno degli esami più importanti dello screening prenatale e va eseguita tassativamente tra la 19ª e la 22ª settimana di gestazione per verificare il corretto sviluppo degli organi del feto. Ricevere un appuntamento a così lungo termine equivale, nei fatti, a vedersi negato un diritto fondamentale alla salute.

La denuncia e la battaglia per il rimborso

La donna ha deciso di non subire passivamente il disservizio e si è rivolta all’Associazione Italia per ottenere tutela legale. “Probabilmente ci sarà stato un errore da parte del Centro prenotazioni, avranno fissato l’appuntamento per la signora senza considerare il suo stato di donna gravida”, spiega Francesco Marino, portavoce dell’associazione.
Per non perdere la finestra temporale utile all’esame, la docente è stata costretta a ricorrere alla sanità privata, pagando di tasca propria. Una spesa che ora l’associazione intende contestare fermamente: “Chiederà, tramite la nostra associazione, che le vengano rimborsati i soldi che dovrà spendere potendo usufruire delle prestazioni che la Asl dovrebbe garantire”, conclude Marino.

Un male incurabile e diffuso in tutta Italia

Il caso di Salerno non è purtroppo un fulmine a ciel sereno, ma lo specchio di una crisi sistemica che affligge la sanità pubblica da Nord a Sud. Dalla stessa associazione fanno sapere che le segnalazioni di questo tipo sono ormai all’ordine del giorno. Soltanto pochi giorni fa, la Asl di Roma aveva assegnato a un paziente di 94 anni una visita oculistica a nove mesi di distanza: un’attesa infinita e incompatibile con l’età avanzata del soggetto.
Il caso riapre il dibattito sui diritti dei pazienti previsti dal Decreto Legislativo 124/1998, secondo cui, se i tempi d’attesa pubblici superano i limiti di legge, il cittadino ha il diritto di effettuare la visita in intramoenia (libera professione) pagando solo il ticket. Una tutela che, purtroppo, la maggior parte dei cittadini ignora, trovandosi costretta a pagare privatamente per poter ricevere cure tempestive.

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