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venerdì, Marzo 1, 2024
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Parco del Cilento-Vallo di Diano e Alburni, fase di stallo: si attende la nomina del Consiglio direttivo

Turismo

Parco del Cilento-Vallo di Diano e Alburni, fase di stallo: si attende la nomina del Consiglio direttivo

VALLO DELLA LUCANIA. Fase di stallo per il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni per la mancata nomina del Consiglio direttivo dell’Ente. Ad oggi, infatti, decorso il periodo di 180 giorni dall’insediamento del nuovo presidente Giuseppe Coccorullo, non risulta costituto il Consiglio direttivo, tanto da mettere a rischio la gestione amministrativa dell’Ente. Resta così “sospesa” nel limbo, per ora, la delibera con cui la Comunità del Parco, a novembre, ha eletto i quattro consiglieri, quota di rappresentanza spettante all’Ente Parco all’interno del Consiglio direttivo composto complessivamente da otto membri. Perché? Non è stata rispettata la quota rosa, almeno questa la posizione del Ministero dell’Ambiente. Durante la votazione di inizio novembre, infatti, la Comunità del Parco ha nominato, rispettando l’attuale normativa, quattro uomini: Rosario Carione, sindaco di Trentinara e consigliere uscente; Carmelo Stanziola, ex consigliere provinciale e consigliere d’opposizione a Centola-Palinuro; Mimmo D’Amato, sindaco di Petina; Francesco Bellomo, vicino a Fratelli d’Italia e già consigliere comunale di Atena Lucana. Tutti uomini, dunque. I primi tre espressione del centro sinistra, l’ultimo invece di FdI. Di conseguenza, le altre quatto nomine ministeriali dovrebbero essere esclusivamente femminili così da poter garantire la parità di genere. Ma è proprio qui che la situazione si arena perché anche tra le nomine ministeriali ci sarebbe una figura maschile. Si tratta di Costabile Spinelli, ex sindaco di Castellabate, indicato proprio dal ministero dell’Ambiente. E poi, ancora, Luisa Maiuri, consigliere di opposizione sempre a Castellabate, indicata dal ministero dell’Agricoltura. A seguire, l’ISPRA che avrebbe indicato l’avvocato cassazionista Maria Centrangolo, e le associazioni ambientalista infine avrebbero puntato sul presidente di Legambiente Campania, Maria Teresa Imparato. L’ago della bilancia penderebbe così verso le figure maschili e allora tutto da rifare. Una posizione però quella dal Ministero che stride con quella della Comunità del Parco che sostiene di aver fatto tutto nella regola visto che l’attuale regolamento prevede sì il rispetto del criterio della parità di genere, ma senza specificare se devono essere equamente suddivise tra Parco e Ministero. Sta di fatto che questa situazione ha generato uno stallo che si riflette negativamente sulle attività amministrative e sulla capacità dell’Ente di adottare decisioni cruciali per la tutela e la valorizzazione dell’importante patrimonio naturalistico.

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