Processo Santa Marina: la testimonianza Magliano scuote l’aula di Lagonegro
LAGONEGRO – Entra nel vivo il processo che vede imputato l’ex sindaco di Santa Marina, Giovanni Fortunato, insieme ad altre sei persone. Sul tavolo dei magistrati del Tribunale di Lagonegro accuse pesanti: concussione, corruzione e lottizzazione abusiva. L’ultima udienza ha segnato un punto di svolta cruciale per l’accusa, grazie alla dettagliata testimonianza della dottoressa Antonella Magliano, considerata il perno dell’intero impianto accusatorio per l’ipotesi di tentata concussione.
Davanti al giudice, la dottoressa Magliano ha confermato integralmente quanto già dichiarato alla Procura durante la fase delle indagini, ricostruendo i retroscena legati al progetto di un agricampeggio a Torre Oliva, fortemente voluto dai suoi nipoti. Un’opera che, secondo il racconto della teste, sarebbe diventata il centro di una fitta rete di presunte pressioni e interessi privati.
La strada del disaccordo e i costi lievitati
Secondo la ricostruzione offerta dalla Magliano, la progettista dell’opera – l’architetto Croccia, all’epoca dei fatti assessora del Comune di Santa Marina – avrebbe inserito nel progetto, all’insaputa dei committenti, una clausola per la cessione all’Ente pubblico di una strada di quattro metri. Una via che, a detta della testimone, non avrebbe risposto a nessuna finalità pubblica, ma sarebbe servita unicamente a valorizzare e agevolare i terreni di proprietà della moglie dell’allora sindaco.
Ma i dettagli emersi in aula non si fermano qui. La dottoressa ha riferito anche di una anomala impennata dei costi del cantiere: un preventivo per opere in cemento armato, inizialmente non previste, sarebbe lievitato da 36 mila a ben 120 mila euro. Lavori che sarebbero stati affidati a una ditta vicina alla famiglia del vicesindaco.
Le pressioni e il “muro” delle prove
Nel corso della sua deposizione, la teste ha ricordato un incontro durante il quale Fortunato avrebbe cercato di convincere i giovani imprenditori dell’utilità di quella strada. Al rifiuto dei nipoti della Magliano, l’iter burocratico avrebbe subìto una brusca frenata, trasformandosi in una corsa a ostacoli culminata nel provvedimento più drastico: lo stop definitivo all’attività, notificato il giorno stesso dell’inaugurazione.
L’articolo della cronaca si arricchisce poi di un dettaglio emblematico. Nel descrivere il duro scontro verbale avuto con l’architetto Croccia, la dottoressa Magliano ha riferito la risposta che la progettista le avrebbe rivolto dinanzi alle contestazioni di concussione: “Tanto non hai le prove”.
La Finanza conferma, venerdì i prossimi interrogatori
A dare solidità al quadro delineato dalla Procura è stata anche la deposizione del maresciallo della Guardia di Finanza Lamanna, il quale ha confermato punto per punto gli accertamenti investigativi svolti nella fase preliminare, blindando la ricostruzione dell’accusa.
Il processo si preannuncia serrato. Il tribunale tornerà a riunirsi già questo venerdì per una nuova e attesissima udienza. Saranno ascoltati come testimoni i due nipoti della dottoressa Magliano (parti lese nella vicenda), l’architetto Croccia e suo marito, Pino Cavaliere, assessore uscente del Comune.
Resta fermo il principio di garanzia costituzionale: per tutti gli imputati vige la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.



