Tutela tonno rosso: presentata interrogazione ai Ministri delle Politiche agricole e Ambiente

Una interrogazione scritta è stata presentata da Ermete Realacci, Colomba Mongiello, Nicodemo Nazzareno Oliverio, Franco Bordo al Ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali e al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per sapere: premesso che domenica 4 ottobre la trasmissione “Presa Diretta” di RaiTre, condotta da Riccardo Iacona, ha proposto una approfondita inchiesta sulla pesca e in particolare, tra i vari servizi, sul “tonno rosso”;

il “tonno rosso”, o Thunnus thynnus, è una specie marina pregiatissima e diffusa nelle acque tropicali, subtropicali e temperate dell’Oceano Atlantico, nel mar Mediterraneo e nel mar Nero meridionale. Frequenta soprattutto le acque al largo e si avvicina alle coste solo in determinati periodi, diversi da luogo a luogo ed in determinati punti, di solito nei pressi di isole o promontori. A causa della pesca intensiva è a rischio di estinzione e rientra nella lista rossa delle Nazioni Unite e Greenpeace , che segnala le specie marine più sensibili sconsigliandone il consumo o il consumo moderato;

la sopraccitata inchiesta parte dal fenomeno migratorio del “tonno rosso” che dall’Atlantico, attraversa lo Stretto di Gibilterra per venire a deporre le uova nelle acque più calde del Mediterraneo. Da secoli, i pescatori conoscono il periodo in cui i banchi di tonni passano davanti alle nostre coste e li fanno convogliare nelle tonnare: un complesso sistema di reti che permette di intrappolare i pesci. Le reti vengono poi portate verso la superficie dove vengono catturati: la famosa mattanza dei tonni che rappresenta un vero e proprio evento, sopratutto turistico, per i tanti pescatori sardi e siciliani. Ma anziché essere pescati e commercializzati in Italia, i tonni rossi vengono trascinati ancora vivi nelle reti fino a Malta, dove finiscono negli allevamenti locali, ingrassati, pescati e infine rivenduti sul mercato giapponese. Per Malta si tratta di un commercio estremamente redditizio, che vale circa il 2% del pil nazionale. L’ultimo record per il prezzo del tonno rosso al chilogrammo risale al 05-01-2012: presso Tsukiji, a Tokyo, è stato battuto all’asta un esemplare di 269 kg a circa 2100 euro/kg, per un totale di 565 000 euro;

va inoltre sottolineato che, nel Mediterraneo, il tonno rosso si pesca attraverso il sistema delle quote: una limitazione imposta da Bruxelles una decina di anni fa dopo che questa specie è stata considerata a rischio estinzione. A Malta, tuttavia, i tonni non arriverebbero se non fossero letteralmente rimorchiati dalle acque sarde e siciliane: l’isola del Mediterraneo, infatti, non rientra nelle rotte naturali di questa specie:

in Italia, queste quote – 2000 tonnellate all’anno – sono state comprate da pochi grandi armatori, che convogliano i tonni nelle gabbie e li vendono ai broker maltesi che a loro volta rivendono il pesce sui mercati asiatici, in particolare su quello giapponese, ottenendo ricavi altissimi. Lo scorso maggio l’Unione Europea ha stabilito che, a fronte di una ripopolazione del Mediterraneo di tonno rosso, l’Italia potrà aumentare le sue quote del 20%. Quote che però sono state ridistribuite a chi già le possedeva, a scapito dei piccoli pescatori che non possono pescare tonno rosso da anni. Se un pescatore che non possiede le quote per pescare quel particolare tipo di pesce pesca per errore alcuni tonni rossi, è infatti costretto a denunciare il fatto alle autorità competenti, che fanno scattare le sanzioni. Per questo molti pescatori che si ritrovano attaccato all’amo un tonno, preferiscono gettarlo via, in mare: un doppio spreco, per la natura e per chi, di pesca, ci vive. Oppure sezionarlo direttamente sul peschereccio e poi venduto abusivamente “in nero”, con il rischio che la carne si contamini per una cattiva conservazione. Nel mercato legale nazionale infatti di tonno rosso se ne mangia paradossalmente ben poco o tutt’ al più pescato nell’Oceano Indiano, congelato e “colorato”;

la carne del tonno rosso è di colore rosso scuro. Si tratta di una pigmentazione naturale, tipica della carne di questa specie ittica. Ma il consumatore italiano ha cominciato a pensare che quella colorazione così scura sia un segnale della scarsa freschezza del pesce. Quindi, per poter essere “appetibile” al consumatore, la carne del tonno viene trattata con nitrati e nitriti per darle un colore “migliore” e farlo sembrare “fresco” quando magari è vecchio di giorni. Al contrario, se invece potessimo mangiare il tonno rosso pescato in Italia, tutto il processo di commercializzazione del pesce sarebbe più rapido, portando sulle nostre tavole un prodotto veramente fresco e senza additivi;

se i Ministri interrogati siano a conoscenza della questione. E se non intendano con celerità ridiscutere il sistema delle quote di pesca a tutela della sopraccitata specie di tonno, della pesca nazionale e dei piccoli imprenditori della pesca che versano in grave stato di crisi. Da ultimo se a livello comunitario non vogliano altresì farsi promotori di un’iniziativa politica di tutela delle specie ittiche del Mediterraneo, a cominciare dal tonno rosso, con tutti i paesi rivieraschi che sovente, specie per Tunisia, Libia ed Egitto, non avendo limitazioni alla pesca compiono conseguentemente concorrenza sleale verso i pescatori comunitari e rischiano di desertificare entro 2050 il Mare Nostrum.

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