Tartarughe Caretta caretta: nel 2026 calano i nidi in Campania, ma il Cilento si conferma “capitale” delle nascite

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Tartarughe Caretta caretta: nel 2026 calano i nidi in Campania, ma il Cilento si conferma “capitale” delle nascite

Dopo i record degli anni scorsi, i biologi rassicurano: «Nessun allarme ambientale, è una normale pausa fisiologica». Le nostre spiagge restano l’habitat preferito dalla specie.
CILENTO – Una frenata fisiologica e ampiamente prevedibile, che non cancella però il primato naturalistico del nostro territorio. La stagione di nidificazione 2026 delle tartarughe marine Caretta caretta fa registrare numeri inferiori rispetto agli anni passati in tutta la Campania, ma vede ancora una volta il Cilento nel ruolo di protagonista assoluto e custode della biodiversità marina regionale.

I numeri: la Campania frena, il Cilento resiste

I dati aggiornati ad agosto 2026 fotografano un quadro chiaro. In tutta la Campania i nidi censiti dai volontari e dagli esperti della Stazione Zoologica Anton Dohrn e del progetto Life Turtlenest sono attualmente 37. Un netto passo indietro se confrontato con il record storico del 2025, quando in regione si toccò la quota straordinaria di 108 nidi.
Nonostante la flessione complessiva, la mappa delle nidificazioni regionali parla cilentano:
  • Cilento: 15 nidi
  • Litorale Domitio Flegreo: 14 nidi
  • Golfo di Salerno: 6 nidi
  • Ischia e Golfo di Napoli: 2 nidi

Con ben 15 nidi distribuiti lungo le sue spiagge dorate, la costa del Cilento si conferma la macro-area campana più frequentata dalle mamme tartaruga, trainando la regione al quarto posto nella classifica nazionale (alle spalle di Sicilia, Calabria e Puglia).

Gli esperti: «Nessun allarme, le mamme stanno riposando»

I biologi marini e i volontari di Legambiente invitano a non cedere a facili allarmismi: non siamo di fronte a un’emergenza ecologica. La diminuzione dei nidi nel 2026 risponde a un preciso e affascinante ciclo biologico della specie.
Le femmine di Caretta caretta, infatti, compiono uno sforzo energetico enorme per produrre e deporre le uova, motivo per cui non nidificano ogni anno, ma si concedono pause di due o tre stagioni per recuperare le forze. Dopo il “boom” di nascite che ha investito le coste italiane nel biennio 2024-2025, gran parte della popolazione riproduttiva è semplicemente entrata in una naturale fase di riposo. Il trend a lungo termine, complice il riscaldamento delle acque del Mediterraneo, resta saldamente orientato verso l’espansione della specie verso nord.

La vera minaccia resta l’uomo: l’appello per le spiagge

Se il calo numerico è biologico, i pericoli reali per le tartarughe rimangono purtroppo legati alle attività umane. Il Cilento, con le sue spiagge affollate da turisti e stabilimenti, deve fare i conti con il nemico numero uno delle tartarughe: l’inquinamento luminoso.
Le luci artificiali dei lungomare, dei lidi e dei locali notturni disorientano le femmine pronte a risalire l’arenile e, soprattutto, rischiano di condannare i piccoli appena nati. Una volta usciti dalla sabbia, i neonati seguono l’istinto che li spinge verso la luce naturale dell’orizzonte marino; le luci artificiali invertono questa rotta, attirandoli verso l’entroterra e verso una morte certa.
La raccomandazione degli esperti per questa seconda metà dell’estate resta ferrea: proteggere i siti segnalati, ridurre le luci superflue sulla spiaggia nelle ore notturne e, in caso di avvistamento di una schiusa, evitare flash e luci dei cellulari, allertando immediatamente la Guardia Costiera e il personale scientifico. Il futuro della Caretta caretta passa anche, e soprattutto, dal rispetto delle nostre spiagge.

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