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Statua della Spigolatrice di Sapri, Sen. Castiello: “Riflessioni di carattere storico e di attualità”

LA POLEMICA SOLLEVATA DALLA EX SENATRICE REPETTI (INSEGUITA A RUOTA DALLA SENATRICE CIRINNA’) SULLA STATUA “LA SPIGOLATRICE DI SAPRI” INAUGURATA SABATO 25 SETTEMBRE SUL LUNGOMARE SAPRESE INDUCE AD ALCUNE RIFLESSIONI DI CARATTERE STORICO E DI ATTUALITA’.

A seguito del Concilio di Trento (1545), che mise al bando la nudità, si ricorse all’opera di Daniele Da Volterra detto “il braghettone” per moralizzare gli affreschi di Michelangelo del “Giudizio Universale” nella Cappella Sistina. Questo fece guadagnare, appunto, al Da Volterra il titolo di braghettone.

Daniele Da Volterra, a colpi di scalpello e di pennello, rifece alcuni personaggi coprendoli con perizomi e panneggi nelle parti pudende. Persino San Biagio e Santa Caterina non vennero risparmiati da questi rimaneggiamenti, la prima perché dipinta da Michelangelo a schiena nuda, il secondo perché nella raffigurazione originale sembrava rivolgere lo sguardo alle parti posteriori della santa. Ma non è finita. Il povero Michelangelo fu ancora colpito nel meglio della sua produzione quando il suo magnifico dipinto “Leda e il cigno” (dove Zeus, proteiforme Casanova, assumeva le sembianze di un cigno e penetrava il grembo di Leda provocandone la deposizione di due uova da cui nacquero i Dioscuri e Clitennestra ed Elena di Troia), fu distrutto con le fiamme su disposizione di un ministro di Luigi XII di Francia per esigenze moralistiche.

Un episodio più recente è quello del presidente iraniano Hassan Rouhani al quale, in visita ai musei capitolini, furono fatti vedere le statue di marmo raffiguranti corpi nudi coperti da braghe posticce per non urtare il fondamentalismo arabo.

Nutriamo un serio timore per i capolavori d’arte del Cilento. Oggi la Repetti e la Cirinnà, al suo seguito, vogliono l’abbattimento della statua la “Spigolatrice di Sapri” di Emanuele Stifano, in quanto procace e succintamente vestita. Domani, quando nella casa museo di Paolo De Matteis, che verrà allestita a Piano Vetrale di Orria (SA), sarà esposto il capolavoro del grande pittore cilentano “Leda e il cigno”, ne vorranno, verosimilmente, la distruzione tra le fiamme, al pari del ministro di Luigi XII negli anni ’30 del 1500 con l’analogo capolavoro di Michelangelo. A meno che le due zelanti signore, ex senatrice l’una senatrice l’altra, non si appaghino dell’opera di un braghettone di turno che cinga la pelvi di Leda e i genitali di Zeus/cigno con una braga a fitta trama che renda il divin coito impenetrabile alla vista umana.

                                 Francesco Castiello

Presidente Fondazione “Grande Lucania”

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