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Signal, come funziona e cosa ha di diverso da Telegram e WhatsApp

Per capire cos’è Signal e perché l’applicazione sta diventando sempre più popolare, bisogna prima guardare a un suo diretto concorrente: WhatsApp. Da quanto il servizio di Facebook ha posto gli utenti di fronte all’obbligo di accettare nuovi termini di servizio, per non veder andare in fumo l’account molti hanno deciso di abbandonarlo e cercare un’alternativa migliore, talvolta spaventati da policy poco chiare relative a privacy e trattamento dei dati.

Signal: la storia in breve

Signal non è un’applicazione nuova. Esiste fin dal 2014, ma per lungo tempo la sua diffusione è rimasta circoscritta a una nicchia di utenti. È l’evoluzione di RedPhone dedicata alle chiamate vocali e di TextSecure per la messaggistica istantanea.

Ad accomunare le due app, ora dismesse, è stato fin dal primo momento l’impiego della crittografia per proteggere le comunicazioni e garantire così il massimo livello possibile di tutela alle informazioni inviate o ricevute. Entrambi i progetti già erano caratterizzati da altre due peculiarità che Signal avrebbe poi ereditato e mantenuto: la natura di software libero e lo sviluppo open source con licenza GPLv3.

Tra i sostenitori della prima ora c’è l’organizzazione Electronic Frontier Foundation che da sempre si batte per le liberà nel mondo online. Nel 2017 l’app è stata consigliata da alcuni vertici del Senato Usa ai membri dello staff per via della sua solidità e affidabilità. È tra le favorite anche da redazioni come quelle di Washington Post, Guardian, New York Times e Wall Street Journal.

Disponibilità e download

La compatibilità cross-platform è tra i punti di forza. Signal può essere infatti scaricato e installato sugli smartphone Android e iOS così come sui computer con sistema operativo Windows, macOS e Linux. Il download è gratuito e all’utente non viene mai chiesto di mettere mano al portafogli per l’accesso al servizio. Tuttavia chi desidera contribuire al progetto può farlo attraverso una donazione libera. In questo modo il team di sviluppo è in grado di continuare a lavorare al software senza scendere a compromessi in termini di privacy, mantenendo fede alla promessa di non implementare mai alcuna forma di pubblicità né di tracciamento.

La tutela della privacy

Sono proprio le caratteristiche legate alla privacy a distinguere Signal dai concorrenti e ad avergli fatto guadagnare le simpatie dei fedelissimi. Impiega un sistema di crittografia end-to-end basato su un protocollo realizzato ad hoc per rendere le conversazioni e le informazioni scambiate visibili solo ed esclusivamente ai due capi della comunicazione: nemmeno il servizio le può consultare.

Questo ha causato non pochi grattacapi al team di Signal. Proprio per via dell’impossibilità di intercettare le comunicazioni l’app è stata più volte impiegata per l’organizzazione di attività criminali. Ciò ha portato negli anni a diversi tentativi di messa al bando da parte di paesi come Egitto e Iran.

In modo predefinito sui server viene salvato solo un riferimento al momento in cui avviene la connessione. L’utente ha però la possibilità, in modo opzionale, di caricare un backup dei dati legati al suo profilo così da poterli ripristinare in caso di necessità, ad esempio dopo aver cambiato smartphone.

Le caratteristiche

C’è tutto quanto occorre a un’applicazione per la messaggistica istantanea: chat individuali e di gruppo, possibilità di inviare messaggi che scompaiono automaticamente dopo un predeterminato lasso di tempo, scambio di contenuti multimediali come fotografie, GIF, audio, video o sticker. Non mancano nemmeno chiamate vocali e video. A questo si aggiungono un editor per le immagini, il tema scuro da attivare così da non affaticare gli occhi in ambienti bui o di notte e una gestione avanzata delle notifiche in modo da poter agire sui singoli contatti.

Perché è diversa da WhatsApp e Telegram

Arrivati fin qui a leggere è già piuttosto chiaro cosa rende Signal diversa da WhatsApp, soprattutto in termini di trattamento dei dati. Cosa però l’applicazione differente rispetto a Telegram?

Signal consente di disabilitare le notifiche di lettura (su WhatsApp le chiameremmo “spunte blu”) e l’indicatore che rende visibile a un contatto quando si sta scrivendo. Un punto a favore da non sottovalutare per chi non vuol essere scocciato quando online.

Doveroso sottolineare che anche Telegram ha i suoi vantaggi: possibilità di coinvolgere fino a 200.000 contatti in un gruppo (Signal si ferma a 1.000), gli amministratori possono eliminare un messaggio per tutti i presenti nella chat (con Signal non è possibile), l’utente può scegliere uno username e condividere un link diretto al proprio profilo, ci sono le chat segrete all’interno delle quali gli elementi non possono essere inoltrati, i sondaggi e non manca il supporto agli sticker animati. Ancora, Telegram permette di vedere quando un contatto è stato online l’ultima volta (Signal no) e di organizzare le chat in cartelle (Signal no). Infine, Telegram ha dalla sua i canali e la possibilità di modificare i messaggi inviati, sicuramente due valori aggiunti.

Entrambe possono contare sul supporto ufficiale ad iPad, caratteristica invece non disponibile se non ricorrendo ad artifici su WhatsApp, in quanto legato l’account è legato a un numero di telefono. (IL GIORNALE)

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