SALERNO – Il laboratorio politico salernitano è ufficialmente esploso. A pochi mesi dalle elezioni amministrative di maggio 2026, il tanto auspicato “campo largo” si è infranto sullo scoglio più prevedibile e ingombrante: la candidatura a sindaco di Vincenzo De Luca.
L’ex Governatore, conclusa l’esperienza regionale nel dicembre scorso, è già al lavoro per le liste di supporto al suo ritorno a Palazzo di Città. Una mossa che ha però generato una frattura netta e, al momento, insanabile tra le forze che a livello nazionale compongono l’alleanza progressista.
L’ultimatum del M5S: “No a De Luca”
Il Movimento 5 Stelle, guidato a livello provinciale da Virginia Villani, ha tracciato una linea invalicabile: sì all’alleanza con il PD, ma a patto di una totale discontinuità nei nomi e nei metodi. Per i pentastellati e per Sinistra Italiana, che si dichiarano all’opposizione del sistema deluchiano da oltre trent’anni, l’obiettivo è replicare a Salerno il cosiddetto “Modello Fico”, basato sulla vittoria ottenuta da Roberto Fico alle recenti elezioni regionali della Campania.
Un tavolo tecnico “monco”
Il segnale plastico della rottura è arrivato lo scorso 7 febbraio 2026, con la prima riunione ufficiale del tavolo tecnico per il campo largo. All’incontro hanno partecipato M5S, Sinistra Italiana, Azione e movimenti civici come “Casa Riformista”. Pesanti le assenze: il Partito Democratico e il PSI hanno disertato l’appuntamento, confermando l’arroccamento sulla figura dello “Sceriffo”.
Le manovre al centro e lo spettro del centrodestra
Mentre il centrosinistra si spacca, Clemente Mastella (Noi di Centro) prova a fare da pontiere, rilanciando un’apertura a De Luca in nome dell’unità e della stabilità regionale. Sul fronte opposto, il centrodestra accelera: i vertici provinciali si sono riuniti l’8 febbraio per stringere sui tempi e approfittare del caos nell’area progressista.
Scenari futuri
Il rischio per Salerno è quello di una frammentazione estrema. Da una parte il fronte “deluchiano” con PD, PSI e liste civiche fedelissime; dall’altra il polo progressista-civico che attende ancora un segnale di “ragionevolezza” dai dem. Se non si troverà una sintesi entro la primavera, la città diventerà il terreno di uno scontro fratricida che potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini comunali.