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Roghi il 2018 ha visto sfumare nel Salernitano 307 ettari del patrimonio forestale, equivalenti a 370 campi di calcio

SALERNO. Il 2018 ha visto sfumare nel Salernitano 307 ettari del patrimonio forestale, equivalenti a 370 campi di calcio. Ma è stato un anno “buono”, perché gli incendi boschivi sono stati “solo” 321, rispetto ai 1.292 del 2017. E i paradossi non mancano. Alcuni esempi? Siamo il territorio regionale più verde e più esposto al dolo. Fra i 10 comuni campani più danneggiati, ben 4 rientrano nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Questi e altri dati sono contenuti nel Piano regionale per la lotta agli incendi boschivi 2019-2021, un voluminoso documento operativo che prevede una spesa di 45 milioni in 3 anni.
Il calo regionale. La Campania nel 2018 è stata segnata da 681 incendi, il livello minimo dal 1991. I precedenti positivi risalgono al 1995 (698 casi) e al 2002 (963). Il bilancio 2018 è in netta discesa sul 2017, che però risulta un anno pesante, con 3.801 incendi. Una parte del calo è stata registrata nei mesi “tranquilli” (-84%).
La provincia al verde. Quasi la metà del territorio salernitano è costituita da superficie forestale (230mila ettari su 495mila), distinta fra “aree boscate” e “non boscate” (pascoli, alberi bassi, arbusti, incolti e colture agrarie prossime ai boschi).
La tendenza al rosso. La provincia ha contato l’anno scorso 321 incendi e 307 ettari percorsi dal fuoco. I comuni salernitani occupano gran parte delle top ten regionali (negative): sono 8 fra i 10 comuni campani più ricorrenti e 6 fra i 10 comuni più danneggiati.
I casi dolosi. Le indagini sugli incendi sono condotte dai carabinieri forestali. Alcuni dati relativi all’ultimo triennio sono incorporati nel Piano regionale. Gli eventi volontari nel 2016 raggiunsero il 48% in Campania e il 70% nel Salernitano (262 dolosi su 374 considerati). Nel 2017 calarono (43% e 65%). Nel 2018 sono aumentati: 48% in Campania e 69% nel Salernitano (40 su 58). La provincia di Salerno è sempre la peggiore, ma l’anno scorso è stata superata da Benevento (75%).
I fatti di Camerota. Gli eventi maggiori del 2018 hanno avuto luogo a Vico Equense (30 ettari distrutti in un colpo solo) e Camerota Licusati (20 ettari). Sulla penisola sorrentina sono intervenuti gli aerei, nel Cilento no.
I tempi lunghi. La mobilitazione resta abbastanza lenta. I dati del 2018 mostrano un miglioramento (bene!), ma bisogna ricordare che è stato un anno relativamente tranquillo. Dal momento della segnalazione all’inizio dello spegnimento sono trascorsi mediamente 34 minuti nel Salernitano (35 in Campania). Le operazioni sono durate mediamente 2 ore e 23 minuti in Campania, ma 3 ore e 8 minuti nel Salernitano (record negativo).
Chi va a vedere?. Fra tante altre cose, il sindaco è un’autorità di protezione civile. Nel caso degli incendi, spiega il Piano, “il sistema di procedure (…) deve garantire l’efficace e tempestivo allertamento del Sindaco”. Il quale, “all’insorgere del pericolo, assume il coordinamento degli interventi operativi attuati dalle strutture comunali”. In sostanza il sindaco convoca il tecnico designato, “al fine di dare avvio alle attività di sopralluogo e valutazione della situazione” e, “sulla base delle informazioni disponibili e delle risorse impiegabili, valuta e richiede il concorso” delle varie istituzioni. Ma tutti i Comuni salernitani – compresi quelli poco popolati e molto estesi – hanno mezzi e personale adeguati?
Chi parte subito. Nei mesi caldi lo spegnimento è affidato in prima battuta agli operatori delle comunità montane. L’anno scorso la società regionale Sma (Sistemi meteorologia e ambiente) e la comunità montana Bussento Lambro Mingardo (Torre Orsaia) hanno fornito quasi il 45% del personale impegnato in tutta la provincia, con quote oltre il 22%. La disponibilità dei vigili del fuoco dev’essere chiesta e pagata dalla Regione.
Arriva l’aviazione. Nei cento giorni dell’estate, i Canadair nazionali hanno svolto nel Salernitano 28 missioni e 700 lanci in 61 ore di volo (36 sul fuoco). La flotta antincendio comprende anche gli elicotteri “regionali”, forniti dalle compagnie appaltatrici. La Regione nel 2018 ha individuato 7 basi, comprese 3 in provincia di Salerno. Il bimotore di Pontecagnano ha sommato nell’intero anno 63 ore di volo, 22 missioni e 552 lanci. Nei mesi caldi hanno operato anche gli elicotteri di Centola (8 ore, 3 missioni, 73 lanci) e Fisciano (7 ore, 3 missioni, 41 lanci). Il contributo sembra modesto, anche perché le attività non riguardano solo lo spegnimento.
I posti dell’acqua. La Campania conta 464 punti di pescaggio idrico (corsi d’acqua, vasche, dighe, etc), a cui eventualmente si aggiunge il mare. I punti sono pochi, secondo il Piano, soprattutto quelli utilizzabili dai velivoli. La provincia di Salerno possiede 149 “serbatoi”, ma 19 sono “out” per aerei ed elicotteri. (LA CITTA)

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