Regioni contro il decreto: scontro sul coprifuoco e scuola

Il decreto legge con le misure anti-Covid con le nuove aperture sarà in vigore da oggi, 23 aprile. Ma è sulla scuola che si è consumato lo strappo, annunciato dallo stesso presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga: “L’aver cambiato in Consiglio dei ministri un accordo siglato da noi con i Comuni e le Province sulla presenza di studenti a scuola è un precedente molto grave che ha incrinato la reale collaborazione tra Stato e Regioni”. Alla sua approvazione, la percentuale sulla presenza in classe dei ragazzi delle superiori in zona gialla e arancione è salita al 70%, rispetto al 60% inizialmente concordato con i governatori: un elemento che ha portato ad esprimere “amarezza” in una lettera indirizzata al premier, Mario Draghi, con la richiesta di “un incontro urgente prima della pubblicazione del provvedimento”. In attesa di una risposta del premier, Fedriga si dice “convinto che alle prossime settimane ci potrebbe essere una revisione”. Palazzo Chigi ha fa sapere che il Governo darà un chiarimento alle Regioni e l’auspicio dei governatori è quello di poter incassare almeno un ‘tagliando’ periodico del dl, se i numeri dei contagi lo permetteranno e nel decreto bollinato resta la deroga fino al limite minimo del 50% di presenza a scuola nel caso di “eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica”.

A confermare l’obiettivo è lo stesso stesso ministro per le Autonomie, Mariastella Gelmini, che tenta una mediazione: “Il coprifuoco non durerà fino al 31 luglio. È lo stesso decreto a dirlo, precisando che il Consiglio dei ministri potrà intervenire nelle prossime settimane, modificando periodicamente nel dl sia le regole per le riaperture che gli orari del coprifuoco”.

Stando ai dati attuali, dovrebbero avere lo stesso colore Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria e Veneto, oltre alle province di Trento e Bolzano, avendo un Rt nel valore inferiore sotto l’1 e un rischio basso o moderato, compatibile con uno ‘scenario 1’. In zona arancione resterebbero invece Calabria, Sicilia, Basilicata, Campania e Toscana, che hanno un Rt vicino a 1 e un’incidenza sopra 200. A rischiare di restare fuori, e quindi in zona rossa, sono Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta, per le quali, qualsiasi siano gli sviluppi sul decreto, almeno prima di maggio potrebbe non cambiare nulla. (OTTOPAGINE)

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