Raccolta Differenziata. Nel Parco del Cilento il record dei bocciati. Nell’area protetta 8 paesi su 15 sotto lo standard

SALERNO. La “differenziata” in Campania ha raggiunto il 52,88% nel 2017, secondo i dati certificati della Regione. Solo per curiosità notiamo che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale) ci assegna un livello leggermente diverso (52,76%), come è già avvenuto in passato, in senso positivo o negativo. La differenza, irrilevante ai fini pratici, conferma piuttosto certe bizzarrie della produzione statistica ufficiale in Italia.
In ogni caso, il progresso della regione è lento ma costante. Nella graduatoria nazionale ora occupiamo la posizione 13, nuovamente dietro la Toscana, con la quale da anni siamo in “competizione”. Davanti alla Campania c’è tutto il Nord (tranne la Liguria) e il Centro (Lazio escluso), ma il Piemonte non è lontano (59,2%). Nel 2017 Benevento si conferma prima provincia campana (70,3%), seguita da Salerno (61,6%), che guadagna 1,6 punti percentuali sul 2016. A livello comunale emerge l’accelerazione di Sarno, che nel 2015 era al 57% e ora sfiora l’83%. Invece Battipaglia regredisce: dal 67,09% del 2015 al 61,29% del 2017. Fra le grandi località turistiche, crescono Ravello (67%) e soprattutto Positano (dal 52% al 68% in un anno), ma i paesi confratelli della Costa sono molto più avanti: Amalfi (74,81%), Atrani (87,57%), Conca dei Marini (72,84%), Maiori (74,54%), Minori (81,01%) e Cetara (72,86%). Nei colori solari della Costiera, solo Furore appare grigio (60,78%).
La situazione è peggiore, paradossalmente, nel Parco nazionale Cilento e Vallo di Diano. Fra i 15 comuni principali, ben 8 risultano insufficienti (rispetto alla soglia legale del 65%): Castellabate (51,30%), Camerota (54,40%), Vallo (54,91%), Montesano (55,85%), Agropoli (55,94%), Sassano (60,16%), Sapri (60,70%) e Teggiano (63,83%). Vanno meglio Centola, Polla e Capaccio. Superano quota 70: Casalvelino, Ascea, Roccadaspide e San Giovanni a Piro. Salerno continua a fare il passo del gambero. Il capoluogo ha bruciato circa 10 punti percentuali dal 2010 (70,69%) al 2017 (60,53%). Dopo gli entusiasmi del 2007 e 2008, quando la rivoluzione della differenziata partì e avanzò con una serie di step sull’intero territorio, Salerno ha fatto registrare un costante declino, che l’ha portata sotto la soglia minima del 65%.
La decrescita non-felice può avere diverse spiegazioni, a partire da due fatti strutturali: la mancanza di incentivi (per esempio gli sgravi sulla bolletta) e l’assenza quasi costante degli ispettori ambientali. Anche l’aumento della tassa può essere un motivo della disaffezione.
Oggi però si verifica un’importante novità. Ormai le operazioni connesse al ciclo rifiuti – dallo spazzamento all’impianto di compostaggio – competono quasi interamente a Salerno Pulita. L’azienda municipale “cede” ancora qualche porzione di territorio agli operatori del Comune, ma in compenso ha rilevato gli addetti dei vecchi consorzi di bacino, che gestivano la trasferenza di Ostaglio e alcune attività di svuotamento. Il nuovo quadro potrebbe favorire economie di scala e migliori risultati gestionali. Vedremo. (La Citta di Salerno)

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