Postiglione, striscioni e palloncini biancoverdi per l’ultimo saluto a Mirko

POSTIGLIONE. Gli striscioni li ha lentamente stinti la pioggia, le lacrime invece hanno fatto una fatica terribile ad asciugarsi. Ieri mattina l’intero paese di Postiglione si è fermato per i funerali di Mirko Marzano, il ventitreenne strappato alla vita da un incidente stradale alla Casarsa. Nella chiesa di San Giorgio si sono unite nel dolore due comunità: quella locale e quella ebolitana, le due realtà tra le quali si divideva Mirko: il centro di origine della madre, dove giocava a calcio nella squadra del paese; e quello dove era cresciuto. Tanti i giovani, fuori e dentro la chiesa; grigi i volti e grigio il cielo; singhiozzi e lacrime; dolore e rassegnazione; anche incredulità per un destino del quale proprio non si riesce a capire il senso. Prima e dopo la celebrazione religiosa, sono stati fatti volare palloncini verdi e bianchi e bianca era la bara di Mirko, ma bianchi anche il volto e le mani dei familiari, bianchi pure tanti sguardi, rivolti a terra o verso la volta del luogo sacro: tutto pur di provare a non pensare a quel giovane che fino a qualche giorno fa correva in moto e sul campo da gioco, meritandosi dai compagni di squadra il soprannome di “Lavezzi”, per la facilità con la quale lasciava alle spalle gli avversari e intanto seminava speranze. Intorno alla chiesa alcuni striscioni preparati dagli amici, nel desiderio di eternare almeno sulla stoffa il ricordo di Mirko. “Hai sfiorato il nostro viso come il vento rubandoci un sorriso ad ogni attimo passato con te. Ciao campione”, e “Postiglione non dimentica, cià Marctiè”, e ancora “Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta”. Parole semplici, anche banali, a pensarci, ma piene dello smarrimento di chi già nella vita di parole ne trova abitualmente poche per esprimere un sentimento – sempre troppo stretto in frasi fatte ad uso social network – figuriamoci quando si tratta di ricordare un amico, un compagno, uno con il quale fino a poche ore prima si discuteva di calcio donne moto telefonini, mica di morte e di un ricordo da eternare scegliendo l’espressione giusta. In chiesa don Martino De Pascale, padre spirituale e punto di riferimento della comunità locale, ha usato parole di speranza confidando nella presenza del Signore e sottolineando la fragilità della vita terrena. All’uscita dalla chiesa, nel piano lungo di una foto, sullo sfondo della bara si intravedeva uno spicchio del campo di calcio con una porta e la rete. È lì che Mirko, forse annoiandosi per la cerimonia funebre, ha provato un paio di scatti e qualche tiro, in attesa che lo portassero al cimitero. (voce di strada)

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