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Pollica.Omicidio Vassallo, il fratello Dario all’Antimafia: “Ecco le stranezze sulle indagini”

Ha parlato di “stranezze” nelle indagini e di un possibile movente legato alla “droga” Dario Vassallo, presidente della Fondazione Angelo Vassallo e fratello del sindaco di Pollica ucciso il 5 settembre del 2010, che, oggi, è stato ascoltato in Commissione Parlamentare Antimafia, a pochi giorni dal servizio mandato in onda da “Le Iene” proprio sui misteri dell’omicidio. “Sono stanco, ma determinato a trovare la verità a costo di tutto. Vengo in questa commissione – ha dichiarato – perché chiedo a ognuno di voi di mettersi per un minuto nei miei panni: sono stato sbeffeggiato, offeso, querelato. Ho subito di tutto, ma noi non ci fermiamo”. Nel corso del suo intervento Vasallo ha spiegato alcune cose poche chiare sulle indagini legate all’omicidio: “Il 2 febbraio 2019 chiediamo la perizia balistica e l’autopsia e scopriamo che Angelo era stato raggiunto da 9 colpi di pistola sparati a massimo 40 centimetri e l’attentatore poteva essere in piedi o sul sellino di un motorino“. E ancora: “Fino ad allora ci avevano raccontato che era stato ucciso da sette colpi di pistola”, ha continuato Vassallo sottolineando che ciò “è gravissimo“. “Dopo nove anni scopro che Angelo è stato ucciso da 9 colpi di pistola. Chiedo che si faccia verità e di non essere preso per fesso perché fesso non sono”. Vassallo, durante l’audizione, ha anche fatto riferimento alla sparatoria avvenuta nel maggio 2011 a Cecchina, che provocò due morti, per cui una donna fu arrestata: in quella occasione le due vittime che, come ha sottolineato il presidente della Fondazione, erano “trafficanti di droga“, furono uccise con una pistola dello “stesso modello di quella che ha ucciso Angelo. Furono fatte le prove balistiche, ma chiedo di ripetere, a distanza di nove anni, le prove balistiche perché le tecnologie sono cambiate”. Infine Dario Vassallo ha raccontato i momenti in cui è arrivato sul luogo dell’omicidio: “Angelo Vassallo fu ucciso il 5 settembre 2010. Quando arrivai sul posto parcheggiammo la macchina – ha detto spiegando che era insieme a un altro fratello – e poi ci siamo avvicinati al luogo del delitto”. “Ci sta una sola casa, a 36 metri lineari dal luogo del delitto, e vidi una signora che sgrullava la sua tovaglia“, ha continuato il presidente della Fondazione chiedendosi “come mai una signora si mette a pulire casa con un morto a 36 metri?”. “Quando sono arrivato, attorno alla macchina di mio fratello ho contato 17 persone e una macchina con la stessa persona salita e riscesa – ha concluso – la strada non era transennata e chiunque poteva accedere a quel posto, non a caso, c’erano 17 persone. In quel frangente ho visto che c’erano stranezze”.

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