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Politici arrestati a Camerota: soldi per immobili, matrimoni e cimitero

CAMEROTA – “Con tutte le cose che ho da fare pensiamo a Camerota… ma che ce ne fotte…”. Le parole del vice sindaco Michele Del Duca, intercettate nell’ufficio del sindaco Antonio Romano, racchiudono chiaramente la spregiudicatezza della “cricca” e il loro obiettivo di «anteporre, sempre – come spiega il gip Sergio Marotta – l’interesse privato a quello pubblico». “Poi ti devo parlare di un fatto delicato – dice Del Duca al sindaco – delicato nel senso…eh…ma Licusati… nella manifestazione d’interesse per i centri storici, vedi che se ne deve mettere uno solo di paese…”. “Per progetto – risponde Romano – se tu fai un progetto a Camerota non è che puoi mettere Camerota e Licusati nello stesso progetto …”. E il vicesindaco “…noi possiamo farlo pure a Licusati, poi quando dobbiamo scegliere… scegliamo Licusati, alla fine dei conti che cazzo ce ne fotte, eh prima le nostre e poi quelle degli altri, è chiaro…”. Ma il sindaco non è d’accordo: “E come fai, queste sono già…”. “Facciamo Licusati e Camerota – ribadisce Del Duca – quando è il momento mettiamo prima Licusati e poi Camerota.. eh.. ne sindaco… tu pensi che la gente se gli fai una cosa di queste ti vuole più bene? Noi dobbiamo pensare prima alle nostre, poi dopo… come diceva il sindaco di Licusati Giovanni Garone ‘prima le nostre e poi quelle degli altri’.. poi se ne resta parliamo di quell’altre … mettiamo prima Licusati, poi Cameotra… ho due palazzi da aggiustare, la casa mia da mettere a posto, tu tieni la casa là giù…”. Poi facendo riferimento a Licusati “almeno è un paese che risponde più assai a noi…”. “Camerota? Io non andrei tanto per il sottile…”. E aggiunge: “Con tutte le cose ho da fare pensiamo a Camerota… ma che ce ne fotte.. ho il progetto con il primario, casa a monte e casa a mare”. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali svelano le mosse della cricca che puntava esclusivamente agli interessi personali.
Il matrimonio e la tangente. Eclatante anche la vicenda che riguarda l’ex assessore Rosario Abbate. Intascava indebitamente denaro dalle società partecipate “La Marina de il Leon di Caprera” e da “La Calanca”, ma anche dalle cooperative che lavoravano per il Comune grazie ad aggiudicazioni fittizie. E, ciò nonostante, continuava a chiedere al sindaco ulteriori “mazzette” per sostenere le spese del matrimonio della figlia. “Allora un’altra cosa, vediamo un po’ se mi puoi aiutare – dice Abbate al sindaco, preoccupato di non essere rieletto nelle prossime ed imminenti elezioni comunali – perché io… ottobre prossimo, poi dopo non lo sappiamo, speriamo che ci siamo qua, non sappiamo … qualche ditta grossa, qualche cosa, per lo meno una cosa di soldi da mettere da parte perché devo sposare mia figlia… uno sponsor, qualcosa, troviamo … che ne so, si mettono magari sotto un’altra forma, sotto un’associazione, sotto un altro cazzo, voglio dire… poi io più o meno 10-15 mila euro, pure me le devo mettere per sposarla quella ragazza. Eh.. devo vedere…”. Ma il sindaco appare in imbarazzo. “Ed io come ci vado a chiedere 15mila euro, Rosà…”. “Noo… voglio dire – risponde l’assessore – qualche ditta, che la giriamo sotto un’altra forma, tipo come ti ho detto io, sotto forma di sponsor per la squadra, una stronzata, capì… e vabè .. allora non dico quella cifra là… 4 o 5 (mila) ad uno, 4 o 5 ad un altro..”. E il sindaco “fosse a Madonna terrei questa cosa… E dimmi tu a chi devo dirlo…”. “A queste grosse ditte che vengono a lavorare – risponde Abbate – su tante cose, uno non credo…”. Ma Romano non è convito. “Ma io non ne faccio, Rosà, io proprio non ne faccio…”.
La “stecca” per il cimitero. Da altre intercettazioni dell’inchiesta emerge però, chiaramente, come il sindaco si sia reso complice di Abbate già altre volte. Come avvenuto per “la mazzetta” di 500 euro che la cooperativa Aurora, che faceva capo a Fernando Cammarano e che si occupava della gestione dei cimiteri, doveva consegnare ogni mese ad Abbate. Romano chiamò Cammarano per sollecitare i “pagamenti”. “Fernà se ci sono dei patti che avete fatto, si mantengono, se non mantenete i patti praticamente allora significa che lasci il servizio, il servizio lo teneva in mano lui (Abbate) e te lo ha dato in mano a te, vale a dire che poi lui si trova un’altra soluzione di come deve gestire questa cosa”. Intanto, domani prenderanno il via gli interrogatori di garanzia di tutti gli arrestati. In questo modo potranno difendersi dalle pesanti accuse rivolte dalla procura di Vallo. (LA CITTA di SALERNO)

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