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Palinuro, sigilli allo storico Hotel San Paolo. Scoperto dalla Finanza un giro di 5 milioni per ristrutturazioni mai fatte

CENTOLA. Un albergo sottoposto a sequestro e un giro milionario di fatture false scoperto. È il risultato dell’ultima operazione portata a termine nel Cilento dalla Guardia di Finanza di Sapri. Il blitz è scattato nella mattinata di mercoledì, a Palinuro, dove gli uomini delle fiamme gialle, dirette dal capitano Francesco Venditti, hanno sottoposto a sequestro per equivalente lo storico Hotel San Paolo.
Dalle indagini, coordinate dalla procura di Vallo della Lucania, sarebbe emerso un imponente giro di fatture fasulle, per circa cinque milioni, riguardanti finte ristrutturazioni e falsi miglioramenti della struttura. Nei guai sono finiti i rappresentati legali di tre società tra cui una di leasing. Quest’ultima avrebbe “investito” sette milioni di euro per l’acquisto della struttura che, a dire degli inquirenti, non avrebbe superato il valore di due milioni. In questo modo i tre responsabili sarebbero “riusciti a sottrarsi alla tassazione prevista dalla legge” e a riciclare i proventi illeciti acquistando il complesso turistico.
Non è stato facile per le fiamme gialle portare alla luce il complesso sistema di evasione fiscale che era stato messo in piedi dagli indagati. Le indagini si sono protratte per alcuni mesi senza tralasciare alcun dettaglio. Dalla tenenza di Sapri, gli inquirenti, non lasciano trapelare alcuna notizia ma nelle prossime ore non sono escluse ulteriori risvolti giudiziari. Le indagini, infatti, sono attualmente in corso e riguardano anche altre strutture turistiche della zona. A carico degli indagati è stato ipotizzato il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti e di dichiarazione infedele.
«L’operazione svolta – hanno spiegato dal comando provinciale delle fiamme gialle – conferma l’attenzione a contrasto dei fenomeni di criminalità economico- finanziaria che danneggiano la libera concorrenza e penalizzano gli imprenditori che onestamente operano nel settore».
Gli stessi finanzieri nel 2016, ad Ascea, portarono alla luce una importante frode fiscale nel settore della ristorazione e degli alloggi legati al business delle cerimonie. Un imprenditore del posto finì agli arresti domiciliari per bancarotta documentale, bancarotta patrimoniale e false comunicazioni sociali. E furono sottoposti a sequestro circa 6 milioni di euro di beni. I finanzieri, grazie a numerosi appostamenti, accertarono come a margine delle cerimonie (battesimi, matrimoni, comunioni), i gestori della sala ricevimenti per «nascondere al fisco il reddito e pagare meno tasse», non rilasciavano scontrini e ricevute fiscali ai loro clienti. Nella struttura si erano tenute numerose cerimonie nuziali, qualcuna con oltre mille invitati. Il denaro incassato, dopo essere stato depositato su libretti al portatore e certificati di deposito intestati a persone inesistenti o a terzi estranei e inconsapevoli, veniva poi messo a disposizione su conti personali dei soci della società di gestione e dei rispettivi familiari. (LA CITTA)

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