Natale in lockdown, le regole per il cenone

Natale a rischio lockdown per l’Italia alle prese con la seconda ondata di coronavirus e l’aumento di contagi e decessi. Ai tradizionali festeggiamenti allargati, con i cenoni e i pranzi con tutta la famiglia, ecco quindi contrapporsi la prospettiva di un “Natale di estrema prudenza, in cui purtroppo la circolazione del virus sarà ancora intensa per cui non saranno possibili – secondo me, ma anche secondo i dati – cenoni aperti, assembramenti, persone che non si conoscono e che stanno una vicina all’altra. Sarà un Natale con i propri cari, naturalmente sapendo che i propri cari hanno adottato a loro volta dei comportamenti saggi”, ha spiegato oggi a Sky Tg24 Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza coronavirus. “Perché se questo non succede, nel momento in cui entra in casa una persona che ha il Covid, lo trasmette a tutti soprattutto durante pranzi, cene e feste”, ha ammonito il docente di Igiene all’università Cattolica. Niente cenone, dunque? “Sarà un Natale magari con un cenone – risponde Ricciardi – però con poche persone che si conoscono e che stanno molto attente alla distanza e all’igiene e che festeggiano in maniera sobria”. Per il ministro Francesco Boccia, intervistato a ‘L’aria che tira’, “il nostro Natale sarà diverso. Ora dobbiamo mettere in sicurezza il Paese, poi diciamolo con franchezza, ci sarà solo il nucleo familiare più stretto e dobbiamo fare attenzione”.

A parlare di un “Natale diverso” è stata anche la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, ospite ieri di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7: “Non credo che ci possano essere allenamenti delle misure per Natale: dovremo anzi prevedere molto probabilmente una limitazione delle persone riunite a non oltre il primo grado di parentela. Credo che sarà un Natale ben diverso da quello che abbiamo conosciuto”.  Quando il presidente Conte dice faremo un Natale tranquillo – ha poi aggiunto stamane ai microfoni di Radio Anch’io su Rai1 -, ha sempre inteso dire che “auspicabilmente” “non avrai la pressione, non sentirai le sirene delle autoambulanze” e “ci sarà un allentamento nel senso che le famiglie potranno incontrarsi. Ma anche lì”, negli incontri delle feste, “bisognerà limitarsi davvero secondo me al nucleo familiare”. Quando si dicono certe cose “si viene anche aggrediti – ha osservato – ma è la dimostrazione che il Paese non è abbastanza consapevole. Vorrei semplicemente spiegarlo così: possiamo immaginare oggi, che siamo a metà novembre, che a dicembre potremo far finta che tutto questo è superato? Quando anche uscissimo da questa drammatica congiuntura, possiamo immaginare che dal 10-15 dicembre sarà come se non fosse successo niente?”, domanda Zampa.

E ancora l’infettivologo Massimo Galli, intervistato ieri dal Tg4: “Non voglio dire che gli italiani a Natale dovranno digiunare, si potranno raccogliere in piccoli gruppi, ma i grandi cenoni familiari e grandi veglioni quest’anno ce li dobbiamo dimenticare fin d’ora”. “Anche se chiudessimo tutto oggi, e riaprissimo per Natale o prima di Natale, è abbastanza evidente che se non manteniamo le precauzioni, anche dopo la riapertura cadremmo esattamente nell’errore di ferragosto, quando un’interpretazione disinvolta del ‘dobbiamo convivere col virus’ ha portato al risultato che il virus ha fatto festa insieme a gli italiani”, aveva spiegato.

Per il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, intervistato ieri a ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio 1, il Natale che verrà sarà “un Natale in cui sicuramente potremo fare molto meno di quello che abbiamo fatto il Natale scorso”, quindi “un po’ sottotono” e “questo è evidente. Ma direi che, se riuscissimo ad avere una stabilizzazione della curva” epidemica, “potremo tutti considerarci in area gialla o arancione: una giusta via di mezzo che consenta delle attività, ovviamente con le protezioni che abbiamo imparato a utilizzare”.

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