Mengoni bissa il successo ottenuto a maggio. PalaSele esaurito e festante per il talento di Ronciglione

Elegante come un cigno, ruggente come un leone.  Questa in sintesi la descrizione di Marco Mengoni dopo l’esibizione di ieri sera al PalaSele di Eboli, a distanza di sei mesi dall’ultima volta, ma con gli stessi effetti di maggio, ovvero un altro concerto sold out. Erano, infatti, più di 8000 i cuori pulsanti e festanti per quello che ormai è sempre più un re indiscusso della musica italiana. L’accostamento con il re della foresta, invece, è d’obbligo sia per le impressionanti capacità canore dell’artista di Ronciglione, che per il suo recente exploit come voce di Simba nel live action targato Dinsey del “Re Leone”. In merito all’eleganza, allo stile con cui Mengoni si pone nei suoi show è difficile trovare delle spigolature da criticare. In fondo, in un spettacolo come quello che Eboli ha potuto godere ieri sera c’è davvero poco da criticare. Anzi, praticamente nulla. Energia e adrenalina allo stato puro, emozioni a non finire, questo è stato il filo conduttore dello show che si è abbattuto sul pubblico ebolitano, che si è lasciato piacevolmente travolgere dalla potenza dei primi brani, “Muhammad Alì” e “Voglio”. La reazione che il parterre e gli spalti tributano a loro volta verso il buon Marco e i suoi musicisti sul palco è di quelle da pelle d’oca, a dimostrazione che il pubblico di casa nostra sa come rendere memorabile una serata ad un artista. Dall’impeto ad un momento più soft, una morbida carezza che Mengoni rende ai presenti con “Ti ho voluto bene veramente”, “In un giorno qualunque” e “Sai che”. Un sentimento delicato, di profonda passione, la stessa percepita nella bellissima “Hola”, proposta nelle parti conclusive dello show, quest’ultimo inframmezzato dai successi più noti del Mengoni passato (“Pronto a correre”, “Parole in circolo”, “Guerriero”, “Esseri umani” e l’intramontabile “L’essenziale”) a quelli dell’ultimo album come “Duemila Volte”, passando per un vero e proprio tributo alla nostra terra con una struggente esibizione di “Tu si na cosa grande”. In questo senso, molto intima e profonda, insomma tutta da vivere, “Everest”, quasi più simile ad una poesia da dedicare che ad una canzone da sentire, mentre chi aveva voglia di ritmi calienti e ispanici si sarà goduto senza dubbio la performance di “La casa azul”. Il vero cuore dell’esibizione, però, è stata la condivisione tra l’artista e il suo pubblico, i suoi “guerrieri”, la condivisione di emozioni profonde, tra energia e ballate, il tutto racchiuso in una scenografia essenziale ed accattivante al tempo stesso.
Omar Domingo Manganelli

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