Maxi sequestro a Santa Marina: sigilli a 6 fabbricati a Policastro. 32 indagati per lottizzazione abusiva

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Maxi sequestro a Santa Marina: sigilli a 6 fabbricati a Policastro. 32 indagati per lottizzazione abusiva

SANTA MARINA. Un vero e proprio “quartiere fantasma”, nato su suolo agricolo costiero e privo delle opere di urbanizzazione primaria, è stato scoperto e sequestrato nel Comune di Santa Marina, nella frazione di Policastro Bussentino. L’operazione, scattata su ordine del GIP del Tribunale di Lagonegro, ha portato al sequestro preventivo di 6 fabbricati in corso di costruzione, per un totale di oltre 15 unità abitative in località Isca dei Macelli. Il valore complessivo delle opere, una volta ultimate, avrebbe superato il milione e mezzo di euro.

Il decreto di sequestro, emesso il 4 giugno 2026, è stato eseguito in modo congiunto dal personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Lagonegro, dagli uomini della Guardia di Finanza, dai Carabinieri Forestali del Reparto di Vallo della Lucania (Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni) e dai militari della Stazione Carabinieri di Vibonati.
I reati contestati a vario titolo sono pesantissimi: si va dalla lottizzazione abusiva cosiddetta “mista”, alla falsità ideologica commessa sia da privati in atto pubblico, sia da pubblici ufficiali in atti pubblici. Nel registro degli indagati sono iscritte ben 32 persone: tra loro figurano lottizzatori, progettisti, direttori dei lavori, acquirenti, venditori e i responsabili pro-tempore dell’Ufficio Tecnico Comunale che nel tempo hanno rilasciato i titoli edilizi.
Le indagini sono partite da una perizia tecnica volta a individuare le aree agricole del comune che avevano perso la loro originaria vocazione rurale, in netto contrasto con i piani urbanistici. Gli inquirenti hanno così scoperchiato un disegno criminoso unitario, sviluppatosi in tre fasi distinte tra il 2008 e il 2023:
  1. Il frazionamento: un’area originariamente inedificata di circa 24.276 mq, classificata come “zona agricola E”, è stata divisa in 18 lotti.
  2. La compravendita: i lotti sono stati ceduti a terzi nel corso degli anni.
  3. L’edificazione selvaggia: sono stati ottenuti permessi di costruire basati su false attestazioni tecniche.
Secondo la Procura, il meccanismo fraudolento si basava sulla falsa classificazione dei terreni come “Zona E2” (con indice di fabbricabilità di 0,03 mc/mq) anziché nella corretta “Zona E1” (dove l’indice è di appena 0,003 mc/mq). Questo escamotage ha permesso di autorizzare volumetrie residenziali ben dieci volte superiori a quelle realmente consentite dal Piano Regolatore Generale (PRG). L’operazione veniva poi “sanata” con varianti in corso d’opera per il cambio di destinazione d’uso da agricolo a residenziale, approvate senza alcuna reale istruttoria.
Il risultato della speculazione è stato la creazione di un agglomerato residenziale privato a due passi dalla costa, in un’area di altissimo pregio ambientale e paesaggistico, senza che vi fossero le strade, le fognature e le infrastrutture necessarie.
Il GIP ha ritenuto urgente il sequestro per evitare il completamento dei lavori e la vendita delle case a ignari acquirenti, anticipando così gli effetti della futura confisca obbligatoria. Dalla Procura di Lagonegro ribadiscono la massima fermezza: la tutela del suolo agricolo e del paesaggio del Basso Cilento restano una priorità assoluta, trattandosi di un bene comune non rinnovabile da preservare per le future generazioni.
Come previsto dalla legge e nel rispetto della presunzione di innocenza, si ricorda che il provvedimento è stato emesso nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità penale degli indagati dovrà essere accertata e confermata solo all’esito di una sentenza definitiva.

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