L’America deve aspettare per il nuovo presidente. I sondaggi hanno fallito di nuovo

Ci vorranno giorni per lo spoglio di 65 milioni di voti postali. Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Sono questi tre gli Stati che eleggeranno il presidente degli Stati Uniti per il prossimo quadriennio. Dopo che i seggi sono chiusi dappertutto, solo alcune cose si sanno con certezza, di molte altre si sa ancora molto poco. Le poche certezze: i sondaggi hanno fallito di nuovo, in modo clamoroso. I molti punti di vantaggio attribuiti a Biden si sono volatilizzati nella notte del voto. Nonostante le dichiarazioni dello staff di Biden, secondo cui i voti e i delegati della Florida non sarebbero così interessanti ( 29 preziosissimi grandi elettori…) lo stato del sole è rimasto in mano ai repubblicani con una bruciante debacle proprio a Miami, dove pure Hillary vinse comodamente. Un altro dato certo è l’affluenza al voto, col 66,7% degli aventi diritto, è il dato più alto dal 1908. Una mobilitazione senza precedenti, insomma, che si è tradotta in un voto anticipato enorme: dei circa 160 milioni di voti totali, 100 milioni sono stati voti anticipati, di cui 65 per posta. Molto avversato dal presidente il voto postale è attribuito prevalentemente ai democratici. Se effettivamente sarà così lo vedremo solo nei prossimi giorni: ne serviranno tre o quattro a stati come Michigan e Pennsylvania per contali tutti. Proprio gli stati che decideranno. Negli Stati del ‘Rust Belt’ non è andata come gli strateghi democratici avevano immaginato: nel 2016 Trump li strappò ai democratici. Persero anche perchè li consideravano sicuri. Una sicumera pagata a caro prezzo, Trump vinse di pochissimi voti: fu una beffa. Ora rischia di diventare un disastro, perché Biden si è impegnato moltissimo in questi stati. Secondo i responsabili elettorali della Pennsylvania, però, sui 76.000 voti per posta già conteggiati solo uno su 16 è in favore di Trump e dei repubblicani. I dati sulle preferenze espresse da remoto dovrebbero essere nuovamente pubblicati a partire da domani, dalle tre del pomeriggio ora italiana. L’incertezza dell’esito del voto nella Pennsylvania potrebbe riprodursi in altri Stati del Midwest e nella regione delle periferie operaie che nel 2016 fu decisiva per l’elezione di Trump. Sia in Michigan e in Wisconsin, infatti, il presidente è in vantaggio di alcune centinaia di migliaia di voti, ma potrebbe essere penalizzato dalle preferenze espresse per posta. L’Ohio invece è rimasto a Trump, e per lui è un’eccellente notizia. Dal 1944, in ogni elezione tranne una – quella del 1960 tra Nixon e Kennedy – l’Ohio ha indovinato il vincitore. Dopo aver scelto Obama nel 2008 e nel 2012, aveva votato per Trump preferendolo a Clinton per otto punti nel 2016. Una notizia positiva per i democratici viene dall’Arizona. Lo stato del fu sceriffo Joe Arpajo, cacciatore di immigrati clandestini, trumpiano ante-litteram, volta le spalle al Gop e prova con Biden. Da sempre stato repubblicano, solo con Bill Clinton unica volta dal dopoguerra, aveva votato democratico. Per tutto il resto, compreso il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, occorre aspettare. Aspettare e sperare che il risultato sia nettamente a favore dell’uno o dell’altro, perché altrimenti il rischio sono gli scontri di piazza. Negli ultimi giorni le immagini di negozi barricati nei centri di molte città hanno fatto il giro del mondo, così come le notizie di vendite di armi da record. (di Lorenzo Peluso – QUASIMEZZOGIORNO)

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