Il Ciclope non riaprirà più: respinto il ricorso dei gestori, la grotta e il parcheggio ritornano al Comune di Camerota

Niente da fare. Il Ciclope, la storica discoteca scavata nella roccia davanti alla spiaggia del Mingardo nel comune di Camerota resta chiusa.Ecco la decisione del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso della società che gestiva la discoteca. E’ il secondo no alla riapertura dopo quello pronunciato dal Tar Campania. La società che gestiva la discoteca chiedeva l’annullamento della revoca della concessione e dell’autorizzazione ad occupare l’area del parcheggio adiacente il locale della costiera cilentana. I giudici, però, hanno ritenuto di respingere la richiesta.
Le contestazioni erano arrivate in seguito alla decisione del Comune di Camerota di revocare, in autotutela, il contratto di concessione della cosiddetta grotta Caprara. Il tutto in seguito alla tragica morte del 27enne napoletano Crescenzo Della Ragione, deceduto nella notte dell’11 agosto 2015 proprio all’interno della discoteca, in seguito al crollo di un grosso masso. Al contempo era stato intimato alla proprietà di liberare l’area demaniale occupata ed adibita ad area di sosta delle auto. Due delibere contestate che però sono state ritenute legittime dai giudici amministrativi sia in primo che in secondo grado. Il Comune, guidato dal sindaco Mario Salvatore Scarpitta, a fondamento di tale provvedimento di annullamento d’ufficio – come riporta stamane La Città di Salerno – rilevò che in seguito al sequestro penale dell’area adibita a discoteca, dopo l’incidente mortale, era venuto meno l’assetto causale del contratto di concessione. Inoltre il contratto non era stato approvato dalla competente giunta municipale e non era stato affidato all’esito di procedura ad evidenza pubblica. In più, dopo il sequestro della discoteca, la concessionaria aveva arbitrariamente ridotto il canone concessorio. I giudici di Palazzo Spada (presidente Carlo Saltelli) in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), hanno respinto l’appello e condannato il ricorrente al pagamento delle spese di causa, pari a 5 mila euro, oltre agli accessori di legge. Hanno ritenuto infondati i diversi motivi addotti dai legali difensori, confermando invece le ragioni dell’Ente. Sul presunto «difetto assoluto di attribuzione» e/o «incompetenza assoluta» del Comune di Camerota ad adottare il provvedimento di annullamento in autotutela della concessione e restituzione ad horas dell’area gravata da uso civico che, per l’appellante solo la Regione avrebbe potuto adottare, la Giunta regionale Campana aveva rinnovato l’autorizzazione al Comune di Camerota ad affidare l’area «per l’esercizio di un night club», in deroga alla sua originaria destinazione silvo-pastorale. Questo con la previsione che nel caso in cui fosse cessato lo scopo per il quale l’autorizzazione era stata concessa, il terreno sarebbe dovuto tornare all’antica destinazione. E relativamente al parcheggio, per i giudici è stato «correttamente considerato» l’area utilizzata a parcheggio come «pertinenza del complesso aziendale della discoteca», e ha pertanto altrettanto legittimamente ravvisato i presupposti per il ritiro della concessione, una volta venuta meno la possibilità per la Srl di continuare a svolgere l’attività di discoteca.

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