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Futani, ecco tutti gli appuntamenti con il “Menevavo Festival”

Voluto dall’amministrazione comunale di Futani, finanziato dalla Regione Campania a valere sulle risorse del Programma Operativo Complementare (POC) 2014-2020 “Eventi per la promozione turistica e la valorizzazione dei territori”, il  “Menevavo Festival” è una kermesse che, partita a settembre, proseguirà fino alla primavera portando nel comune di Futani arte, cultura e intrattenimento, fra eventi e attività che coinvolgono il pubblico come laboratori d’arte e escursioni. Dopo gli appuntamenti dei mesi scorsi il festival torna con importanti novità fra cui la mostra personale di Gianluca Carbone, artista che spazia dalla pittura alla scultura, dalla decorazione alla scenotecnica, con un ricco curriculum che riguarda esposizioni personali e collettive. La mostra presentata a Futani, dal 22 dicembre al 6 gennaio presso la sala comunale di via Dante, si intitola “Il viaggiatore”, emblematica rispetto a quello che è il fil rouge del festival, che è proprio quello del viaggio-emigrazione, per sensibilizzare il pubblico verso una tematica che tanto ha toccato i nostri antenati, costretti a lasciare il Cilento e l’Italia per questioni di lavoro, e tanto è presente oggi, con i flussi migratori verso lo Stivale (e non solo). La mostra “Il viaggiatore” resterà aperta tutti i giorni, dal 22 dicembre al 6 gennaio, dalle ore 16:00 alle ore 21:30. Inoltre, i giorni 23, 28 e 5 gennaio, alle ore 16:00, sono previsti laboratori d’arte contemporanea per adulti e bambini. Ma non di sola arte è fatto il “Menevavo Festival”. Il 22 dicembre, in occasione dell’apertura della mostra personale di Gianluca Carbone, a seguire un aperitivo con dj set vinilico a cura di Wiseman Dub (Raffaele Gargiulo aka Papa Lele) alle ore 18:00 il quale, alle 22:00, verrà raggiungo da Carmine Minichiello per dare vita al live dei Jambassa, progetto di musica dub digitale fortemente radicato nel roots delle origini con alle spalle album quali “Waiting Dragoon” (2006), “The Roots and the Flowers” (2008), “Macchine Parlanti” (2009) e “Owls” (2014). Il 28 dicembre, alle ore 20:30, è la volta del duo jazz Induo, formato da Rossella Cosentino e Marco Berti: a colpire lo spettatore, della loro performance, è di sicuro la tecnica tapping (da lui definita “tip tapping”) di Marco Berti il quale, grazie all’uso di entrambe le mani a suonare i tasti del suo basso, riesce a creare arrangiamenti complessi a più linee, come stessero suonando più strumenti contemporaneamente, suonando al contempo con entrambi i piedi elementi ritmici: con il sinistro il tambourine e con il destro lo “stomping bass”, creando atmosfere moderne e ballabili spaziando tra diversi generi musicali quali jazz, swing, blues, latin, etnico. Il 3 gennaio, alle 22:00, arriva al “Menevavo Festival” il collettivo multimediale napoletano Elem. Formato da Fabrizio Elvetico, Loredana Antonelli e Marco Messina, già membro dei 99 Posse, Elem è un progetto spoken word che spazia dal dub all’industrial, dal jazz alla techno. Musicista, produttore e sound designer, Marco Messina negli anni collabora con artisti quali Pino Daniele, Subsonica, Raiz, Almamegretta, 24 Grana e lavora a molte colonne sonore (fra cui, quella di “Sud” di Gabriele Salvatores nel 1993 e, nel 2002, insieme a Meg, a quella della visionaria rivisitazione de “La Tempesta” di William Shakespeare ad opera del regista Giancarlo Cauteruccio). A chiudere gli eventi musicali di questa seconda tranche del Menevavo Festival, la sera del 5 gennaio, nella chiesa San Marco Evangelista, il concerto di Natale a cura dell’istituto musicale “R. Goitre”. Il 23 dicembre si parte invece dalla mattina, alle ore 9:00, con una escursione (a cura di Archeo Trekking) che, dal centro di Futani, porterà prima nella frazione di Castinatelli, poi a Santa Cecilia per tornare di nuovo a Futani, passando per il mulino Guglielmini, in un percorso tra storia e natura. Il 23 dicembre, alle ore 20:30 all’interno della sala comunale di Futani, il “Menevavo Festival” si trasforma in cinema con la proiezione del documentario “I villani”, di Daniele De Michele “Donpasta”, prodotto da Malìa in collaborazione con Rai Cinema e sostenuto da Evernex Italia, Unipol Banca, Blumax e Film Commission Regione Campania. Il film ruota attorno alla cucina popolare italiana la quale, nonostante sia amata e imitata in tutto il mondo, sta man mano morendo. I quattro protagonisti di “I villani” ci accompagnano in questo mondo, il loro mondo, fatto di difficoltà ma anche di soluzioni, grazie alla loro etica, il loro sapere, la comunità che creano, l’eredità che lasciano. «Sono stati scelti quattro personaggi che potessero rappresentare la cucina italiana, rispettando le varie caratteristiche che la compongono: Nord e Sud, uomini e donne, giovani e anziani. Quattro “villani” che parlano di agricoltura, pesca, allevamento, formaggi e cucina familiare. Quattro personaggi che nel loro fare quotidiano rappresentano la sintesi delle infinite resistenze e reticenze ad adottare un modello gastronomico e culturale uguale in tutto il mondo. Quattro personaggi con le loro famiglie per poter verificare se la cucina italiana sia ancora un patrimonio vivo, se il passaggio di informazioni tra generazioni esiste ancora, se la cucina italiana così come l’abbiamo ereditata si salverà o scomparirà». Il tema del “Menevavo Festival”, come suggerisce il nome (in dialetto) scelto per questa kermesse, è quello del viaggio, dell’andare via, dell’emigrazione, sia essa a causa di forze maggiori o “decisa”, quel viaggio di chi va alla ricerca di fortuna altrove. È da queste premesse che prende piede il convegno che si terrà il 3 gennaio alle ore 18:00 dal titolo “Alla ricerca di una vita migliore – L’emigrazione e lo spopolamento dei piccoli paesi”. «La storia socio-economica del dopoguerra di Futani è uguale alla storia di tutti i paesi dell’entroterra Cilentano e Campano. Agricoltura e artigianato in una progressiva crisi, l’industria inesistente, i lavori pubblici incapaci di creare un valido supporto all’occupazione, ai Cilentani non restava altro che seguire l’esempio dei padri e, ancora una volta, abbandonare la propria terra per cercare lontano quel che in patria era loro negato. Partivano adattandosi ad ogni tipo di mansione e nel frattempo i paesi d’origine si impoverivano. L’immagine dell’emigrante è quella della valigia di cartone, contenente piccole e misere cose, il cuore pieno di speranza e la mente piena di sogni, ma anche piena di valori, formatisi nella civiltà contadina, che ha consentito di esportare risorse umane preziose per i paesi di accoglienza. Nel secondo dopoguerra i campani e, in particolar modo i cilentani, emigrarono verso il Belgio. Il cilentano (come tutti d’altronde) emigrava per necessità di natura economica, ma pensava sempre al ritorno in patria, all’incontro con i familiari, agli amici, alle abitudini, ai sapori e agli odori della sua terra. In tal modo, gli emigranti, almeno all’inizio, rimanevano ancorati alle tradizioni religiose del loro paese, alle proprie radici, alle feste svolte con processioni, bande, fiere, bancarelle. Sapere di ritornare alleviava le pene della lontananza, permetteva di ritrovare un po’ di serenità. Le visite ai parenti, alla famiglia, agli amici, hanno animato i paesi degli emigranti, determinato e riacceso la vita di quei paesi. Ed è proprio quello di riaccendere la vita del paese uno degli scopi del “Menevavo Festival”, far rivivere i luoghi, le piazzette, i vicoletti, tenere accesa la memoria, il racconto, le storie di vita. Aprire le finestre delle case tenute per troppo tempo chiuse e far entrare aria nuova, creare comunità e condivisione, far in modo che il viaggiatore/turista nostro ospite possa vivere un’esperienza unica a stretto contatto con la genuinità dei rapporti umani, con la specificità della cultura e delle tradizioni locali, con le persone che vi abitano».

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