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Finanziamento della Badia di Santa Maria di Pattano, Sen. Castiello: “Una leggenda intrisa di squallide polemiche”

VALLO DELLA LUCANIA – Come documentato dalla professoressa Rosanna Alaggio docente presso l’Università di Campobasso, la Badia di Santa Maria di Pattano, risalente al IX secolo d. C., “è il complesso monastico italo – greco meglio conservato dell’intera Italia meridionale. La cappella dedicata a San Filadelfo, costruita sopra i resti di un edificio termale di una villa romana, ha costituito uno dei più preziosi e antichi cicli pittorici di matrice bizantina”. Su questo complesso monumentale ci sono già stati in passato molteplici interventi di restauro con finanziamenti pubblici erogati dallo Stato (ordinanza n. 80 Legge 219/81), dalla Comunità Europea (P. S. R. Campania 2007 – 2013), dalla Regione Campania (Legge regionale n. 58/74) e dalla Provincia di Salerno. Esiste, infine, un progetto per il consolidamento ed il restauro predisposto dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno.

Il finanziamento di un milione e trecentomila euro previsto nella recente Legge Finanziaria, da me proposto, è in definitiva un intervento di completamento finalizzato alla messa in sicurezza ed agibilità dell’immobile, con i connessi riflessi in termini di creazione di un attrattore turistico – culturale e di un fattore occupazionale. Le insinuazioni di bassa lega messe in circolo in questi giorni, secondo cui il finanziamento statale andrebbe a favorire i privati proprietari della struttura, dimostrano profonda sconoscenza del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004) che a norma degli art. 30 e seguenti prevedono la possibilità dell’accollo dell’onere finanziario da parte del Ministero dei Beni Culturali. In ogni caso il Comune di Vallo della Lucania, che con delibera di Giunta n. 120 del 13 luglio 2012 ha precisato che la Badia di Santa Maria di Pattano “rappresenta una testimonianza storica – artistica di eccezionale interesse in quanto monastero italo – bizantino più integralmente conservato dell’ Italia meridionale”, si è impegnato all’ottenimento di un finanziamento pubblico finalizzato sia al restauro, sia alla creazione del museo materiale e multimediale del Monachesimo da localizzare negli stessi locali della Badia. Correlativamente il Comune ha stipulato apposita convenzione con i proprietari riservandosi l’uso esclusivo in comodato trentennale dell’opera stessa nel rispetto dell’art. 9 della Costituzione, che impone la valorizzazione del patrimonio culturale, nonché dell’ art. 1, comma 2, del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che prescrive che la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale è necessaria “a preservare la memoria della comunità nazionale e del territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura”.

Quel che più desta rammarico è constatare che la speculazione politica è stata fomentata da basisti locali il cui livore è pari alla loro rozzezza culturale. Ad essi mi limito a ricordare il monito di Benedetto Croce: “una comunità che non celebra, o addirittura ignora le sue radici culturali, non ha presente ne futuro”!

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