Festival di Sanremo 2021, nei brani dei 26 Big tanto amore e riflessi di pandemia

Festival di Sanremo 2021. Pane, amore e pandemia. O meglio, riflessi di pandemia. Nei 26 brani dei Big in gara a Sanremo 2021 abbondano come non mai quelli che parlano d’amore, da quello felice e infinito cantato da Orietta Berti a quello più o meno sofferto delle canzoni di Ermal Meta, Fasma, Irama e La Rappresentante di Lista. Ma non mancano i riflessi di questi 12 mesi segnati dal Covid.

C’è il riferimento diretto e quanto mai attuale di Willie Peyote che in ‘Mai dire mai (La Locura)’ (dove la seconda parte del titolo è un omaggio alla serie tv cult ‘Boris’) critica l’approccio alla cultura e alla politica nel nostro Paese, cita “le brutte intenzioni” di Morgan e lamenta: “Riapriamo gli stadi ma non teatri né live”. Ma ci sono tanti aspetti del linguaggio e dei temi dei brani festivalieri che sembrano influenzati da clausura, solitudine, ipocondria. C’è, infatti, abbondanza di farmaci e farmacisti, di supermercati, c’è persino quello che sembra un omaggio ad un “balcone italiano” nel pezzo dei ComaCose e un certo numero di canzoni in cui è forte la voglia di evasione, di leggerezza, di riscatto. Per quanto riguarda le sonorità, non mancano i rap, i pezzi urban, abbonda l’elettronica ma è praticamente assente la trap, che non era scontato per un cast (nella media) così giovane come quello di quest’anno. C’è invece un grande ritorno alla tradizione, non solo melodica ma anche al rock duro, ad accenni punk, alla musica anni ’70, ’80, ’90.

Così Gazzè canta ‘Il Farmacista’, dove, in una perfetta alchimia tra testo ironico e musica del miglior Max, biasima chi dice di avere la verità in tasca per ogni cosa, dispensando farmaci (con tanto di innominabili principi attivi) per ogni “tormento” ed ogni “magagna”. Poi c’è il “sesso ibuprofene”, ovvero il sesso antidolofirico che Aiello brevetta in ‘Ora’, un pop contemporaneo dedicato a quella fase in cui non si riesce a superare la fine di una storia d’amore e chi viene dopo si prende la parte peggiore di noi (“avevo il cuore malato”, “l’atteggiamento di uno stronzo, invece era terrore”). E ad un medicamento lenitivo è dedicato anche ‘Arnica’, dove il poeta-cantautore Gio Evan cerca di alleviare gli urti contro il mondo, con una canzone-pomata (“voglio farmi scivolare il mondo addosso e non scivolare sempre io”).

La voglia di evasione si fa sentire nel riuscitissimo brano di Colapesce e Dimartino, ‘Musica leggerissima’, un pop esistenzialista e liberatorio (“metti un po’ di musica leggera, perché ho voglia di niente, anzi leggerissima, parole senza mistero”). I cinque componenti de Lo Stato Sociale si presentano con un ‘Combat Pop’, che unisce sberleffo (ce n’è anche per il direttore artistico del festival, “ormai solo Amadeus ha un profilo di coppia”), impegno e un ritmo con cui non faranno ballare solo “la vecchia” di ‘Una vita in vacanza’ (con cui si piazzarono secondi al festival del 2018) ma un po’ tutti.

Chi si aspettava proprio un bel ‘punk da balera’ dagli Extraliscio feat. Davide Toffolo non rimarrà deluso da ‘Bianca luce nera’, canzone che parla dei contrari (“mi curi medicamentosa, mi pungi come ragno ortica”, “fonte miracolosa, piantagione velenosa”). E se Arisa si presenta con un bel brano scritto da Gigi D’Alessio ‘Potevi fare di più’, storia d’amore tra sofferenza e consapevolezza (“a che serve truccarmi se nemmeno mi guardi”), Annalisa festeggia con ‘Dieci’ altrettanti anni di carriera, proponendo una ballad moderna che è una dichiarazione d’amore nei confronti della musica.

Esistenzialista il brano di Malika Ayane che si ritrova in ‘Ti piaci così’ (“è ora che ti vedi, com’era non sarà, ci pensi e ti piace com’è, lo senti che tremi a che serve resistere”). Cita Celentano (che forse sarà ospite al festival) il brano di Bugo, che in ‘E invece sì’ racconta che anche chi fallisce può rialzarsi. In ‘Fiamme negli occhi’ i Coma_Cose (che sono una coppia anche nella vita) raccontano la loro storia tra alti e bassi (“resta qui e bruciami piano, come il basilico al sole, sopra un balcone italiano”).

Ha gli stessi autori di ‘Grande Amore’, il brano con Il Volo trionfò a Sanremo nel 2015, ‘Quando ti sei innamorato’, che Orietta Berti canterà in garà al suo dodicesimo festival, facendo impazzire, con una melodia che più tradizionale non si può, lo zoccolo duro del pubblico più attempato di Rai1. È innamorato anche il giovanissimo Random di ‘Torno a te’ (“E oggi ritorno a te, torno ad amare almeno, forse non penso più, oggi mi sento vivo”), come pure il Francesco Renga di ‘Quando trovo te’ (“Le mie gioie inevitabilmente le ritrovo tutte quante, sempre sempre, solo quando trovo te”).

E un amore travagliato, invece, quello cantato da Fasma in ‘Parlami’, rock ballad con inserti rap (“anche se voglio io non posso cambiarlo, ma noi sì”). Lotta per riprendersi anche la protagonista della canzone di Irama ‘La genesi del tuo colore’ (“scoppierà il colore, scorderai il dolore”). Non facile anche l’amore cantato in ‘Un milione di cose da dirti’ di Ermal Meta (“ed ho un milione di cose da dirti ma non dico niente”). Cronaca di una crisi, poi, per Noemi con ‘Glicine’ (“Mi dici che, che non funziona più”, “dentro ti amo e fuori tremo, come glicine di notte”).

Racconta la banalità del naufragio amoroso, invece, l’esordio di Fedez all’Ariston, in coppia con Francesca Michielin, che avviene sulle note di ‘Chiamami per nome’ (“la grande storia banale, prima prosciughiamo il mare, e poi versiamo lacrime per poterlo ricolmare”). Tra le canzoni d’amore che funzionano e che sanno anche di leggerezza c’è senz’altro pure la ‘Santa Marinella’ di Fulminacci, che canta “oggi sai è uno di quei giorni che se mi vuoi lasciami stare”. E nel ritornello confessa: “voglio che mi guardi e poi mi dici che domani è tutto a posto, quanto vuoi per tutto questo?” Hanno una canzone insospettabilmente molto adatta al festival Veronica e Dario, ovvero La Rappresenta di Lista, che propongono la ballad melodica ‘Amare’ (“amare senza avere tanto, urlare dopo avere pianto”).

Madame, la 18enne che ha sbancato con ‘Sciccherie’, porta la sua ‘Voce’ a Sanremo proponendo un dialogo interiore fra sé e sé (“dove sei finita amore, come non ci sei più”, “sarà bello abbracciarti, dirti mi sei mancata”).

A dispetto del titolo, non è un brano d’amore ma autobiografico ‘Cuore amaro’ di Gaia che infatti nell’arrangiamento risente anche della storia della cantante, la cui mamma è brasiliana. Propone rap con divagazioni tra jazz e funky ‘Momento perfetto’ di Ghemon che parla di rivincite personali con grande energia (“sono convinto che questa sia l’ora mia, il momento perfetto per me”). Infine, avrebbe fatto saltare sulle poltrone il pubblico dell’Ariston (ma scatenerà anche i gruppi d’ascolto ‘distanziati’ davanti alla tv) ‘Zitti e buoni’ dei Maneskin, dove Damiano & C. mettono il rock duro al servizio di un inno generazionale che piacerà tanto alle radio quanto allo streaming (“sono fuori di testa ma diverso da loro e tu sei fuori di testa ma diversa da loro, siamo fuori di testa ma diversi da loro!”).

Alla fine del tradizionale ascolto in anteprima con la stampa accreditata, Amadeus ammette: “Quest’anno ho ricevuto le cose più interessanti e forti dai giovani”. Per questo sono la maggioranza. “Io non faccio un ragionamento scientifico su generazioni, vado a seconda di quello che mi colpisce da ex dj”, dice il direttore artistico che promette “massima libertà per la messa in scena per i cantanti e molti di loro faranno show”. E pazienza se qualcuno dovesse avvicinarsi a meno di un metro e mezzo, “perché saremo tutti tamponati e l’Ariston sarà una bolla: mica penserete che io e Fiorello possiamo stare a due metri l’uno dall’altro?

di Antonella Nesi

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