Expo Milano 2015 – Io c’ero

Quando sentirai parlare dell’Expo di Milano, svoltosi dal primo maggio al 31 ottobre 2015, potrai dire “io c’ero”. Quando racconterai agli altri del caldo tra i padiglioni a luglio, dirai “io c’ero”. E “io c’ero” potrai far notare quando qualcuno accennerà alle file di cinque ore per entrare nel padiglione Italia, del Giappone o degli Emirati Arabi. È quasi come ricordarsi del concerto dei Pink Floyd a Cava dei Tirreni nel 1989. Se anche lì dirai “io c’ero” allora è passato tanto tempo.Molti sono stati i viaggi organizzati da tutte le parti d’Italia e dall’estero per visitare questo evento planetario. Numerosi i viaggi d’istruzione, che una volta si chiamavano “gite scolastiche”. Tanti gli istituti che hanno partecipato. Molti i ragazzi e i professori con le loro aspettative e le loro storie. Molte le trasgressioni e tra queste, due notti in particolare. Molta birra e anche un po’ di fumo. Che male c’è, dirà qualcuno. Ormai è entrato nell’immaginario collettivo. Poi però: Le tre di notte. Forte caldo nella stanza. Gli altri dormono. Come fanno a dormire? La testa gira. Un pò d’aria. La finestra. Sporgersi viene naturale. La testa continua a girare, sembra di volare.  La scena si ripete per la seconda volta in occasione della gita scolastica per la visita all’Expo. A cinque mesi dalla morte del diciannovenne Domenico Maurantonio caduto dalla finestra dell’albergo, in circostanze analoghe, un altro ragazzo diciassettenne vola dalla propria stanza al settimo piano nella notte tra il 14 e 15 di ottobre. Secondo gli inquirenti la caduta è accidentale. La morte è stata immediata. La gita all’Expo si trasforma cosi da occasione per visitare un avvenimento cui non si può mancare ad un evento tragico. Con tutte le conseguenze del caso: i presidi ripensano le gite, i professori non vogliono più fare gli accompagnatori. È il classico caso tutto italiano di affrontare i problemi: si eliminano nascondendo la testa sotto la sabbia. Il grande successo che questo evento mondiale ha avuto sembra meravigliare molti. Era iniziato tra le polemiche. I media evidenziavano i ritardi, gli sprechi e i lavori non completati. Qualcuno accennava a speculazioni immobiliari e corruzione negli appalti. Poi però, l’afflusso dei visitatori ha iniziato a salire. Alla fine il commissario unico annuncia che si è superato il traguardo dei 20 milioni di visitatori. Si parla di circa 250.000 / 300.000 persone al giorno. Cosi l’evento che aveva il tema nobile “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita l’alimentazione nel mondo” è diventato un immenso affare per qualcuno. Esempio banale è quello della birreria che “spilla in media circa 5.000 bicchieri di birra al giorno” dichiara il responsabile alle vendite alla fine di una faticosa e caotica giornata.  Ogni bicchiere di birra è venduto a 4,50 euro. Facili conti ci dicono che la birreria ha fatturato in media 22.500,00 euro al giorno che, moltiplicati per i 180 giorni di apertura dell’Expo, producono un giro d’affari di circa 4.050.000,00 euro in sei mesi. Questo sicuramente non ci fornisce l’ordine di grandezza, che non è facile calcolare, ma a pensarci bene si scopre che dietro il tutto c’è sempre la stessa cosa: gli affari. Poco importa se nei 20 milioni di biglietti venduti c’erano anche quelli dei due ragazzi che non torneranno più a scuola. È solo un effetto collaterale.  E non ci si deve più stupire se il problema principale resta ancora il profondo malessere dei giovani. È stato sempre così: i giovani sono il gruppo sociale con maggiore emotività e voglia di cambiamento. Oggi però il malessere giovanile sembra diventare latente e proprio perciò è come una malattia endemica che è lì ma non scoppia mai in epidemia. Forse perché volutamente mantenuta a livello latente. E a quei ragazzi che nel visitare l’Expo si aspettavano qualcosa di diverso, viene da dire che durante la stagione del movimento studentesco della “Pantera”, negli anni 89/90, sulla facciata dell’Istituto Orientale, famosa università di Napoli, campeggiava una frase scritta con le bombolette spray che recitava: “dieci, cento, mille cattivi maestri”. Dagli anni ’90 non è cambiato molto. Ancora tanti sono i cattivi maestri.  (di Francesco Paolo, dottore commercialista – Quasi Mezzogiorno)

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