Enzo Tortora: il 17 marzo e il peso di una libertà ritrovata 

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Enzo Tortora: il 17 marzo e il peso di una libertà ritrovata

MILANO – Se il 17 giugno è rimasto scolpito nella memoria collettiva come il giorno delle manette e delle telecamere puntate sui polsi di un uomo innocente, il 17 marzo rappresenta per la storia civile italiana il contrappeso necessario, ma ancora doloroso: il sigillo definitivo della verità.
Oggi, mentre la televisione torna a onorare il conduttore con speciali e approfondimenti — come il documentario di Antenna 3 che ripercorre il suo legame indissolubile con la tv lombarda — la data richiama inevitabilmente quella sentenza della Corte di Cassazione che, nel 1987, chiuse per sempre uno dei capitoli più bui della nostra magistratura.

Il coraggio della verità: i giudici dell’assoluzione

Il ribaltamento del destino di Tortora non fu scontato. Dopo la durissima condanna a dieci anni in primo grado, fu necessario l’intervento di magistrati che scelsero di guardare i fatti senza il filtro del pregiudizio. Il merito dell’assoluzione in Appello (1986), poi confermata definitivamente il 17 marzo 1987, va in particolare alla corte presieduta da Michele Morello.
Il giudice Morello, insieme al relatore Giorgio Fontana, ebbe il compito di smontare pezzo per pezzo il “castello di carte” costruito sulle dichiarazioni dei pentiti. Con una sentenza di oltre 200 pagine, Morello definì le accuse contro il presentatore come il frutto di una “falsità conclamata”, restituendo onore a un uomo travolto dal fango mediatico e giudiziario.
“Io sono innocente, spero con tutto il cuore che lo siate anche voi.”
(Enzo Tortora, rivolgendosi ai giudici dopo la lettura della sentenza di primo grado) 

L’eredità oltre il fango

Ricordare Enzo Tortora oggi significa riflettere su una ferita mai del tutto rimarginata. Nonostante la vittoria legale, il conduttore morì nel maggio del 1988, ucciso — come disse lui stesso — “da una bomba al cobalto chiamata ingiustizia”.
Oggi la sua figura è più viva che mai. Dalle serie TV in produzione ai dibattiti nelle scuole, il 17 marzo resta il giorno in cui l’Italia si guarda allo specchio e si chiede se, dalla lezione dei giudici Morello e Fontana, il sistema abbia davvero imparato a proteggere i cittadini dall’errore.

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