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Enti locali, fondi Unione Europea “a rischio”

Problema Patto per gli enti impegnati nella chiusura degli interventi cofinanziati dall’Ue. Entro il 31 dicembre 2015, infatti, è necessario procedere a tutti i pagamenti relativi alle spese previste nel ciclo di programmazione 2007-2013. Ciò farà venire al pettine molte delle criticità emerse negli ultimi anni e tamponate differendo il saldo delle fatture, perché eventuali ulteriori ritardi saranno sanzionati da Bruxelles con la revoca dei finanziamenti (che quindi rischiano di andare persi). La partita interessa numerosi comuni ed enti di area vasta, oltre che ovviamente le regioni, che hanno in capo la programmazione dei fondi. Per provare ad aggirare il problema, la normativa offre purtroppo pochi strumenti, che comunque è utile tenere presenti. Innanzitutto, ricordiamo che solo le risorse direttamente o indirettamente provenienti dal bilancio comunitarie possono essere escluse dal saldo, mentre i cofinanziamenti nazionali (ossia le risorse provenienti dai bilanci statale, regionale o degli stessi enti locali) devono essere conteggiate. La percentuale di confinanziamento (che consente di distinguere la parte che può essere esclusa e quella che deve essere inclusa) e diversa per ogni fondo. Occorre prestare attenzione, specialmente in questa fase, al corretto trattamento degli interventi (in particolare per quelli con una durata pluriennale), verificando di non aver escluso in spesa più di quanto detratto in entrata. Inoltre, è vietato escludere spese a valere su entrate accertate dopo il 31 dicembre 2008.Per non uscire dai vincoli, regioni e città metropolitane possono contare sugli spazi finanziari (per complessivi 462 milioni) recentemente distribuiti dal dpcm attuativo dell’art. 1, comma 145, della l 190/2014. Tali quote consentono, nei limiti dell’assegnazione, di escludere una parte delle spese finanziate da risorse nazionali, senza necessità di sottrarle in entrata.Infine, come extrema ratio in caso di sforamento, si rammenta che è possibile dribblare la sanzione più pesante, ossia il taglio delle spettanze in misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo, laddove si dimostri che il superamento di quest’ultimo è stato determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di cofinanziamento nazionale rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio precedente. Sono, comunque, applicate le restanti sanzioni (blocco delle assunzioni e dell’indebitamento, limite alla spesa corrente, tagli alle indennità ed ai gettoni di presenza degli amministratori). (tratto da Italia-OGGI)

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