B&B managers stage a protest, outside the headquarters of the Campania Region, asking for economic aid for their sector to overcome the serious economic crisis due to the Covid-19 coronavirus pandemic, in Naples, southern Italy, 31 October 2020. ANSA / CIRO FUSCO

Dpcm: gestori B&B Napoli consegnano chiavi, fuori da ristori

Hanno consegnato le chiavi delle loro strutture perché non riescono ad andare avanti e temono che, un nuovo lockdown possa causare il fallimento. Sono i titolari e i gestori delle attività ricettive extra-alberghiero che operano con il codice fiscale, riuniti in un comitato, che hanno protestato oggi davanti alla sede della Regione Campania, a Napoli.
“Il Decreto Ristori comprende anche i B&B, ma noi qui in Campania restiamo fuori – spiega Fabrizio, titolare di un bed and breakfast nel centro della città – perché qui, unico caso in Italia, la normativa regionale non prevede B&B con partita Iva”.
In Campania, infatti, il bed and breakfast è considerata, ai sensi della legge regionale, un’attività integrativa del reddito che può essere condotta da una persona fisica, ma non da una partita Iva. “Non abbiamo in sostanza – sottolinea – lavorando con i nostri codici fiscali, la possibilità di accedere ai sostegni messi in campo”.
Durante il lockdown, per far fronte alle spese, “abbiamo attinto ai nostri risparmi”. “Ora – aggiunge – veniamo dalla devastazione, non possiamo reggere ancora”.
Nel 2019, fanno sapere, oltre il 10% del Pil della Regione Campania è stato generato da questo comparto.
Il settore extra alberghiero di Napoli è costituito principalmente da imprese a carattere familiare, operatori che gestiscono grazie a regolari licenze amministrative e sanitarie strutture come Affittacamere, B&B o Case Vacanza.
“Il Comune di Napoli prevede e incassa da tutti il pagamento di tributi locali maggiorati, la questura riceve la regolare e puntuale denuncia di ogni ospite e lo Stato il pagamento di una tassazione che varia da categoria a categoria – sottolineano – Eppure, nel momento dei ristori, si creano differenze per chi lavora con la partita Iva e quelli che operano con il codice fiscale, per questi ultimi non è previsto nulla”. (ANSA).

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