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Coronavirus e Imprese. Dati, stime e proposte: Confesercenti scatta una fotografia della situazione il Report

Nella terza settimana di emergenza Coronavirus, Confesercenti ha realizzato un report con i dati e le stime della situazione attuale, e con le proposte per arginare gli effetti della crisi sulle imprese. Confesercenti quantifica in 5 miliardi la riduzione dei consumi turistici nei primi sei mesi del 2020. Ciò nell’ipotesi di un graduale venir meno dell’emergenza che, dopo una perdita di 4 miliardi nel solo bimestre marzo-aprile, consentirebbe di contenere a 1 miliardo l’ulteriore caduta di attività tra maggio e giugno. Per gli altri consumi, la riduzione complessiva ammonterà a 1,5 miliardi. Se non interverrà un’inversione di tendenza, a causa di questi andamenti il Pil chiuderà l’anno con una variazione negativa dello 0.3%. In termini assoluti, vi sarebbero una perdita di Prodotto di 8 miliardi e minori investimenti per 3 miliardi.

IL REPORT DI CONFESERCENTI

In una sola settimana, dal nostro precedente Dossier, la situazione è purtroppo e come noto, molto peggiorata. Nel frattempo il Governo ha preso dei provvedimenti importanti che per la prima volta nella storia considerano i rischi della possibile espansione di un contagio che può diventare pandemia. La misura più simbolica è senz’altro costituita dalla sospensione delle attività didattiche su tutto il territorio nazionale fino al 15 marzo e nelle zone a rischio fino al 3 aprile. Ovviamente gli effetti sul contesto produttivo sono aumentati, essendo peggiorata l’evoluzione della malattia. Il Governo ha varato una serie di provvedimenti, positivi, ipotizzando un impegno finanziario di circa 3,6 miliardi che però si dichiara arriverà fino a 7,5 miliardi e sarà rivolto ad imprese, lavoratori e famiglie.
LA CRISI SI È ACUITA
Dopo poco più di due settimane dall’individuazione del famoso “paziente 1” la situazione della diffusione del coronavirus è molto peggiorata. Innanzitutto, ovviamente dal punto di vista umano e sanitario, ma poi anche dal punto di vista dei settori economici.
Molti settori stanno registrando un rallentamento della produzione, e in alcuni casi si riscontrano dei veri crolli dell’attività.
Da alcuni giorni i mercati finanziari, che erano rimasti inizialmente indifferenti ai rischi economici dell’epidemia, hanno iniziato a reagire, evidenziando una correzione delle borse che incorpora la possibile revisione al ribasso dei livelli dei profitti nei prossimi mesi.
Nell’arco di pochi giorni ci siamo trovati di fronte ad una situazione non certo immaginabile e che, per alcuni versi, sta rivoluzionando le nostre abitudini e mettendo in drammatico allarme il futuro di tantissime imprese.
Il senso delle politiche da implementare è in sostanza di limitare i danni immediati alla struttura produttiva, ma anche elaborare una visione di più lungo respiro.
La situazione che si sta creando in Italia non è diversa da quella che si sta prospettando nel resto dell’Europa. Per questo è più che mai indispensabile un impegno comunitario straordinario volto da un lato ad individuare adeguate risorse aggiuntive per far fronte all’emergenza in atto, dall’altro a consentire le necessarie flessibilità ai bilanci dei singoli Paesi, sospendere e derogare temporaneamente all’applicazione della specifica regolamentazione, come nel caso della vigilanza bancaria o della regolamentazione degli appalti.

COVID-19: L’ITALIA IN “ZONA GIALLA”
Lo scorso 27 febbraio Confesercenti quantificava in 3,5 miliardi la perdita che stava registrando il settore turistico a causa del contagio da Covid-19. Indicavamo in ulteriori 400 milioni la riduzione degli altri consumi provocata dalla maggiore prudenza che le famiglie andavano manifestando nelle decisioni di spesa. Ad appena una decina di giorni di distanza, lo scenario è drasticamente peggiorato e la chiusura delle scuole evidenzia come ormai tutta l’Italia debba essere considerata “zona gialla”.
Il contagio economico si è esteso insieme al virus e il conteggio dei danni deve necessariamente essere rivisto.
Confesercenti stima che nel corso di una sola settimana si sia determinata una perdita di ulteriori 500 milioni per il turismo e una riduzione di almeno 100 milioni degli altri consumi.
La nuova ordinanza, che rende più severi i limiti alle attività pubbliche, non potrà che aggravare la situazione.
Allo stesso tempo, l’idea di un contagio ormai diffuso all’intero paese non potrà che convincere i turisti stranieri a non visitare il nostro paese. Il turismo interno è ugualmente scoraggiato per il rischio ormai associato agli spostamenti su treni e aerei.
Sulla base di questi elementi e delle quantificazioni già effettuate, Confesercenti quantifica in 5 miliardi la riduzione dei consumi turistici nei primi sei mesi del 2020. Ciò nell’ipotesi di un graduale venir meno dell’emergenza che, dopo una perdita di 4 miliardi nel solo bimestre marzo-aprile, consentirebbe di contenere a 1 miliardo l’ulteriore caduta di attività tra maggio e giugno.
Per gli altri consumi, la riduzione complessiva ammonterà a 1,5 miliardi.
Se non interverrà un’inversione di tendenza, a causa di questi andamenti il Pil chiuderà l’anno con una variazione negativa dello 0.3%. In termini assoluti, vi sarebbero una perdita di Prodotto di 8 miliardi e minori investimenti per 3 miliardi.

IMPATTO SULLE IMPRESE DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO, ALBERGHI E PUBBLICI ESERCIZI
Siamo nella seconda settimana di crisi sanitaria, in una situazione che è peggiorata rispetto all’inizio. La sospensione dell’attività didattica certifica d’altronde una condizione di assoluta emergenza e le famiglie saranno necessariamente indotte a ridurre le occasioni di consumo che implichino la frequentazione di luoghi affollati.
Da qui la necessità di rivedere le stime rispetto all’impatto della crisi sul tessuto economico, pur cercando di mantenere un orizzonte positivo e fiducioso.
Anche in questo caso, a pagarne di più le conseguenze sarebbero le imprese di piccole dimensioni.
Addirittura Cerved stima che se la crisi continuasse per tutto l’anno, una quota compresa tra l’8,8 ed il 13,4% delle imprese del settore rischia la chiusura. La media dei settori sarebbe compresa in una forbice tra 6,8 e 10,4%.
Solo per informazione: nella Regione Lombardia e nelle 14 Province inserite nell’ultima ordinanza restrittiva sono localizzate oltre 350mila imprese della ricettività, dei pubblici esercizi, del commercio al dettaglio. Queste imprese stanno già subendo una crisi devastante.
Complessivamente, considerando l’insieme dei consumi delle famiglie, registreremo un impatto diretto su quelli turistici (ricettività, viaggi, pubblici esercizi, ristorazione) ed indiretto su quelli collegati (ad esempio commercio per acquisti durante le vacanze), a cui si aggiunge una riduzione generale di consumi dovuta al peggioramento del clima di fiducia.
Con le informazioni attualmente disponibili ed uno scenario abbastanza ottimistico quale quello descritto, cioè di crisi che terminerà a breve ma produrrà i suoi effetti sino alla fine del secondo trimestre (questo soprattutto per il settore turistico) quindi, stimiamo una ricaduta sulle attività connesse, che può determinare una contrazione pari a 30mila esercizi ed oltre 120mila posti di lavoro.

SETTORE TURISMO SEMPRE PIÙ ZONA ROSSA
L’impatto del Corona Virus sul turismo italiano, come già sottolineato, è stato immediato: ormai sembra che la stagione invernale e quella di Pasqua siano fortemente pregiudicate. Da un sondaggio Confesercenti-SWG gli albergatori delle principali città segnalano cancellazioni di prenotazione tra il 40% di Roma e l’80% di Venezia, passando per il 53% di Firenze ed il 77% di Milano e prevalentemente (anche se non solo) tra febbraio ed aprile.
Questo non riguarda solo il comparto della ricettività ma, ovviamente tutte le attività collegate: i pubblici esercizi e la ristorazione, sia nelle zone a rischio che nelle principali mete turistiche, non solo legate alla neve (città d’arte, per esempio), le guide e gli accompagnatori turistici, i tour operator, i trasporti viaggiatori, le agenzie di viaggio subiscono ripercussioni rilevanti. A questi devono essere aggiunti tutti i settori collegati del commercio, beni culturali e ricreativi e dei servizi alla persona e di prossimità, indirettamente collegati al turismo, ma in quanto soffrono in generale nel nuovo clima instauratosi, di prudenza e minori relazioni sociali.
Degli effetti complessivi prima citati (30mila esercizi in meno, 120mila occupati), possiamo ipotizzare che l’impatto dovuto alla riduzione di 5 miliardi di euro di consumi turistici sulle imprese del settore turistico sarà di circa 21.000 chiusure con la perdita di 100mila posti di lavoro.
Certamente opportuni sono stati i primi provvedimenti adottati, ma appare ora evidente che la brusca frenata richiederà ulteriori e più incisivi interventi che non potranno limitarsi alla sospensione dei versamenti fiscali, contributivi e delle utenze, oltre all’estensione degli ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito. Occorre estendere l’indennizzo a tutti i lavoratori autonomi e ai professionisti operanti sul territorio nazionale ed appartenenti al settore turistico. Il medesimo ampliamento dovrà riguardare i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato per ragioni di stagionalità, di futura assunzione.
Andrebbero anche attivate iniziative di sostegno della domanda interna, come il riconoscimento di detrazioni fiscali per le spese sostenute in viaggi e soggiorni presso strutture ricettive italiane.
Il turismo è già oggi, quindi, un settore tra i più danneggiati, se non il più danneggiato, che continuerà sicuramente a subire gli effetti del virus anche successivamente alla fuoriuscita dallo stato di rischio.
Riduzione di consumi turistici interni*, entro giugno 2020 Stima al 6/3/2020 (valori assoluti, mln €)
Servizi ricettivi 2.004 di cui extralberghieri 361 Bar e ristoranti 1.319 Agenzie di viaggio e tour operator 342 Trasporti 586 di cui noleggio mezzi 98
Shopping 748 Fonte: stime Confesercenti su dati Istat – Conto satellite del turismo *Consumi turistici inbound e domestici in Italia

DICHIARARE LO STATO DI CRISI PER IL TURISMO
Ribadiamo, visto il peggioramento della situazione. che andrebbe prevista per il settore Turismo la dichiarazione di stato di crisi, con predisposizione di tutti gli interventi mirati a sostener le attività nella fase di emergenza ed a predisporre le opportune iniziative di sviluppo.
La nostra misurazione degli impatti economici del COVID-19 è sempre molto prudenziale. L’ipotesi sottostante è che il fenomeno riveli breve durata e che le perdite in cui si sta incorrendo potranno essere, almeno in parte, recuperate nella seconda metà d’anno. Quest’assunzione permette di ragionare in termini di mancata crescita, piuttosto che di vera e propria contrazione dei volumi di attività.
Per evitare un avvitamento della situazione e per essere pronti a sostenere le imprese turistiche anche in un’ipotesi di ulteriore peggioramento delle prospettive, è opportuno costruire, in temi rapidissimi, un Fondo di solidarietà dedicato. Il Fondo potrebbe essere cofinanziato al 50% con risorse nazionali e al 50% con risorse europee.
La dotazione iniziale del Fondo dovrebbe essere di almeno 2,5 miliardi, ossia circa la metà dei danni fin qui stimati. Il Fondo sarebbe costituito presso il Governo centrale e poi assegnato in gestione alle Regioni, secondo criteri di riparto da definire in sede di Conferenza Stato-Regioni. A titolo meramente esemplificativo, i criteri di riparto potrebbero essere ponderati in base al numero delle presenze turistiche, al peso delle attività commerciali o ad altre misure atte a cogliere la distribuzione sul territorio delle perdite economiche causate dal Covid-19.
Il riconoscimento dei rimborsi sarebbe commisurato a un oggettivo calcolo della perdita subita, ad esempio costituita alla differenza certificata fra i ricavi dell’attuale periodo di crisi e i ricavi del medesimo periodo dell’anno precedente.
Il Fondo andrebbe a capienza e dovrebbe essere rifinanziato per uno stesso ammontare, non appena raggiunto il 50% degli impegni della dotazione iniziale.
Le risorse nazionali versate al Fondo andrebbero scorporate dal computo dei saldi di finanza pubblica sottoposti alle procedure di sorveglianza europea, come già avvenuto per gli stanziamenti a favore del cratere sismico.
Per la salvaguardia dell’immagine del Paese andrebbero anche previste azioni straordinarie ed immediate di promozione sui principali mercati internazionali di provenienza dei turisti.

MISURE A SOSTEGNO AL SETTORE TURISMO LE PROPOSTE DI CONFESERCENTI
Confesercenti propone una serie di richieste volte a prevedere, in via preliminare, per l’intero comparto turistico e ricettivo a livello nazionale, comprese le figure professionali operanti nel comparto in forma autonoma, un complesso di misure ulteriori rispetto a quelle già previste, ritenute necessarie per la gestione dell’evoluzione della crisi economica collegata al COVID-19:
Ø Non applicazione dell’IVA al 10% sulle tariffe delle camere alberghiere e strutture ricettive in generale per transazioni effettuate esclusivamente con strumenti di pagamento tracciabili fino al 31.12.2020;
Ø Non applicazione dell’IVA sul margine al 22% ex art. 74 ter (per intermediazione e organizzazione di pacchetti turistici INTRA UE) e diritti di agenzia (emissione biglietteria aerea, prenotazione in generale, etc.) per Agenzie di viaggi e Tour operator intermediari e/o organizzatori fino al 31.12.2020 per transazioni effettuate esclusivamente con strumenti di pagamento tracciabili;
Ø Riconoscimento quale “Onere detraibile” pari al 19% del valore dei soggiorni acquistati in strutture alberghiere o altre strutture ricettive, fino a un tetto di € 2.633,00, riconosciuto al cliente persona fisica per l’anno d’imposta 2020 per transazioni effettuate esclusivamente con strumenti di pagamento tracciabili;
Ø Riconoscimento quale “Onere detraibile” pari al 19% del valore del pacchetto turistico acquistato, senza limite di spesa, riconosciuto al cliente persona fisica dell’agenzia di viaggi e Tour Operatori per il periodo d’imposta 2020 per transazioni effettuate esclusivamente con strumenti di pagamento tracciabili;
Ø Riconoscimento quale “Onere detraibile” pari al 19% del valore dei servizi resi da guide turistiche, senza limite di spesa, riconosciuto al cliente persona fisica del professionista per il periodo d’imposta 2020 per transazioni effettuate esclusivamente con strumenti di pagamento tracciabili;

Ø Sospensione degli adempimenti relativi alla corretta tenuta del DURC in relazione alle già approvate norme sospensorie di versamento contributivo e ritenute sui dipendenti;
Ø Estensione della sospensione dei pagamenti rateali non relativi a mutui ipotecari, ma altresì ad ogni altra forma di finanziamento bancario e non (per es.: prestiti personali, affidamenti e scoperti bancari, leasing operativi e finanziari, etc.) o, in alternativa, previsione di totale detraibilità degli interessi passivi sostenuti dall’impresa ricettiva o turistica in deroga ai principi previsti dall’art 61 del TUIR (ditte individuali e società di persone) e art. 96 del TUIR (società di capitali): non applicazione del “principio di proporzionalità” tra ricavi e proventi che concorrono a formare il reddito ai fini IRPEF; non applicazione del “principio di concorrenza degli interessi attivi nel limite del 30% del MOL” ai fini IRES;
Ø Sospensione dei pagamenti relativi alle utenze di strutture ricettive, intermediari ed organizzatori del turismo, somministrazione e soggetti che svolgono attività turistiche e/o ricettive non in via principale e costi fissi in generale

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