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Clan e affari, Salerno “capitale” della mala

Peggio di Catania e Brindisi. Secondi a Reggio Calabria, che guida la classifica, Crotone, Napoli e la siciliana Enna. Il dato è allarmante: più 500 per cento. È’ ilo trend in crescita dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso denunciati in provincia di Salerno. La percentuale è calcolata rispetto alle statistiche del 2017. La provincia Salernitana è quinta nella classifica stilata dal quotidiano economico Il Sole 24 ore per i reati di mafia. Nell’indice totale della criminalità Salerno e la sua provincia si posizionano al 46esimo posto. Le denunce per ogni 100mila abitanti sono 3331(con un segno positivo del 3,6%). Il dato è complessivo ed è riferito al totale dei delitti che si consumano sul territorio provinciale. C’è un’alternanza curiosa nelle statistiche pubblicate dal quotidiano di Milano: per i furti in abitazioni le più colpite sono città del centro-nord (Asti in “pole position”) mentre per i furti di autovetture nelle prime posizioni compaiono solo province del centro-sud (Barletta è la più colpita).
La geografia criminale. Il quadro delinquenziale in provincia di Salerno, quello di tipo organizzato – secondo la relazione della Dia – varia a seconda delle aree geografiche. Più gruppi si sono spartiti gli affari illeciti, stabilendo dei confini territoriali. Più consorterie sono presenti nell’Agro-nocerino: territorio a più alta densità di popolazione e di interessi criminali. In quest’area si segnalano gruppi facenti riferimenti al clan Mariniello-Pignataro, con base a Nocera Inferiore, Tempesta ad Angri, Matrone-Loreto-Ridosso a Scafati, Graziano-Serino a Sarno, D’Auria-Petrosino-Fezza a Pagani e Sorrentino a Sant’Egidio del Monte Albino. Meno incisiva è la presenza a Salerno dove operano gli “eredi” del clan D’Agostino (le “nuove leve” dei gruppi Faggioli-Ubbidiente fino al 2006 e poi Stellato-Iavarone) mentre a Cava de’Tirreni resistono i Bisogno, ai quali si aggiunge il gruppo di usura che ruota intorno a Dante Zullo. Nella Valle dell’Irno si segnala le famiglie dei Genovesi a Baronissi. Nella Piana del Sele, iinvece, operano “le nuove generazioni” che si riconoscono nei clan tradizionali come i Pecoraro-Renna, a Bellizzi, che ultimamente hanno stretto un patto di non belligeranza per la vendita della droga con i nemici storici della famiglia De Feo. Nella Piana a sud ci sono i Maiale ad Eboli. Infine, nel Cilento, ad Agropoli, è emerso in questi anni il cosiddetto “clan dei rom”, costituito su base familiare, contrapposto ai Marandino di Capaccio, ex affiliati alla Nco.
Gli affari illeciti. Estorsione, sia racket e “cavallo di ritorno”, e droga restano le principali forme di arricchimento dei clan del Salernitano. Per lo spaccio i canali di approvvigionamento sono quelli tradizionali, ovvero Scampia e l’area Torrese-Stabiese, anche se si registrano ingerenze dei boss calabresi (come gli i Giorgi, detti “Stacchi”, di San Luca) soprattutto nel Diano e nella Valle del Sele. Non ha caso le ’ndrine usano anche il porto di Salerno come destinazione finale delle rotte di droga dal Sud America. Per il settore degli stupefacenti, le terre della Piana del Sele si prestano per l’illecita coltivazione e produzione di cannabis, sopratutto da parte di soggetti dell’hinterland Vesuviano. Le consorterie Salernitane sono impegnate, poi, nel riciclaggio e auto-riciclaggio finalizzati al reinvestimento dei capitali illeciti. Non sfuggono alla criminalità gli appalti, specie quelli pubblici, con particolare attenzione alla raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Il più odiato dei reati, l’usura, è l’altra cassa continua dei clan.
Le zone “vergini”. Anche se fuori dalla geografia delinquenziali, ci sono zone a rischio di conquista della criminalità organizzata. Il Medio e Basso Cilento è esposto a possibili investimenti di capitali illeciti nel settore turistico e alberghiero. L’unico fenomeno rilevante in quest’area è lo spaccio che registra una forte impennata durante il periodo estivo. Discorso a parte per il Vallo di Diano, posto a cerniera tra l’Alta Calabria e la Campania, dove si verificano sempre con più insistenza contatti tra pregiudicati del luogo e cosche dell’Alto Ionio e del Cosentino. Nel Diano – secondo la Dia – c’è una pax nella gestione degli affari illeciti, sopratutto dello spaccio, dove i gruppi operano senza contrasti. (LA CITTA)

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