Home / Cronaca / Citro, il don della “Chiesa sicura”. Accolse i vu cumprà cacciati dai lidi. «Lo sfruttamento, problema culturale»

Citro, il don della “Chiesa sicura”. Accolse i vu cumprà cacciati dai lidi. «Lo sfruttamento, problema culturale»

CAMEROTA. Era appena un’estate fa e sembra che sia passato già tanto tempo. Erano i giorni di Ferragosto e sulle spiagge italiane l’allora ministro Salvini aveva dato ordine di bloccare i vu cumprà e sequestrare tutta la mercanzia che proponevano ai bagnanti.
E don Gianni Citro, parroco di Marina di Camerota, offrì il sagrato della chiesa. E così trasformò lo slogan del tempo “spiagge sicure” in “Chiesa sicura”. A ripensarci bene, appena un anno fa ma don Citro, di fronte alla cronaca degli sfruttati di colore, continua a sostenere: «Lo sfruttamento è soprattutto un problema culturale». Ed offre la sua nuova chiave di lettura. «Purtroppo il sud, accanto a tante testimonianze di enorme impegno per lo sviluppo e la legalità – spiega il sacerdote – continua ad essere un potente vivaio di abusi e di sfruttamento e non solo a danno di migranti ed extracomunitari. È un piaga sociale, un inguaribile difetto di cultura». Ma dietro lo sfruttamento c’è la scandalosa verità: «È vissuto con sconvolgente normalità, con una mentalità che pensa alla schiavitù come a un fatto naturale, necessario, inevitabile. Qui è il punto».
Di fronte ha il panorama umano del Cilento dove, come ovunque, «il migrante è rifiutato, denigrato, ignorato come essere umano e torna utile come schiavo, per lavori che nessuno più farebbe, non gli viene riconosciuto altro diritto se non quello di vivere in una costante e fisiologica sottomissione, in stato di perpetua sofferenza, perché il loro riscatto ci disturba come ci indigna vedere che i naufraghi non sempre sono degli sfiniti e dei derelitti, ma conservano ancora tracce di vigore e di dignità».
Da alcuni anni, don Citro, mette a disposizione di alcuni senegalesi il sagrato della chiesa. «È solo un segno concreto di fratellanza a gente bisognosa di aiuto – ha detto – si tratta di persone perseguitati sulle spiagge dai provvedimenti di Salvini e che non avevano più un posto per vendere la loro merce». (Vincenzo Rubano – LA CITTA)

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