Caso Monaldi, l’ombra del falso sul trapianto fatale: indagati Oppido e Bergonzoni
NAPOLI – Una svolta drammatica scuote l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto lo scorso 21 febbraio al termine di un calvario iniziato nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi. La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati il primario Guido Oppido e la cardiochirurga Emma Bergonzoni con l’accusa di falso in atto pubblico.
Il sospetto: cartella clinica manipolata
Secondo i magistrati Giuseppe Tittaferrante e Antonio Ricci, i documenti ufficiali dell’intervento sarebbero stati alterati per coprire un errore di valutazione che si è rivelato senza ritorno. Al centro del giallo c’è l’orario del clampaggio aortico: l’accusa ipotizza che l’équipe abbia rimosso il cuore nativo del bambino in forte anticipo rispetto all’arrivo dell’organo da trapiantare proveniente da Bolzano.
Quando il nuovo cuore è giunto a Napoli, i medici si sarebbero accorti che era inutilizzabile, irrimediabilmente danneggiato dal ghiaccio secco usato per il trasporto. Tuttavia, Domenico era già stato privato del suo cuore: un “punto di non ritorno” raggiunto prematuramente che avrebbe reso vana ogni manovra di emergenza.
La verità nei metadati di un cellulare
La prova regina potrebbe arrivare dalla tecnologia. I carabinieri del Nas hanno sequestrato il cellulare di un’infermiera (non indagata) che avrebbe documentato le fasi dell’intervento con foto e video. Il prossimo 26 marzo verrà effettuata la copia forense del dispositivo: l’analisi dei metadati — ovvero l’orario digitale certo impresso nei file — servirà a stabilire se gli orari reali coincidano con quelli dichiarati dai medici nella cartella clinica incriminata.
Rischio sospensione per i medici
La pressione sui vertici della cardiochirurgia è massima. La Procura ha chiesto per i due chirurghi la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della professione. Il confronto decisivo avverrà il 31 marzo, data fissata per l’interrogatorio di garanzia davanti al GIP. In quella sede, i legali della difesa — i penalisti Vittorio Manes, Alfredo Sorge e Vincenzo Maiello — cercheranno di smontare la tesi del dolo, fornendo la propria versione su una catena di eventi che ha trasformato un’operazione salva-vita in una tragedia nazionale. (Ottopagine)