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mercoledì, Gennaio 14, 2026

«Carosonamente»: Peppe Servillo e Solis String Quartet, omaggio alla musica di Renato Carosone. Questa sera a Marina di Camerota

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«Carosonamente»: Peppe Servillo e Solis String Quartet, omaggio alla musica di Renato Carosone. Questa sera a Marina di Camerota

Un concerto che «sollecita una memoria del pubblico apparentemente nascosta, dormiente, ma ancora viva. Un repertorio che permette di ritrovare un sentimento, un umore, che sembravano smarriti. A dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che certi autori parlano ancora oggi al cuore e alla mente». Parola di Peppe Servillo, che accompagnato dal Solis String Quartet, torna con Carosonamente, sabato 2 agosto in Piazza San Domenico in onore dei Festeggiamenti di San Domenico Patrono di Marina di Camerota.

Viaggio fra ricordi e emozioni spariti

Tu vuò fa l’americano, ’O sarracino, Maruzzella, Pigliate ’na pastiglia… Basta far scorrere i titoli per rispolverare la leggenda, risvegliare ricordi ed emozioni sopite. Peppe Servillo, con Renato Carosone, sente il bisogno soprattutto di far riemergere una forma di ironia, «che ancora appartiene alla nostra cultura, soprattutto in questa città straordinaria che è Napoli. Un’ironia che parte dal basso, dal popolo. Che è carezzevole, che tratta con affetto i suoi personaggi. Tutto il contrario — sottolinea l’ex voce degli Avion Travel — di quel sorriso beffardo, quel sarcasmo, la presa in giro violenta, che spesso viene dall’alto, da chi ha il potere. Nel mondo di oggi sembra che ci dobbiamo sempre sganasciare dalle risate, con una certa dose di cattiveria, anche. Come se non fossimo più capaci di sorridere».

Lo stesso titolo dello spettacolo, Carosonamente, vuole fare riferimento a una leggerezza appunto carezzevole, ma capace di scavare nell’anima. «Sì. Una forma dolce, che sposa l’aspetto musicale con l’aspetto teatrale, le trovate comiche. Con i travestimenti che facevano parte dei concerti dal vivo di Carosone. Per lui orchestrazione, arrangiamenti, erano un modo di mettere per l’appunto in scena, come nella migliore tradizione della canzone napoletana, personaggi come macchiette, nel senso migliore della parola». E in questa forma di teatro-canzone, «io personalmente, non vorrei peccare di presunzione, mi trovo pienamente a mio agio, così come i solisti dello String Quartet, come il violoncellista, Antonio di Francia, che è anche l’arrangiatore. In questo tempo di riproducibilità del tutto, noi prediligiamo la dimensione del qui e ora, in cui i musicisti viventi si rivolgono a un pubblico che dal vivo ascolta e sente vibrare l’emotività». Una sfida: «Un modo di riproporre un repertorio che altrimenti rischierebbe di essere museificato, mentre noi vogliamo perpetuarlo dal vivo. Non certo sui social o su Spotify».

L’originalità di un quartetto d’archi

La scelta di rendere omaggio a Carosone con un quartetto d’archi? «È la dimensione strumentale tipica italiana della musica colta ed evidenzia i meriti della composizione di Carosone. È sobria e al tempo stesso ha una chiave ritmica forte. Fa emergere ancora più il valore della scrittura musicale e dei testi».

La maschera degli artisti e il mistero delle loro vite

È capitato a Peppe Servillo di conoscere Carosone? «Purtroppo no. Con gli Avion Travel anni fa vincemmo il premio Carosone, ma il maestro era già un po’ in difficoltà, per ragioni di salute». Magari Carosonamente è un modo per incontrarlo sul palco: «Alla fine è il destino di chi fa questo mestiere. Oggi il mondo si nutre dei dietro le quinte. Una volta non era così: la vita degli artisti doveva anche essere in qualche modo misteriosa. Perché poi alla fine gli artisti si rivelano per quello che sono sul palco, con la maschera che indossano».

                                       

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