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Capaccio-Paestum.Franco Alfieri in equilibrio tra una prescrizione e il blitz Antimafia

CAPACCIO PAESTUM. Dalla piccola Torchiara alla conquista delle poltrone più importanti delle principali città tra la sponda sinistra del fiume Sele e il Cilento, Agropoli e oggi Capaccio-Paestum. Il cammino politico e amministrativo dell’avvocato Franco Alfieri – il consulente all’agricoltura del governatore Vincenzo De Luca divenuto famoso in tutto lo Stivale per quella battuta sulle “fritture di pesce” – si è spesso incrociato (o scontrato) con la magistratura. Ultima, ma solo in ordine di tempo, è l’indagine condotta dal pm antimafia Vincenzo Montemurro. Intanto che Alfieri macinava passi da un capo all’altro la città dei Templi alla ricerca di consensi, gli uomini della Dia, guidati dal tenente colonnello Giulio Pini, facevano capolino a casa sua, nel suo studio professionale e in Municipio ad Agropoli per eseguire un decreto di perquisizione del pm Montemurro. L’accusa è di quelle che avrebbe stroncato la scalata elettorale a chiunque: voto di scambio politico-mafioso. La Dia, nel frattempo, ha fatto visita ad alcuni dei suoi “fedelissimi”: dal sindaco di Agropoli, Adamo Coppola, all’ex vicesindaco di Albanella, Pasquale Mirarchi, trovato in possesso di una pistola clandestina e arrestato due giorni prima della chiusura della campagna elettorale (correva per la carica di sindaco). Se Alfieri macina voti e annienta gli avversari nelle sue terre, lo stesso non gli riesce quando la scalata è più prestigiosa: il Parlamento. Nel 2018, nel collegio uninominale del Cilento, Alfieri si piazza terzo dietro anche alla candidata del M5S. I cilentani eleggono Marzia Ferraioli, in quota Forza Italia, che si fregia del titolo di aver strappato l’unico collegio campano alla dilagante valanga pentastellata. Nel maggio 2012, però, Franco Alfieri fu eletto sindaco di Agropoli con quasi l’89% dei consensi (pari a 11859 voti), azzerando le speranze dei due avversari, dei quali uno solo riuscì a strappare uno scranno nel civico consesso. Risultati “bulgari” (compreso quello di Coppola nel 2017) sul quale indaga la Dda di Salerno che vuole vederci chiaro sui rapporti con i capi delle famiglie rom di Agropoli. C’è poi il capitolo “Ghost road”: quello partito dalla denuncia del sindaco-pescatore Angelo Vassallo, trucidato il 5 settembre 2010, che ha visto implicati imprenditori e tecnici di Palazzo Sant’Agostino. E c’è l’altro filone di indagine sulla gestione degli appalti in Provincia col processo ‘‘Due Torri bis”, nel quale tra gli imputati c’era anche Alfieri, nella veste di assessore provinciale. Da quell’imputazione, però, il neo sindaco di Capaccio è uscito con la prescrizione. (LA CITTA)

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