Campania, l’emorragia bianca: entro il 2028 addio a oltre mille medici di base

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Campania, l’emorragia bianca: entro il 2028 addio a oltre mille medici di base

L’allarme della Fondazione Gimbe: in 1.147 verso la pensione. Salerno è maglia nera, cittadini senza assistenza primaria.
NAPOLI – Non è più un’allerta silenziosa, ma un vero e proprio collasso del sistema sanitario territoriale. La Campania si prepara a perdere 1.147 medici di medicina generale entro il 2028, un esodo che rischia di lasciare sguarniti centinaia di ambulatori e privare migliaia di cittadini del loro primo punto di riferimento per la salute.
L’ultimo report della Fondazione Gimbe certifica quella che gli esperti definiscono “emorragia bianca”. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: la programmazione degli scorsi decenni, ritenuta oggi “miope”, unita a una scarsa attrattività della professione per i giovani medici, sta svuotando le città.

Il caso Salerno

Se Napoli arranca, è la provincia di Salerno a mostrare le ferite più profonde. Qui la sofferenza è già realtà quotidiana: sono numerosi i comuni che denunciano la mancanza di sostituti per i medici che raggiungono l’età pensionabile. Senza il presidio del medico di base, la pressione si sposta inevitabilmente sui Pronto Soccorso, già allo stremo, trasformando una carenza territoriale in una crisi sistemica degli ospedrali.
Secondo il dossier Gimbe, il problema è strutturale. Da un lato c’è il picco pensionistico di una generazione entrata in servizio tra gli anni ’80 e ’90; dall’altro, la mancanza di incentivi per le nuove leve, frenate da carichi burocratici asfissianti e da una gestione della medicina territoriale che sembra aver perso il contatto con le necessità dei professionisti.
Senza un intervento immediato sulla formazione e sullo snellimento delle procedure di assegnazione degli incarichi, il rischio è che il diritto alla salute diventi un lusso legato al codice postale. La sfida per la Regione Campania è ora quella di attrarre nuovi camici bianchi per evitare che, entro i prossimi quattro anni, l’assistenza primaria diventi solo un ricordo.

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