Camerota, Sindaco Scarpitta risponde al Gruppo Misto: “La casa comunale rimane una CASA DI VETRO”

SUL PRESUNTO DIRITTO VIOLATO ALL’ACCESSO AL PROTOCOLLO INFORMATICO PER I CONSIGLIERI COMUNALI

Winston Churchill ha affermato che “Una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi i pantaloni”.
Vorremmo avesse torto, ma spesso è purtroppo così.

E dunque proviamo a riportare, in men che non si dica, la VERITA’ (UNA, UNICA ed INDISCUTIBILE) al centro di tutto, apostrofando le polemiche che da questa mattina inondano i social con l’unico nome che a loro può darsi: FALSITA’.

Pochi giorni or sono la Società che gestisce il protocollo informatico del Comune di Camerota ha rilevato alcuni accessi ripetuti “sospetti” con l’utilizzo delle credenziali in uso a taluni consiglieri comunali del Comune di Camerota. Mediante tali accessi sono stati prelevati documenti che, in condizioni normali, possono essere consegnati esclusivamente mediante l’esercizio del cosiddetto “accesso agli atti” da parte di qualsivoglia soggetto interessato o a seguito di una formale richiesta da parte del Consigliere Comunale di turno. Ciò perché – come è di facile intuizione – giungono al protocollo di un Ente locale, in entrata ed in uscita, atti contenenti dati sensibili, per i quali vige il sacrosanto diritto alla privacy.

Non è pensabile, infatti, che gli atti che riguardano la vita amministrativa di un Ente, specie nella parte in cui attengono la sfera personale e privata di un cittadino, di una famiglia, di un’impresa, ecc… siano alla mercé di tutti, utilizzati per fini propagandistici, politici o, addirittura, violativi di qualsivoglia diritto alla riservatezza.

Come è noto, il diritto di accesso alle notizie e alle informazioni dei consiglieri comunali e provinciali è riconosciuto dal Testo Unico degli Enti Locali, il D. Lgs. n. 267/2000 (TUEL), dall’articolo 43 comma 2 primo capoverso, secondo il quale “i consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato”.

Il tema è stato però oggetto di svariate pronunce amministrative nel tempo, tutte concordi nel confermare il diritto (e ci mancherebbe altro) del consigliere comunale di conoscere a semplice richiesta gli atti in entrata ed in uscita al protocollo dell’Ente, ma anche ad escludere la possibilità di riconoscere credenziali (user e password) atte ad un accesso indiscriminato e non regolamentato alle notizie ed agli atti amministrativi.
Tra i tanti pronunciamenti, val la pena citare la sentenza del TAR Sicilia n. 926 del 23.04.2020, nella quale si legge che:

1) una forma di accesso “diretto” si risolverebbe, pertanto, in un monitoraggio assoluto e permanente sull’attività degli uffici, tale da violare la ratio dell’istituto;

2) così declinato, lo strumento eccederebbe strutturalmente la sua funzione conoscitiva e di controllo in riferimento ad una determinata informazione e/o ad uno specifico atto dell’ente, ritenuti strumentali al mandato politico, per appuntarsi, a monte, sull’esercizio della funzione propria della relativa area e sulla complessiva attività degli uffici, con finalità essenzialmente esplorative, che eccedono dal perimetro delle prerogative attribuite ai consiglieri;

3) il diritto di accesso dei consiglieri non può estendersi fino a configurare un sindacato generalizzato dell’attività degli organi decidenti, deliberanti e amministrativi dell’Ente, in luogo di esercizio del mandato politico finalizzato ad un organico progetto conoscitivo in relazione a singole problematiche”.

In maniera pressoché unanime, dunque, dottrina e giurisprudenza oggi ritengono che consentire un accesso illimitato ed indiscriminato grazie alle tecnologie moderne ai consiglieri, sconfina in una ”visione dell’agire pubblico che non trova riscontro nel diritto, ma si trasforma in una esigenza pervasiva/invasiva di ingresso sull’intero sistema informatico tout court, indipendentemente da ogni relazione effettiva con i poteri di sindacato propri, per assurgere a strumento di vigilanza totale, senza distinzioni tra ragioni di pubblico potere e di privato potere, correlato alle esigenze del ruolo rivestito, una sorta di potere inquisitore che va oltre al senso le ragioni di giustizia sostanziale”.

La ragione di fondo non è da ravvisarsi nella facoltà o meno di accesso del consigliere agli atti della amministrazione, «ma l’ingresso senza più forma, riscontro e vaglio in una strumentazione digitale che continuativamente permetta l’accesso a tutti gli atti dell’amministrazione, senza alcun filtro e attivazione di procedimento (da intendere quale luogo di tutela di interessi contrapposti) in una sorta di grande fratello o di grande Inquisitore di dostoevskiana memoria».

Non è in atto, dunque, alcuna prevaricazione o alcuna limitazione di diritti. Al momento (e fino all’approvazione di un regolamento ad hoc, che verrà a breve proposto per l’approvazione al Consiglio Comunale) TUTTI i consiglieri comunali (e dunque NON solo quelli di opposizione) hanno subito l’azzeramento degli accessi informatici.
Ciò – si badi bene – non significa che gli stessi perdono il diritto (chiedendo formalmente notizie, atti o altro) di accedere a qualsivoglia informazione utile all’esercizio del mandato affidato loro dai cittadini di Camerota. NULLA deve nascondere chi ha la coscienza pulita e l’animo nobile.

La casa comunale rimane una CASA DI VETRO, come è stata negli ultimi tre anni, e continuerà ad esserlo fino a quando l’Amministrazione Terradamare avrà l’onere e l’onore di amministrarla.

Ed allo stesso tempo i cittadini di Camerota possono stare tranquilli, poiché a strettissimo giro un apposito regolamento tutelerà i dati sensibili e la privacy da accessi indiscriminati ed immotivati da parte di chi, vivendo in campagna elettorale permanente, non perde occasione di parlare senza informarsi, urlare senza conoscere, giudicare senza studiare.

A tutti gli altri, caduti nella tentazione di commentare senza approfondire, un consiglio, parafrasando George Orwell: se “in tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”, traggano insegnamento da quanto accade, quotidianamente (e spesso ad arte) su social e per le strade ad opera di “avvelenatori di pozzi”. Perché la VERITA’ trionfa da sola, mentre la MENZOGNA ha sempre bisogno di complici”. (dal PROFILO FB ISTITUZIONALE COMUNE di CAMEROTA)

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