Camerota: prosegue il botta e risposta tra la maggioranza e il Gruppo Misto Camerota

Prosegue il botta e risposta tra la maggioranza retta dal sindaco Scarpitta e il Gruppo Misto Camerota, capeggiato dall’ex vice sindaco Francesco Calicchio. Dopo le spiegazioni da parte del Gruppo Terradamare sulla questione del blocco agli account al protocollo informatico del Comune nei confronti dei consiglieri di minoranza come denunciato appunto dai gruppi di opposizione, la querelle si arricchisce di una nuova “puntata”. Nella nota a firma Gruppo Misto Camerota, si legge: “Senza ironia di sorta, siamo lieti che il Gruppo Terradamare, dopo molto tempo, abbia pubblicamente ripreso posizione in ordine ad una nostra denuncia – segnalazione, anche se ancora una volta non è riuscito a dimostrare coi fatti la tanta decantata trasparenza: a tutt’oggi, infatti, non ci è consentito l’accesso dai nostri account al protocollo informatico del Comune, per buona pace dei più elementari principi di democrazia. Avremmo preferito che il Primo cittadino desse risposte nel merito alle domande pubbliche che gli sono state rivolte, perché era ed è suo dovere morale ed istituzionale chiarire le “zone d’ombra” da noi denunciate, senza celarsi dietro note o dichiarazioni di circostanza diffuse sui social. Probabilmente, ma di questo non gliene facciamo una colpa, quando non si è in grado di scrivere di proprio pugno un concetto ma si è costretti ad affidarsi a “mani esperte” di terzi, si crea un “corto circuito” tra le cose pensate, quelle che si vorrebbero dire e quelle che poi altri effettivamente mettono su carta. Si incorre nell’errore più comune: pur di apparire ciò che non si è, si lascia ad altri la cura della forma, sottovalutando che alla gente è già noto chi è privo di sostanza. Ma tant’è. Neppure, tra l’altro, l’uso di espressioni forbite o di citazioni celebri possono minimamente generare confusione in chi legge, se al lettore è già nota la verità dei fatti, oltre che la credibilità dei “protagonisti” di questa incresciosa vicenda. Per buona pace, non ce ne vogliano, anche di Winston Churchill e George Orwell, “trascinati” a loro insaputa in una sterile difesa d’ufficio. Ad ogni modo, vogliamo analizzare con voi, ad “alta voce”, alcuni passaggi della nota divulgata dal Gruppo Terradamare, che, tra il serio ed il faceto, con una disinvoltura a volte disarmante, da’ l’impressione di rivolgersi alla popolazione di Camerota come se fosse la “tribù degli ignoranti”, con tanto di anello al naso. E lo fa subito, senza mezzi termini, sin dalle prime righe allorquando si pone l’obiettivo di “riportare la VERITA’ (UNA, UNICA ed INDISCUTIBILE)”: praticamente un dogma da accogliersi per giusto in maniera acritica da parte dei seguaci e dei fedeli. Ma qui non si parla di religione, si parla di amministrare la Cosa Pubblica e, proprio perché tale, è assolutamente sacrosanto che si crei dibattito, discussione, lasciando a chi legge ogni valutazione. Il cittadino, sempre nel rispetto altrui, deve comunque sentirsi libero di esprimersi anche a Camerota “oppure – per dirlo alla Sartori – è proibito dissentire?” Ma andiamo con ordine. Chi scrive per Terradamare riferisce che “Pochi giorni or sono la Società che gestisce il protocollo informatico del Comune di Camerota ha rilevato alcuni accessi ripetuti “sospetti” con l’utilizzo delle credenziali in uso a taluni consiglieri comunali del Comune di Camerota”. Converrete con noi che non è tecnicamente possibile rilevare “accessi sospetti”, se chi si collega al protocollo informatico lo fa dall’account ufficiale di un Consigliere comunale, utilizzando quindi le sue credenziali, a meno che lo stesso Consigliere non faccia una denuncia – segnalazione al riguardo. Chi scrive, infatti, si guarda bene dallo specificare chi sarebbero i “fortunati” Consiglieri comunali che avrebbero avuto violato l’account, ignorando, tra l’altro, che, se fosse realmente accaduto, i primi ad essere informati dovevano essere proprio loro, quali soggetti lesi. La “penna” di Terradamare riferisce ancora che “Mediante tali accessi sono stati prelevati documenti che, in condizioni normali, possono essere consegnati esclusivamente mediante l’esercizio del cosiddetto “accesso agli atti” da parte di qualsivoglia soggetto interessato o a seguito di una formale richiesta da parte del Consigliere Comunale di turno”. Converrete con noi che, anche in questo caso, non è tecnicamente possibile rilevare il prelievo in qualche modo “furtivo” di documenti dagli account dei Consiglieri, se gli stessi non abbiano fatto specifica denuncia al riguardo o comunque non ci sia stata divulgazione pubblica da parte di terzi. Diversamente, ma in questo riconosciamo il nostro essere maliziosi, dovremmo pensare che si faccia riferimento a documenti per così dire “caldi” che, se esistenti, qualche impavido Consigliere comunale ha avuto già l’ardire e la sfrontatezza di sottoporre all’attenzione degli Organi inquirenti, creando preoccupazione in chi ha materialmente prodotto il documento ed in chi ne è il beneficiario. Ma, mettendo da parte il pensiero malizioso, siamo certi non si volesse intendere questo. Riferisce ancora che non è concepibile che tali documenti siano “utilizzati per fini propagandistici, politici o, addirittura, violativi di qualsivoglia diritto alla riservatezza”. Converrete ancora con noi che la frase, senz’altro ad effetto, è però priva di qualsivoglia collegamento con la realtà. Per quanto di nostra conoscenza, infatti, nessun documento è stato divulgato per motivi politici o fini propagandistici, tuttalpiù, ripetiamo, potrebbe essere stato sottoposto all’attenzione di chi per legge è deputato al controllo, per cui non vi è stata alcuna violazione del diritto di riservatezza. Ma, mettendo nuovamente da parte i pensieri maliziosi, siamo certi non si volesse intendere questo. Sarebbe opportuno, pertanto, che dal “pianeta” in cui attualmente vivono gli amministratori di Terradamare, distante anni luce dalla Terra, facciano sapere in maniera chiara se sia successo qualcosa in tal senso, che è sfuggito ai Consiglieri comunali, forse anche della stessa maggioranza, o che comunque non è stato ancora reso noto ai cittadini di Camerota. Venendo invece a cose più serie, nella nota diffusa sui social dal Gruppo Terradamare viene richiamata la sentenza n. 926/2020 T.A.R. Sicilia, che, a parer loro, fugherebbe ogni dubbio sulla presunta violazione del diritto di accesso e di informazione dei Consiglieri comunali. Anche in questo caso, però, la nota non coglie nel segno. Ci eravamo già presi la briga, infatti, di “anticipare” nella denuncia – segnalazione inoltrata agli Organi di controllo l’orientamento giurisprudenziale richiamato, avendo cura di precisare che, con specifico riferimento alla fattispecie in esame, sempre la giurisprudenza amministrativa ha più volte “… ritenuto legittimo il rilascio delle credenziali di accesso al sistema informatico dell’ente ai soli fini della consultazione del protocollo informatico”, con la sola “limitazione” che la  visione del singolo documento sia subordinata al deposito di un’istanza specifica di accesso agli atti da parte del Consigliere comunale interessato (cfr. in tal senso, tra le tante, TAR Molise n. 285/2019 e TAR Basilicata, 10.07.2019 n. 599). Converrete con noi che il singolo Consigliere comunale, per poter formulare un’istanza di accesso agli atti, deve essere messo nelle condizioni di vedere almeno i dati di sintesi del protocollo informatico (numero di registrazione al protocollo, data, mittente, destinatario, modalità di acquisizione, oggetto), tutti dati che dal 13 luglio u.s. non sono più visibili dai nostri account. Rimandiamo poi a tempi migliori ogni discussione sulla concreta possibilità per l’Ente di evadere con puntualità le richieste di accesso che proverranno inevitabilmente dai singoli Consiglieri, argomento sul quale ci sono già preoccupanti precedenti. In ogni caso, seppure la dissertazione giuridica appassioni gli operatori del diritto, ci rendiamo conto che potrebbe annoiare la stragrande maggioranza dei cittadini che, invece, volevano e vogliono vederci chiaro su quanto da noi denunciato, senza troppi giri di parole. Nonostante il “chiarimento” divulgato da Palazzo di Città, infatti, ancora non si comprende perché un Comune come il nostro, che ha già in essere tale servizio e per il quale la Publisys S.p.A. riceve, come giusto che sia, soldi pubblici per l’erogazione dello stesso, debba all’improvviso, senza apparenti motivazioni valide, impedire l’accesso al protocollo informatico ad alcuni Consiglieri, se non per limitarne il campo d’azione. Converrete con noi che chi è “trasparente” non si trincera dietro barriere o accampamenti di fortuna; consente qualsiasi tipo di controllo, anche “inquisitorio” volendo esasperarne il concetto, perché non ha nulla da temere; amplia i servizi, non li limita o addirittura abolisce. Né rincuora la volontà dichiarata di portare a breve una proposta di “regolamento ad hoc” in Consiglio Comunale, senza chiaramente una precisa calendarizzazione della stessa, avendo nell’immediato già impedito l’accesso da remoto al protocollo, nonostante questo avvenisse pacificamente da anni. Converrete con noi, inoltre, che vi è un’evidente contraddizione tra quanto si dichiara (lo “azzeramento degli accessi informatici” avrebbe riguardato “tutti”) e quanto riferitoci in precedenza dalla società che gestisce il sistema, secondo la quale sarebbe partita una richiesta dall’Ente, in particolare dall’Ufficio Ragioneria, di inibire ALCUNI PROFILI, motivo per il quale oggi non riusciamo più ad accedere. Converrete con noi, dunque, che vi è “prevaricazione” e “limitazione di diritti”, se chi amministra può continuare “indisturbato” ad operare, avendo da “controllato” deciso unilateralmente di privare chi è deputato al controllo della possibilità di controllare. È noto, ripetiamo, che la richiesta di inibire alcuni accessi sia partita dall’Ufficio Ragioneria, circostanza questa non smentita neppure nel comunicato di ieri di Terradamare. Ebbene, proprio per la tanto decantata “trasparenza”, non sarebbe stato più semplice pubblicare tale richiesta o quantomeno renderla nota a tutti i Consiglieri comunali? Converrete con noi, pertanto, ma siamo certi che, per onestà intellettuale, lo faccia anche chi scrive per il Sindaco e Terradamare, tale vicenda sia un forte schiaffo alla democrazia, che ha reso ancora una volta più evidenti e palesi le “zone d’ombra” denunciate, certamente non tipiche di una casa che ci si ostina a definire “DI VETRO”, ma che, nel caso, presenta evidenti lesioni. Converrete con noi, infine, ma siamo certi che, sempre per onestà intellettuale, lo faccia anche chi scrive per il Sindaco e Terradamare, nella vita bisogna portare rispetto per l’intelligenza altrui, se si ha pari interesse a riceverlo. Ai cittadini interessa avere risposte serie e concrete da parte di chi ha eletto e li amministra. Gli esercizi di stile e la scrittura creativa del mandatario aspirante Premio Pulitzer, che dice tutto per non dire niente, siano riservati a chi ha voglia di leggersi un romanzo. Questa è la vita reale, riguarda la quotidianità non sempre facile dei cittadini di Camerota, che tra tanti sacrifici, problemi, vincoli e crisi, oggi deve combattere pure con il deficit democratico artatamente creato da Sindaco & Co. E allora, almeno per cominciare, andrebbero cassate le espressioni del tipo “… non perde occasione di parlare senza informarsi, urlare senza conoscere, giudicare senza studiare”, se non si ha il coraggio di esplicitare il o i destinatari, o quelle che mortificano i tanti cittadini del Comune di Camerota che, contrariamente a quanto scrive, non sono certo “caduti nella tentazione di commentare senza approfondire”: anche il più umile dei cittadini, come noto, è “scarpe grosse e cervello fine”. In conclusione, rinnoviamo l’auspicio che si “metta mano” al sistema di protocollazione, al fine di renderlo realmente chiaro, trasparente ed accessibile a tutti, senza consentire “giochini di prestigio”, prima che lo impongano gli Organi di controllo”.
Omar Domingo Manganelli

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