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Camerota, il gip: «Comune, gli indagati decidono ancora»

CAMEROTA – Hanno preso il via ieri mattina, nel carcere di Vallo della Lucania, gli interrogatori di garanzia degli ex amministratori comunali coinvolti nell’inchiesta “Kamaraton”. I primi ad essere sentiti dal gip, Sergio Marotta, sono stati l’ex sindaco Antonio Romano e l’ex assessore Rosario Abbate. Il primo, difeso dall’avvocato Marco Fimiani, del foro di Vallo della Lucania, ha risposto alle domande formulategli, facendo dei distinguo rispetto agli addebiti che gli vengono attribuiti. Il suo legale ha preferito non addentrarsi in particolari, ma ha precisato che Romano ha risposto ed ha chiarito la sua posizione. L’interrogatorio è durato oltre due ore. All’esito dell’interrogatorio, è stata chiesta ed accettata la revoca della misura cautelare del carcere e disposta la pena meno afflittiva dei domiciliari. Stessa richiesta anche per Rosario Abbate, ex assessore di Camerota, difeso dall’avvocato Carmine Caputo. La decisione si conoscerà nelle prossime ore. Un interrogatorio di circa tre ore in cui il giudice Marotta si è addentrato nei meccanismi che reggevano le diverse situazioni che sono contenute nelle 354 pagine dell’ordinanza. Anche in questo caso, il legale non ha inteso fornire particolari, rinviando ad un successivo evolversi della vicenda per fornire qualche particolare in più.  Poi toccherà a Fernando Cammarano e agli altri nove indagati raggiunti dalle misure cautelari. In particolare, giovedì mattina, sfileranno dinanzi al gip i tre indagati finiti ai domiciliari: l’ex sindaco Antonio Troccoli, il figlio Ciro, ex assessore, e l’ex vice sindaco Michele Del Duca. Nel pomeriggio saranno invece interrogati gli indagati ai quali è stato imposto il divieto di dimora e l’interdizione dai pubblici uffici: Giancarlo Saggiomo, Vincenzo Bovi, Vincenzo De Luca, Lorenzo Calicchio, Mauro Esposito e Antonietta Coraggio. Poi, in base alla risultanze degli interrogatori, il gip potrà revocare, modificare o confermare le misure cautelari adottate. Intanto appaiono durissime le parole del giudice per le udienze preliminari nell’ordinanza del 7 maggio scorso. «Alcun rilievo, in ordine alla valutazione della permanenza dell’esigenza cautelare – spiega il giudice Marotta – può assumere la circostanza che alcuni indagati abbiano dismesso le funzioni ricoperte allorquando furono commessi i crimini contestati. E ciò non soltanto perché molti di essi alle elezioni amministrative tenutesi l’11 giugno 2017, appoggiando ufficialmente la lista “Terradamare”, poi risultata vincitrice all’esito della tornata di votazioni, continuano ad esercitare un’ influenza politica sulle scelte della nuova compagine di governo, ma soprattutto perché estremamente diffuso è il sentimento di amicizia e di riconoscenza che alberga in tutti quei dipendenti comunali che sono stati assunti o hanno acquisito posizioni di vertice grazie ai “buoni uffici” degli ex amministratori». Le parole del gip sono inequivocabili. «Laddove tali soggetti conservassero la piena libertà di comunicare con terzi nella ormai imminente fase di discovery delle indagini, si correrebbe il rischio di vanificare i conseguiti approdi investigativi attraverso una ulteriore falsificazione documentale e una alterazione della genuinità delle prove dichiarative». Poi aggiunge. «Evidentissimo è il rischio di reiterazione dei reati anche ad opera di quegli indagati non più intranei alla pubblica amministrazione». (LA CITTA’ di SALERNO)

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