Camerota, gestione depuratori: condannati il sindaco Scarpitta e l’ex Romano. Assolta Antonietta Coraggio

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Camerota, gestione depuratori: condannati il sindaco Scarpitta e l’ex Romano. Assolta Antonietta Coraggio

CAMEROTA. Si chiude con tre condanne e un’assoluzione piena il primo capitolo giudiziario sulla gestione del sistema fognario e dei depuratori comunali di Camerota. Al centro del processo, l’inchiesta condotta dalla Procura di Vallo della Lucania su presunti scarichi non adeguatamente trattati e sversati nel mare e nei corsi d’acqua del territorio cilentano.
Le decisioni del Tribunale
La sentenza emessa dal Tribunale di Vallo della Lucania colpisce direttamente i vertici politici e tecnici che si sono succeduti alla guida dell’ente:
  • Mario Salvatore Scarpitta (attuale sindaco di Camerota, difeso dall’avvocato Marco Sansone): condannato alla pena di un anno e otto mesi per omissione di atti d’ufficio.
  • Antonio Romano (ex sindaco, difeso dall’avvocato Marco Fimiani): condannato alla pena di un anno e sei mesi.
  • Alessandro Di Rosario (responsabile dell’area tecnica, difeso dagli avvocati Enrico Giovine e Donato Mennella): condannato alla pena di un anno e sei mesi. 
Uscita completamente pulita dal processo la tecnica comunale Antonietta Coraggio (difesa dagli avvocati Franco Maldonato e Celestino Sansone). Per lei il Tribunale ha stabilito l’assoluzione piena con la formula “per non aver commesso il fatto” in merito alle accuse di inquinamento ambientale e alterazione di beni naturali protetti.
Per una parte delle contestazioni legate ai reati ambientali è invece intervenuta la prescrizione, estinguendo i relativi capi d’imputazione prima del giudizio di merito.

L’inchiesta e il danno ambientale a Cala Bianca

L’attività investigativa ha analizzato una condotta omissiva pluriennale che ha interessato gli impianti di pretrattamento e le condotte sottomarine delle frazioni di Marina di Camerota, Lentiscosa e Licusati.
Secondo l’impianto accusatorio della Procura, per anni si sarebbero verificati sversamenti di reflui non depurati nei valloni locali, in particolare nel Vallone delle Fornaci e nel Vallone Marabisi. Rilevante l’impatto sul tratto costiero della celebre baia di Cala Bianca, area protetta di altissimo pregio naturalistico, ambientale e turistico.
A confermare i timori degli inquirenti sono stati i ripetuti accertamenti tecnici dell’Arpac, i quali hanno evidenziato il costante superamento dei limiti tabellari fissati dalla normativa sugli scarichi idrici. Sotto la lente dei giudici sono finite anche la mancata manutenzione strutturale, l’assenza di autorizzazioni idonee e il funzionamento irregolare delle stazioni di sollevamento e delle vasche di pretrattamento.

Ministero e Comune parti offese

Nel procedimento, che ha coperto un arco temporale esteso a diverse amministrazioni, il Ministero dell’Ambiente e lo stesso Comune di Camerota figurano come parti offese.
Il deposito delle motivazioni della sentenza, atteso nelle prossime settimane, chiarirà i passaggi giuridici che hanno guidato il Tribunale nelle singole decisioni. Si attende ora di capire quali saranno le contromisure legali dei difensori degli imputati in vista del ricorso in appello.

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