Camerota. “A Prescindere”… per la sezione cineforum: il 17 luglio “Non ci resta che piangere”, il 18 luglio “Così parlò Bellavista”

Si arricchisce il programma di “A Prescindere”… (arte, cultura, teatro, mostre, tradizioni, cineforum), omaggio a Luciano De Crescenzo, evento organizzato dall’Associazione OPERA,  promosso dalla Regione Campania, Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e AlburniComune di Camerota, Fondazione Grande Lucania  che si terrà il 17 e 18 luglio in Piazza San Domenico a Marina di Camerota. Il direttore artistico della kermesse Gianluca D’Andrea, per quel che riguarda la parte del cineforum (Cinema sotto le stelle) ha annunciato la proiezione dei due film. Per la prima serata a partire dalle ore 21 sarà proiettato il film campione d’incassi “NON CI RESTA CHE PIANGERE” di e con Massimo Troisi e Roberto Benigni.

Non ci resta che piangere è un film del 1984 scritto, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi.

TRAMA
Campagna toscana: Il bidello Mario e l’insegnante Saverio sono fermi a un passaggio a livello, in attesa che il treno passi. I due sono amici e si confidano a vicenda. Saverio tra l’altro è preoccupato per sua sorella Gabriella, caduta in depressione per il fallimento della sua relazione con un ragazzo statunitense. L’attesa si protrae e decidono di percorrere una stradina tra i campi. Dopo un po’ restano in panne con l’auto in mezzo alla campagna. Si fa sera, piove. I due trovano alloggio in una locanda per la notte, in una stanza che ospita già un’altra persona. La mattina dopo appena svegli vedono, divertiti, l’ospite urinare dalla finestra, ma le loro risa vengono subito troncate dal sibilo di una lancia che lo uccide. Mario e Saverio scorgono fuggir via delle persone in mantello nero a cavallo, si precipitano al piano terra e trovano altre persone, vestite in modo molto strano. Increduli si fanno dire da un uomo dove si trovano e scoprono di trovarsi a Frittole, un immaginario borgo toscano, “nel 1400 quasi 1500”. Ritenendolo dapprima un terribile scherzo, debbono rassegnarsi alla dura realtà facendosi ospitare da Vitellozzo, il fratello dell’uomo ucciso, Remigio, il quale racconta loro di una terribile faida con un tale Giuliano Del Capecchio, che sta sterminando la sua famiglia. Giunti nel borgo conoscono Parisina, madre di Vitellozzo e del defunto Remigio e iniziano a lavorare nella loro bottega di macelleria. Nel contesto rinascimentale del borgo accadono gli episodi più disparati. Saverio sembra subito a suo agio, mentre Mario non vuole saperne di ambientarsi; ben presto, però, durante una funzione religiosa, Mario fa la conoscenza di Pia, fanciulla di una famiglia ricca, con la quale inizia a vedersi affacciandosi dal muro di cinta della casa di lei. Nel frattempo Vitellozzo viene arrestato e Saverio scrive invano una lettera a Girolamo Savonarola per ottenere la sua liberazione. Saverio non nasconde una certa gelosia per gli incontri tra Mario e la giovane Pia. Spinto dal suo ardore politico-intellettuale, convince il suo amico a mettersi in viaggio per la Spagna, onde raggiungere Cristoforo Colombo e dissuaderlo dal partire per le Indie e scoprire l’America, in modo che, nel futuro, sua sorella non possa incontrare il ragazzo statunitense che l’ha lasciata. In un luogo imprecisato i due si imbattono in una bella amazzone, Astriaha, che li intimidisce scagliando una freccia al loro carro. A questo punto la storia si differenzia a seconda della versione, cinematografica o televisiva. In una delle più recenti recensioni, si parla di: “Un film all’insegna del divertimento più puro, del ridere per ridere, oltre ogni costrizione imposta dalle leggi della buona sceneggiatura”.
La seconda serata del Cineforum sempre con inizio alle ore 21 vedrà proiettare il film “COSÌ PARLÒ BELLAVISTA” di e con Luciano De Crescenzo.
Così parlò Bellavista è un film commedia italiano del 1984, tratto dal romanzo omonimo, sceneggiato e diretto da Luciano De Crescenzo.
TRAMA
Gennaro Bellavista è un professore di filosofia in pensione, che si diletta a esporre le sue teorie al proprio cenacolo di discepoli, composto dagli amici Salvatore, Saverio e Luigino. In particolare, riallacciandosi scherzosamente alle categorie sociologiche esposte nel trattato tedesco Gemeinschaft e Gesellschaft, egli distingue l’umanità in «uomini d’amore», come i napoletani, e «uomini di libertà», come i milanesi. La sua vita tranquilla viene disturbata dall’arrivo del dottor Cazzaniga, il nuovo direttore del personale dell’AlfaSud: costui, proveniente da Milano, va ad occupare un appartamento all’interno dello stesso stabile di Bellavista. Immediatamente si nota il contrasto tra le abitudini di Cazzaniga, che è ligio al dovere, puntuale, preciso e quelle più confusionarie degli amici del professore che, ad esempio, non si spiegano come mai Cazzaniga, nonostante sia il direttore del personale, voglia andare al lavoro in perfetto orario. Ma Bellavista si trova ad affrontare problemi molto più seri: sua figlia Patrizia è rimasta incinta del suo fidanzato Giorgio e i due hanno intenzione di sposarsi. Ma Giorgio, nonostante sia laureato architetto, è disoccupato e la coppia deve così trasferirsi suo malgrado nella casa del professore. L’occasione di cambiare le cose si presenta quando lo zio di Giorgio, avendo deciso di ritirarsi, cede la sua attività di rivendita di articoli religiosi al nipote. La coppia, tuttavia, scopre presto il vero motivo del ritiro: il negozio è terra di confine tra due clan camorristici che chiedono entrambi il pizzo, costringendo così la coppia alla chiusura forzata. La soluzione arriverà a sorpresa grazie al Cazzaniga: rimasti entrambi bloccati in ascensore, Bellavista scoprirà nel nuovo inquilino un «uomo d’amore» e di averlo giudicato male. Cazzaniga, grazie ad un suo cognato, procurerà un posto di lavoro al Nord per Giorgio, e la coppia si trasferirà a Milano. Bellavista e Cazzaniga discutono quindi su dove sia meglio far nascere il bambino, se a Napoli o Milano. Il film nel 1985 ha ricevuto un David di Donatello come Miglior Regista Esordiente a Luciano De Crescenzo e un Nastro d’Argento come
Migliore attrice non protagonista a Marina Confalone.
Omar Domingo Manganelli

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