Allarme ludopatia. Casalinghe, giovani e pensionati. Il gioco diventa malattia.

La ludopatia è una malattia che colpisce gravemente 800.000 italiani (il doppio esatto dei tossicodipendenti censiti) ma che investe una platea allargata di 2 milioni di giocatori incalliti. Dati che restituiscono solo in parte una fotografia di un fenomeno ancora sommerso. La patologia si accanisce soprattutto contro i più vulnerabili: giovani, disoccupati, pensionati. Secondo un’analisi del Codacons il 50% dei disoccupati italiani presenta forme più o meno gravi di ludopatia. Colpiti il 25% delle casalinghe e il 17% dei pensionati. Allarmante la percentuale di giovani che sviluppa dipendenza da gioco: in Italia la quota è salita al 17%. Quanto alle perdite economiche: in media l’85% dei giocatori perde 40 euro al giorno. Questo l’identikit: disoccupato, con bassa scolarizzazione e affetto da problemi relazionali. Uno studio del Cnr mostra che sono soprattutto i maschi a finire nella ‘gabbia’ del gioco. Il titolo di studio più frequente è la licenza elementare. Il giocatore ‘tipo’ è disoccupato e se lavora ricopre la mansione di operaio; se invece inquadrato come lavoratore autonomo, ha un contratto precario o è un libero professionista. I luoghi più ‘pericolosi’ sono per gli uomini sale gioco, sale bingo, ma anche in parte il circolo ricreativo, il telefonino e internet. Una presunta solitudine accomuna il giocatore maschio alle giocatrici: sono separati, divorziati o vedevi/e. Circa il 6% tra i giocatori d’azzardo tende a tenere nascosta l’entità del proprio coinvolgimento. Le giocatrici ‘tipo’ sono in possesso della licenza di scuola media inferiore; se impiegate rivestono un ruolo di dirigente e hanno un contratto a tempo indeterminato; mentre se lavoratrici autonome sono imprenditrici. Tra le donne impiegate nei trasporti e nelle comunicazioni si rilevano i maggiori rischi: 5,1%. Nel Centro-Sud si gioca di più. Il primato spetta alla Campania (57%), segue la Calabria (55%) e poi Lazio, Sicilia, Puglia e Abruzzo (tutte si attestano su circa il 53%). Le regioni dove invece si gioca di meno rispetto alla media nazionale (47%) sono quelle del Nord: Emilia Romagna in primis (41%), ma anche Trentino Alto Adige (42%), Liguria e Veneto (44%). Nonostante nelle regioni meridionali il gioco d’azzardo sia più diffuso che nel resto della penisola (è il Molise a registrare la percentuale più alta di gambler: 13%), i giocatori con profilo di rischio moderato non sono concentrati solo in queste aree. Dove si gioca di meno, come ad esempio in Friuli Venezia Giulia, la quota di giocatori è assai più sostenuta (8%) in confronto alla media nazionale (5,3%). Il Lotto/Superenalotto insieme al Gratta e vinci/Lotto istantaneo sono tra i giochi nazionalpopolari più scelti in assoluto, con percentuali che vanno dal 75% al 67% nelle regioni del centro-sud e che in pratica si ritrovano, anche se con valori leggermente inferiori, in quelle settentrionali. Sempre al meridione particolarmente diffuse sono anche le scommesse sportive (30% rispettivamente in Campania, Puglia e Basilicata; 24% in Calabria; 20% Sicilia) insieme ad altri giochi con le carte. Nelle regioni nord-occidentali e nord-orientali si osservano prevalenze importanti di giocatori che si dedicano al poker texano e alle macchinette da gioco elettroniche (percentuali oltre il 10% in alcuni casi), ma diffuse sono le scommesse sportive (tra il 17% della Liguria, il 14% della Lombardia e il 10% delle altre). Gli uomini, in generale, sono maggiormente coinvolti da scommesse sportive (47%) e poker texano (45%) mentre le donne giocano di più a gratta e vinci e similari. Quando, di recente, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha firmato il decreto istitutivo del nuovo Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave, ha parlato di un fenomeno che rischia di coinvolgere 3 milioni di italiani: “un allarme sanitario” a tutto tondo. E i costi per lo Stato sono notevoli: la spesa per ogni giocatore patologico è di circa 38mila euro annui. (quasimezzogiorno)

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