Agropoli tra lezione di turismo e barzellette

Editoriale di Sergio Vessicchio tratto da agropolinews.it 
Per una città come Agropoli attribuirle il giusto significato di “turismo” occorre una disambiguazione del termine, ovvero il vaglio di tutti i suoi possibili significati. Certo è, che la storia di questa antica città è stata attraversata da non brillanti fasi se solo si pensa che fu dominata prima dai Vandali, poi dai Bizantini ed ancora dai Saraceni e successivamente, dopo varie vicissitudini, passare dal 1811 a fare parte del circondario prima e poi del mandamento, di Torchiara, a sua volta, appartenente al distretto di Vallo della Lucania e quindi del regno di Napoli ed oggi ancora, ironia della sorte, governata da un cittadino torchiarese, a cui va riconosciuto il merito di aver saputo,almeno dal punto di vista urbano,rifondare un territorio per anni abbandonato: che non siano impregnati nel nostro DNA quegli antichi retaggi, costituito da un antico patrimonio intellettuale, morale e culturale? La nostra città è tra quelle che più delle altre dovrebbe, per le eccellenti potenzialità, godere della ricchezza che può produrre il ” turismo”Difatti,in genere, la ricchezza di una città, specie se prevalentemente a vocazione turistica, viene prodotta esclusivamente da almeno due fattori essenziali su tutti: ambientali e culturali.Per ambientali intendiamo riferirci all’insieme di tutte quelle condizioni entro cui determinati soggetti vivono e la quasi perfetta sintonia con il contesto naturale.Invece per culturali intendiamo quei fattori, di importanza ancora più notevole e indispensabili, perchè determineranno il proprio assetto strutturale, attraverso l’amministrazione e la gestione. É evidente che per promuovere vero turismo occorre predisporre tutto ciò che serve a soddisfare i bisogni dei turisti.Ricordiamoci che i caratteri della produzione turistica sono fortemente atipici rispetto ad altri tipi di industria, a causa di una serie di fattori che devono servire a soddisfare quelle loro presumibili attese e non sorprese. Devono innanzitutto servire a soddisfare tutti quei bisogni essenziali che sono rappresentati dai servizi offerti e beni esclusivi per i turisti (ad esempio, il porto, le strutture ricettive, lidi attrezzati, bar, ristoranti ecc.), oltre a servizi e beni destinati alla popolazione locale o non turistica (ad esempio, i trasporti pubblici, musei, cinema, discoteche, impianti sportivi, ospedale o strutture sanitarie valide, ecc. Ma la domanda che nasce spontanea è: Agropoli ha avuto ed ha nei suoi amministratori, uomini all’altezza del compito, capaci intellettivamente e culturalmente di promuoverla al ruolo che già meritava da anni ed oggi, a maggiore ragione, merita?Con le passate amministrazioni in tutt’altre faccende affaccendate e, nello specifico, di appena sufficiente levatura culturale, il pronostico non può che essere di segno negativo. Non siamo i soli a rimarcarlo o quelli di diverso orientamento politico, ma i fatti concreti ed inconfutabili a dimostrarlo. Iniziando ad analizzare tra i servizi e i beni destinati ai turisti risulterà semplicissimo osservare che, ad esempio il porto, pur essendo tra i più grandi del sud, non ha alcun carattere di porto turistico, che le spiagge sono quasi inesistenti, così come per strutture ricettive adeguate, mancano tutti i criteri di organizzazione necessaria e poi l’Ospedale chiuso, una viabilità cittadina ridicola, mezzi di trasporto inesistenti, decoro urbano discutibilissimo e tanto ancora, determinando una totale anarchia. Ma andiamo per gradi, lasciando da parte la grave situazione presente sul lungomare San Marco, dove andrebbe realizzato un intervento radicale:
A) la chiusura dell’Ospedale che ha contribuito a dimostrare l’incapacità di tutte le amministrazione di sapersi opporre concretamente e debitamente. Una vergogna consumatasi tra le diatribe di competitori politici che in mente avevano solo il soddisfacimento dei propri interessi ed il tutto a dispetto di un’intera popolazione che tra l’altro si era lasciata convincere dal vittimismo grottesco messo in scena da questi sparvieri. Per fortuna il buon De Luca ha pensato bene di riaprire almeno il pronto soccorso.
B) i milioni spesi, ma inutilmente, per la creazione di nuove spiagge sul litorale San Marco che ha palesato, con indubbia certezza, di quanto siano stati, questi nostri amministratori, capaci o meglio incapaci di fare. È giusto il caso di dire: soldi buttati a mare; più opportuno sarebbe stato buttare gli amministratori e quanti resosi responsabili.
C) un Porto turistico diventato ormai “zona franca”,dove in assenza di ogni benché minimo requisito destinato al turismo, si assiste impotenti alla sua spartizione, faziosa, di improvvisati pigliatutto che a cuore hanno solo un interesse: il proprio arricchimento. Il porto appartiene ai cittadini e non solo ad una parte di questi. Perché dobbiamo sopportare che solo quei pochi debbano trarne profitto? Quali criteri sono stati utilizzati nella spartizione di un bene pubblico? Di chi le colpe di assegnazioni illogiche che non promuovono turismo ma che,al contrario lo ostacolano? Quale ruolo svolgono gli addetti alla Capitaneria di Porto, distratti da chi sa che cosa invece di fare rispettare le più elementari regole di rispetto ambientale E il riferimento è a quelle barche che invadono indisturbate e impunite lo specchio d’acqua sotto la rupe dove insiste una spiaggia straordinaria e balneabile o a quei “furbacchioni”amici degli a amici che occupano per lungo tempo l’area di transito del porto dove le barche possono sostare al massimo 48 ore senza essere quanto meno redarguiti,multati e cacciati via,ma sono gli amici degli amici. Il degrado del porto non si ferma soltanto alla navigazione ma anche e soprattutto alla tenuta della struttura ormai in balia delle onde,vecchia,fatiscente e senza manutenzione come da tempo stiamo predicando. Non sfugga il porto come zona franca per ladri,vandali,protagonisti in negativo, di schiamazzi diurni e notturni che siano stupidi centauri o malmessi piloti da strapazzo.Il porto turistico dovrebbe essere innanzitutto un luogo di accoglienza invece è una giungla dove non esistono regole e nel quale non c’è la benché minima idea e competenza per lo svolgimento delle attività da diporto. Sta venendo meno anche la passeggiata ostacolata dal vandalismo appena citato ma anche dell’insediamento di baracche e di sbarre inopportune che ne fanno un labirinto impraticabile.
D)La viabilità: Solo ad Agropoli vi sono gli Stop su percorsi regolari, che creano intoppi pericolosi con dei segnali di fermata obbligatoria da mandare in tilt anche i guidatori più attenti. Su questo da tempo riceviamo molte email e lettere di contestazione ma alcune anche di prese in giro da parte, soprattutto, di automobilisti che si trovano in transito ad Agropoli. Si riferiscono sempre a quelli già contestati di almeno una decina di Stop posizionati inopportunamente nei pressi della stazione ferroviaria,a via Taverne, via Matilde Serao, via Petrarca e altri ancora. Quello degli Stopresta l’argomento che più arroventa i cittadini e non solo per tanto, ma anche per le altre problematiche, sempre relative alla viabilità.La riflessione è: ma chi ha progettato la viabilità di Agropoli è in possesso di una regolare patente di guida, oltre il resto. Sarà nostro specifico impegno continuare questa autentica crociata,in nome del buonsenso e dell’amore che nutriamo verso la città,da promettere di ritornare quanto prima sull’argomento. È impensabile che paesi limitrofi, non in possesso delle stesse potenzialità, debbano figurare come le mete più ambite dai turisti e ci riferiamo esattamente a: Castellabate, Agnone, Acciaroli, Palinuro e Marina di Camerota, che non godono, fra l’altro, della vicinanza ai famosi Templi della città di Paestum, nostra confinante.  (Sergio Vessicchio)

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