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Addizionale Irpef I sindaci “aprono” ai nuovi aumenti. Su 49 richieste presentate solo Padula prevede riduzioni

SALERNO. Un terzo dei Comuni salernitani – 49 su 158 – hanno inviato al Ministero dell’Economia e delle Finanze le delibere per fissare per il prossimo anno l’addizionale Irpef. Solo un Comune, Padula, ha ridotto alcune aliquote per il 2019 per alcune fasce di reddito; invece 8 su 49 hanno disposto un aumento dell’aliquota. I rincari maggiori sono stati previsti in ordine decrescente dai comuni di Rutino ( da 0,4 a 0,8 ‰), Bracigliano da (0,6 a 0,8 ‰), Torchiara (da 0,2 a 0,6 ‰), San Mauro Cilento (da 0,5 a 0,8 ‰) e Roccadaspide (dallo 0,4 allo 0,6 ‰), gli altri 3 comuni invece hanno disposto incrementi dello 0,1 ‰: Montecorice e Pellezzano (da 0,6 a 0,7 ‰), Pertosa (da 0,7 a 0,8 ‰).
Cos’è l’addizionale Irpef. L’addizionale comunale all’Irpef è un’imposta che si applica al reddito complessivo. È facoltà di ogni singolo comune istituirla, stabilendone l’aliquota e l’eventuale soglia di esenzione nei limiti fissati dalla legge statale. I comuni possono istituire, un’addizionale all’Irpef, fissandone l’aliquota in misura non eccedente lo 0,8‰, salvo deroghe previste dalla legge. Ad oggi le aliquote Irpef sono aumentate in 469 comuni italiani e circa il 10% di questi si trova in Campania dove l’innalzamento dell’addizionale è stato varato da 43 Comuni.
Le aliquote in provincia di Salerno. Tra i 49 Comuni salernitani che hanno trasmesso le delibere per il 2019 sono 17 quelli che applicano l’aliquota massima dello 0,8‰: Aquara, Bracigliano, Camerota, Casalbuono, Castel San Giorgio, Eboli, Giungano, Pagani, Pertosa, Polla, Rutino, Salerno, San Mango Piemonte, San Mauro Cilento, Sant’Egidio Montalbino, Sarno e Vallo della Lucania. Sono invece soltanto 4 i Comuni con le aliquote più basse pari allo 0,2‰: Bellosguardo, Ispani, Stella Cilento e Valle dell’Angelo. A seguire Alfano ha previsto lo 0,3 ‰, con lo 0,4‰ Sessa Cilento, Roscigno e Prignano Cilento. Con lo 0,5 ‰ ci sono Cetara, Cicerale, Positano, Roccagloriosa e San Rufo invece hanno una addizionale dello 0,6 ‰ i Comuni di Minori, Moio della Civitella, Roccadaspide e Torchiara ed infine con lo 0,7 ‰ troviamo Baronissi, Corbara, Giffoni Sei Casali, Lustra, Montecorice, Ogliastro Cilento e Pellezzano.
Le fasce di reddito tra esenzioni e scaglioni. Ai comuni è data la facoltà d’introdurre una soglia d’esenzione dal tributo in presenza di specifici requisiti reddituali: in tal caso, l’addizionale non è dovuta qualora il reddito sia inferiore o pari al limite stabilito dal comune, mentre la stessa si applica al reddito complessivo nell’ipotesi in cui il reddito superi detto limite. A prevedere delle la soglia di esenzione sono stati 21 Comuni: Pellezzano con 6499,50 euro è quello con la soglia più bassa, invece Cannalonga con 13.000 euro e Sessa Cilento e Pellezzano con 12.000 euro sono quelli con la soglia più alta. Gli altri 17 comuni hanno delle fasce di esenzione comprese tra i 7.000 ed i 10.000 euro. I comuni possono inoltre stabilire un’aliquota unica oppure una pluralità di aliquote differenziate tra loro, ma in tale ultima eventualità queste devono necessariamente essere articolate secondo i medesimi scaglioni di reddito stabiliti per l’Irpef nazionale, nonché diversificate e crescenti in relazione a ciascuno di essi. A prevedere la pluralità di aliquote per il 2019 sono stati fino ad oggi i comuni di Cannalonga, Conca dei Marini, Nocera Superiore, Padula, Ravello e Sant’Arsenio.
Come si calcola l’imposta. L’addizionale è dovuta al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1 gennaio dell’anno cui si riferisce il pagamento dell’addizionale stessa. L’imposta è calcolata applicando l’aliquota fissata dal comune al reddito complessivo determinato ai fini Irpef, al netto degli oneri deducibili, ed è dovuta solo se per lo stesso anno risulta dovuta l’Irpef stessa, al netto delle detrazioni per essa riconosciute e del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero. (Erminio Cioffi – LA CITTA)

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